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Politica


"È inopportuno che gli indagati mantengano incarichi politici"



Gianfranco Fini e quel 'pallino' della Legalità e della Moralità che una parte del Pdl mal sopporta
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"La grande questione dell'etica deve essere un punto fermo e la bandiera del Pdl. La difesa della legalità vuol dire anche non prestare il fianco alle polemiche". Queste le parole di Gianfranco Fini intervenuto ieri telefonicamente alla prima conferenza campana di Generazione Italia, corrente interna al Pdl fondata da Italo Bocchino.

"Due devono essere - ha continuato il presidente della Camera - le stelle polari del partito: certamente il garantismo ma c'è da chiedersi se è opportuno, che chi è indagato detenga anche incarichi politici. Una necessità anche a livello regionale qui in Campania". "Legalità significa rispetto delle regole da parte di coloro che hanno maggiori responsabilità. Significa senso del dovere, cultura civica, etica di comportamenti per chi ha delle responsabilità: credo sia essenziale, se vogliamo insegnare ai più giovani ad avere comportamenti analoghi. E significa rispetto della magistratura, senza prestare il fianco a polemiche che rischiano di dare del Pdl un'immagine distorta. Occorre discutere tra di noi su come selezionare la classe dirigente. Occorre candidare coloro che hanno la qualità per onorare bene la carica". D'altra parte, ha sottolineato ancora Fini, "quando si pone la questione morale non si può essere considerati dei provocatori e non si può reagire con anatemi o minacciando espulsione perché'' sono atteggiamenti che "non appartengono alla storia di un grande partito liberale di massa".
Il riferimento della terza carica dello Stato è evidentemente a chi nel Pdl ha chiesto che il 'finiano' Fabio Granata, che nei giorni scorsi aveva sostenuto l'esistenza di una questione morale nel partito (LEGGI), si dimetta dal Pdl o si sottoponga al giudizio dei probiviri.
"E' nostro dovere impegnarci nel Pdl - ha aggiunto il cofondatore del partito - In questo momento di confusione è necessario avere le idee chiare. Il primo punto fermo è conservare l'identità e la nostra casa perché rafforzare il Pdl significa possedere meccanismi concordati e discussi". "Il Pdl - ha concluso Fini - è un grande partito che esprime ormai la classe dirigente del Paese".

Se il presidente della Camera vuole restare nel Pdl per cambiarlo e rafforzarlo, il finiano Italo Bocchino considera ormai inevitabile un autentico chiarimento tra il Fini e il leader del Pdl. "O Berlusconi e Fini si chiudono in una stanza e trovano le ragioni di un nuovo patto fondativo o si va alla rottura - ha affermato Bocchino - E se sarà rottura sarà traumatica" perché "se si scatena la guerra" contro la componente finiana ci sarà una reazione. Ma Bocchino ha anche ribadito che "dal partito non ci possono cacciare, non possono espellere Fini e noi non ce ne andremo. O pace o guerra: nessuna separazione consensuale".

In una nota diffusa da Palazzo Chigi, "si avverte che il Presidente Berlusconi non ha fatto né farà alcun commento sulle dichiarazioni di Fini. Questo suggerimento tiene conto del tradizionale florilegio di frasi e di giudizi mai pronunciati che accompagna queste vicende e che rischiamo di trovarci stasera sulle agenzie di stampa e domani sui giornali".
Fabrizio Cicchitto invece sbotta e detta l'agenda. Dopo la manovra economica e il ddl intercettazioni, il Pdl deve affrontare la situazione interna al partito, "in un senso o nell'altro". "Questa conflittualità - ha affermato il capogruppo Pdl alla Camera - non può prolungarsi indefinitamente anche perché i nostri elettori già oggi ci dicono che non ne possono più". "Non può reggere l'equilibrio interno a un partito - ha rilevato Cicchitto - se da alcuni mesi è lacerato da polemiche frontali di un ristretto gruppo di suoi esponenti che fa proprie, addirittura amplificandole, le polemiche della sinistra più radicale e le sviluppa in modo sistematico. Se tutto ciò ha un senso politico, questa azione ha l'obiettivo di devastare e destabilizzare il partito oscurando anche tutto quello che di buono ha fatto e sta facendo il governo".



Apprendendo delle affermazioni di Fini, Ignazio La Russa si è detto dispiaciuto. "Ho provato ad allargare uno spiraglio strettissimo, ma devo prendere atto che il mio tentativo non è stato raccolto. Anzi, temo sia stato letto nel senso opposto...", ha detto il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl. La Russa ha voluto spiegare il senso della sua proposta: "Ho suggerito che Fini partecipasse alla gestione del partito, e se dovesse ritenerlo, d'accordo con Berlusconi, che entrasse anche al governo. Cosa che avremmo dovuto fare fin dall'inizio della legislatura".
Secondo Sandro Bondi,  un altro dei coordinatori del Pdl, l'intervento di Fini è stato come un "venir meno ai doveri che il proprio ruolo istituzionale impone". "Credo che non ci siano precedenti in Italia di interventi così marcati e ripetuti nel dibattito politico da parte di chi ricopre il ruolo di presidente della Camera - ha detto Bondi - A prescindere dai contenuti delle opinioni politiche espresse", con simili dichiarazioni "si sacrificano le istituzioni di garanzia".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it]

 

 

 

 

27/07/10


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