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Sette ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari sono state eseguite dai carabinieri tra Palermo, Enna e Roma nell'ambito delle indagini sulla costruzione del porto di Balestrate (PA) con cemento depotenziato. I provvedimenti emessi dal gip di Palermo, su richiesta della Dda, ipotizzano a vario titolo i reati di concorso nella commissione di frode in pubbliche forniture, truffa, falso materiale e ideologico.
L'indagine, avviata tre anni fa, è la prosecuzione dell'operazione "Benny", sfociata nell'arresto di 4 imprenditori del settore della produzione e trasporto di calcestruzzo risultati prestanome di Benedetto Valenza, anche lui arrestato, e nel sequestro di cinque impianti di calcestruzzo e di una società di trasporto. L'inchiesta ha accertato l'impiego di calcestruzzo depotenziato e il coinvolgimento di personale tecnico impiegato nella realizzazione del porto.
Una truffa da tre milioni di euro. È quanto accertato dalla Procura di Palermo che aveva incaricato due consulenti di svolgere indagini tecniche per verificare la corretta esecuzione dei lavori, cui l'imprenditore Benedetto Valenza aveva partecipato con la ditta "Camilli Flora", a lui riconducibile e già oggetto di sequestro in una precedente operazione dei carabinieri. Valenza, nel 2009, aveva subito una condanna a 4 anni.
L'impresa "Camilli Flora", forniva alla ditta che aveva vinto l'appalto del calcestruzzo scadente. Per i controlli, però, il calcestruzzo usato nella costruzione del porto di Balestrate era quello buono, era "oro", come si dice in una delle conversazioni intercettate. Il resto era depotenziato, di cattiva qualità.
In una delle conversazioni intercettate tra Valenza e il capocantiere, si discute di una fornitura di 40 metri cubi di calcestruzzo. "Domani arrivano 40 metri cubi alle 13" dice Velnza, "Domani abbiamo la commissione collaudo - risponde Grancagnolo - Il calcestruzzo deve essere oro". "Domani glielo porto oro - ribatte Valenza - poi recuperiamo la prossima volta".

"Non siamo preoccupati per la condizione statica del porto, che non è stato sequestrato e comunque non è ancora attivo - ha detto il procuratore capo Francesco Messineo - Ma l'opera non avrà la durata che avrebbe dovuto avere, una forte mareggiata di sicuro porterebbe danni importanti".
Tra gli arrestati c'è anche un ingegnere dell’ufficio del Genio Civile Opere Marittime di Palermo, che in fase di esecuzione dei lavori ha assunto l’incarico di direttore degli stessi. Il tecnico è ritenuto responsabile di aver attestato falsamente, nei certificati di stato di avanzamento dei lavori, che i conglomerati utilizzati erano di volume inferiore a quello effettivamente fornito dalla ditta e di avere omesso di esercitare la sua funzione di controllo per conto della committenza pubblica al fine di garantire l’esecuzione dei lavori a regola d’arte.
I sette arrestati sono: Benedetto Valenza, 53 anni (già indagato per mafia e condannato a 4 anni per fittizia intestazione dopo essere stato arrestato nell'operazione "Benny"); Filippo Grancagnolo, 65 anni, capocantiere; Leonardo Tallo, 48 anni, ingegnere del Genio Civile per le opere marittime; Giuseppe Jaforte, 62 anni, e Giovanni Battista Rubino, 68 anni, membri della commissione di collaudo statico nominato dall'assessorato all'Ambiente; Antonino Turriciano, 54 anni, e Pietro Sacco, 63 anni, assistenti del direttore ai lavori.
[Informazioni tratte da ANSA, Adnkronos/Ign, Lasiciliaweb.it, GdS.it, Corriere del Mezzogiorno]
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