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"Ho sbattuto contro la mafia e sto pagando"



Totò Cuffaro a Rebibbia un anno dopo: "Rispetto la sentenza dei giudici palermitani, perchè frutto del lavoro delle istituzioni"
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"Sono andato a sbattere contro la mafia e sto pagando per questo". L'amarezza di Salvatore Cuffaro in carcere è mitigata dal grande affetto di cui è circondato: in meno di un anno nella sua cella sono arrivate oltre seimila lettere di solidarietà, ha risposto già a tremila e risponderà a tutti nelle prossime settimane.
In una lunga intervista pubblicata su Asud'Europa, il settimanale del Centro Pio la Torre, l'ex senatore dagli oltre due milioni di voti, che sta scontando una condanna a 7 anni di reclusione per rivelazione di segreto istruttorio e favoreggiamento aggravato alla mafia, racconta la sua vita nel carcere di Rebibbia dove si trova detenuto dal 22 gennaio dell'anno scorso, e annuncia che cosa farà dopo aver pagato il suo debito con la giustizia.

"Adesso - dice - ho ritrovato la mia serenità, un mio equilibrio. Ma ho avuto e ho dovuto affrontare un tempo di sofferenza e di dolore non indifferente". Un'amarezza mitigata comunque dal grande affetto di cui è circondato: "Ho ricevuto e continuo a ricevere - spiega - migliaia di lettere. Credo che adesso saranno quasi 6mila. A circa la metà di loro ho risposto. Confido, con un pò di pazienza, di scrivere a tutti".
Nell'intervista Cuffaro parla anche dei suoi familiari, che utilizzano le quattro ore di colloquio mensili andandolo a trovare ogni settimana per un'ora, dell'incontro in carcere con il Papa, definito "straordinario", e del rapporto con gli altri detenuti: "Qui - sottolinea - siamo tutti uguali". L'ex governatore ribadisce poi il suo "rispetto" nei confronti della sentenza dei giudici palermitani che lo hanno condannato: "perchè frutto del lavoro delle istituzioni".
E pur senza entrare nel merito delle accuse ammette di avere commesso degli sbagli: "Sono andato a sbattere contro la mafia. Io ho la certezza di non averlo mai voluto. Ma qualche errore l'ho fatto anche io".

Parlando infine di quello che era stato definito con un termine dispregiativo il "Cuffarismo", cioè il suo stretto rapporto con gli elettori che lo aveva portato ad essere soprannominato "Totò vasa vasa", Cuffaro osserva: "So che questa è stata una delle condizioni che più mi ha procurato problemi con la giustizia, ma non credo di aver sbagliato nello scegliere di essere il presidente della gente. Nessuno ha avuto difficoltà ad incontrarmi e a baciarmi. La politica non può solo essere il governo chiuso dentro le stanze dei palazzi, è anche la possibilità di far sentire la gente parte di questo processo. So che mi ha fatto pagare un prezzo alto, ma lo rifarei. Però non mi propongo come esempio. Agli altri consiglio di guardare a esempi ben più lucidi e più belli della politica. A cominciare dal nostro presidente della Repubblica".

Cuffaro, però, lancia anche messaggi, verbali e non verbali, che sono stati accuratamente analizzati dalla sociologa Alessandra Dino in un articolo pubblicato a corredo dell'intervista. L'ex governatore siciliano viene paragonato dalla Dino a Quinto Tullio Cicerone che nel 64 A.C. scrisse per il fratello Marco Tullio Cicerone il Commentariolum petitionis, un viatico per la campagna elettorale in occasione delle elezioni a console di Roma. E vengono fuori i clientes, gli amici da non deludere mai, amici grati, soprattutto fidati. Esce fuori il vero motivo di quei ventimila nomi scritti nell'agendina di Cuffaro, preziosa amica nelle campagne elettorali.
Il 22 gennaio l'ex presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, compie il suo primo anno in carcere.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Lasiciliaweb.it]

- "Sono andato a sbattere contro la mafia" (Guidasicilia.it, 22/12/11)

10/01/12


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