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VI SIETE FATTI PUBBLICITA' SULLE SPALLE DI UN UOMO LA CUI UNICA COLPA E' DI AVERE SEMPRE AIUTATO TUTTO E TUTTI. MA RICORDATE, OGGI E SEMPRE, CHE A MISILMERI C'E TANTA GENTE CHE PER L'ONOREVOLE GASPARE VITRANO SI FAREBBE AMMAZZARE. CHE PER GASPARE VITRANO E' CAPACE DI AMMAZZARE.
Quanto avete appena letto è il contenuto di una lettera intimidatoria trovata ieri dal pm Maurizio Agnello sul tavolo dell'aula in cui stava per cominciare il processo al deputato regionale Gaspare Vitrano, accusato di concussione. Scritta al computer e inserita in una busta gialla, la missiva è intestata a "ingegnere Piergiorgio Ingrassia e Pm Maurizio Agnello".
Il processo al deputato, davanti alla prima sezione del tribunale di Palermo, è stato interrotto. Sul luogo sono arrivati i carabinieri che hanno fatto i necessari rilievi.
Nell'udienza di ieri avrebbe dovuto deporre l'ingegnere Piergiorgio Ingrassia, imputato insieme al deputato regionale. Il deputato regionale era stato arrestato a marzo scorso assieme a Ingrassia, indicato come il mediatore della tangente, con una mazzetta di diecimila euro appena consegnata da un imprenditore del fotovoltaico che aveva denunciato la concussione facendo scattare l'operazione di polizia.
Sul caso la Procura di Caltanissetta aprirà un'inchiesta. Il deputato Vitrano, fuori dall'aula in attesa della ripresa del processo, ha detto: "E' un episodio spiacevole, evidentemente c'è qualcuno che ha tutto l'interesse a turbare la serenità del processo e vuole depistare. Tutto questo Ci danneggia". "Solo un cretino può pensare che questa lettera intimidatoria al pm ci possa agevolare nel processo - ha proseguito Vitrano - è scontato che si tratta di un nemico. Chi scrive queste cose ha tutto l'interesse di mettere in cattiva luce me". Il legale di Vitrano, l'avvocato Vincenzo Lo Re, ha annuncia un esposto per sapere "chi ha aperto l'aula d'udienza ieri mattina, chi ha fatto le pulizie, ma soprattutto quante persone hanno toccato quella busta prima di consegnarla ai carabinieri per i rilievi".
Intanto dopo la lettera intimidatoria è stata assegnata la tutela al pm Maurizio Agnello. Il magistrato non è nuovo a simili minacce: nei mesi scorsi gli era stata recapitata una missiva anonima con le targhe delle auto dei familiari e ha ricevuto un'altra intimidazione per un'inchiesta sui vigili urbani dopo il suicidio di un extracomunitario. Ad Agnello sono state date l'auto blindata e un carabiniere di vigilanza.
"Dal deputato pressioni incredibili. Costretto a pagare, ma almeno lavoravo..." - Il deputato regionale siciliano Gaspare Vitrano, ex Pd, è accusato di avere intascato mazzette per le concessioni legate agli impianti di energia alternativa. Il deputato fu arrestato in flagranza l’11 marzo scorso per concussione. A incastrarlo è stato Gianni Correro, l’imprenditore del fotovoltaico che aveva denunciato la richiesta di tangente. In accordo con la squadra mobile si presentò all'appuntamento con una mazzetta di diecimila euro di banconote fotocopiate in precedenza e una microspia. Le ultime fasi di quel pomeriggio sono state ricostruite in aula, davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo, dall’imprenditore che ha deciso di denunciare con Vitrano anche Piergiorgio Ingrassia, il mediatore della tangente e direttore dei lavori in due cantieri a Roccamena (Palermo) e Francofonte (Siracusa) che ha patteggiato due anni.
Vitrano avrebbe fatto su quest'ultimo "pressioni incredibili". "Ero costretto a pagare, ma almeno lavoravo...". A rivelarlo ieri in aula è stato lo stesso Ingrassia. L'imprenditore si era rivolto a Vitrano e a un altro deputato regionale, Mario Bonomo, indagato, per "raccordare lo snellimento amministrativo delle pratiche", ha spiegato l'ingegnere quarantenne. "Quando capii che non c'era altro modo per potere essere preso in considerazione negli uffici per snellire le pratiche, chiamai Vitrano e gli dicevo che avevo dei problemi - racconta - lui mi accompagnava negli uffici pubblici e appena arrivava l'onorevole in due giorni il nulla osta arrivava sul tavolo".

Prima di essere arrestato, Ingrassia racconta di avere vissuto "in uno stato di ansia, con uno stress e una tensione enorme. Ero tenuto sul filo del rasoio. O pagavo, sapendo che era reato, o vedevo chiudere i miei cantieri e avrei dovuto affrontare 10 anni di cause civili. Mia moglie era preoccupata per il mio stato di salute". E' ancora Ingrassia a spiegare al pm Maurizio Agnello, tornato in aula dopo avere ricevuto la lettera di minacce, che "Vitrano e Bonomo mi costrinsero a fare con loro società di fatto e a consegnare una serie di tangenti". Vitrano e Bonomo avrebbero anche diviso la somma di 50mila euro, prelevata da Ingrassia da un conto in una banca svizzera, il Credit Suisse. "Andammo insieme a prelevare 50mila euro dai miei conti bancari in Svizzera - dice - e la somma fu divisa tra Vitrano e Bonomo".

In più di dure ore di deposizione l'imprenditore Pier Giorgio Ingrassia ha parlato a lungo dei rapporti con il deputato Gaspare Vitrano e con Mario Bonomo. Anche se è stato più volte invitato dal pm Maurizio Agnello a parlare di Vitrano perché le indagini su Bonomo "sono ancora coperte da segreto istruttorio". In un'occasione, Vitrano e Bonomo avrebbero detto a Ingrassia: "Noi siamo il potere e senza l'intervento politico andrai incontro a un fallimento". Sulla sua conoscenza con Vitrano, con cui il teste non ha scambiato neppure uno sguardo, Ingrassia ha raccontato: "Lo conobbi alla fine del 2008 quando si interessò alla mia attività nell'ambito del fotovoltaico e mi fece incontrare Mario Bonomo. Mi dissero chiaramente che senza l'appoggio politico non avrei potuto portare a termine i miei progetti". Ed ecco che scattò la proposta: "Mi dissero che i lavori dovevano essere affidati a ditte di loro fiducia. Accettai perché avevo paura a rifiutare l'accordo". "Questo settore era d'appannaggio dei politici - ha spiegato ancora Ingrassia - le conseguenze le pagavo solo io e la ditta. Ero costretto a pagare, ma almeno lavoravo...". Il secondo passo fu la costituzione di alcune società di cui Ingrassia aveva il 20%, il restante 80% era di parenti o persone riconducibili a Vitrano e Bonomo. Ma Ingrassia ha raccontato anche di aver dovuto dare ai deputati delle tangenti: "Lo chiamavano "costo politico" - ha detto - Vollero dei soldi quando vendetti la Enerplus per 2,3 milioni di euro". I soldi confluivano in un conto in Svizzera, così come volevano i politici.
Gaspare Vitrano è stato rimesso in libertà in primavera ed era sottoposto da circa 6 mesi al divieto di dimora in Sicilia. La terza sezione del Tribunale di Palermo, che lo sta giudicando, gli ha concesso il rientro nell’isola, limitando il divieto di dimora alla sola città di Palermo, in cui hanno sede gli uffici regionali e dell’Assemblea regionale, il Parlamento siciliano.
[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Lasiciliaweb.it, Corriere del Mezzogiorno]
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