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PONTE SULLO STRETTO: SINISTRA INCOSCIENTE!!
di anonimo, del 01/12/06 - 00:15

La Sicilia - 30/11/2006
Ponte, Impregilo farà causa allo Stato
General Contractor: Pronta la vertenza? La richiesta del mega-risarcimento (1,8 miliardi) per violazione di contratto arriverebbe presto al Tar di Catania

di TONY ZERMO
La notizia è clamorosa: Impregilo si appresta a chiedere un risarcimento danni astronomico per la mancata realizzazione dei Ponte dello Stretto. Il risarcimento richiesto sarebbe addirittura di 1,8 miliardi di euro. Se si tiene conto che l'appalto vinto dalla cordata della Impregilo era di 3,9 miliardi, siamo circa al 40% dell'appalto.

Ancora non c'è nulla di ufficiale, i dirigenti della società non rilasciano dichiarazioni e nemmeno i loro avvocati, la «Stretto di Messina» ha dichiarato di non saperne niente, ma la vertenza «cammina» da qualche tempo e si dà per certo che presto Impregilo manderà le carte ad uno studio legale di Catania (che però, come gli altri, non rilascia dichiarazioni e dice che tutto «è prematuro»). Perché Catania? Ma perché questa vertenza arriverà sul tavolo dei magistrati del Tar di Catania competente per tutta la Sicilia orientale. E così sarà il Tar catanese a doversi pronunciare sulla richiesta di danni della Impregilo, la più alta della storia.

Ma come mai si arriva a quantificare un mega risarcimento di 1,8 miliardi, quando la dotazione del socio di maggioranza della «Stretto di Messina», la Fintecna, era di 1,4 miliardi (presi dal governo con il recente decreto fiscale) e quando per contratto la massima penale prevista in caso di rinuncia a realizzare l'opera era di 308 miliardi? Una penale, quest'ultima, che sarebbe stata pagata solo nel caso che i cantieri fossero già stati aperti, mentre al momento alla cordata Impregilo, «generai contractor» del Ponte, toccherebbe soltanto il risarcimento delle spese per la redazione del progetto definitivo (circa 30 milioni di euro).

Al super-risarcimento di 1,8 miliardi si arriverebbe con altre voci, cioè la perdita di immagine del Gruppo, gli impegni presi con le altre società che facevano parte del Raggruppamento e con aziende esterne, lo sconvolgimento dei programmi della Impregilo e dei consoci, eccetera.

Sarebbe stato offerto a Impregilo un appalto di 600 milioni (somma da prelevare da 1,4 miliardi di Fintecna) per opere nell'area dello Stretto di Messina e in qualche modo collegate al Ponte (probabilmente strade, cavalcavia, interramento dei binari della stazione di Messina), ma evidentemente l'ipotesi di accordo è saltata e Impregilo ha deciso di praticare la via giudiziaria nella considerazione che il contratto per la realizzazione dell'opera, «strappato» all'ultimo momento dal governo Prodi senza alcuna reale giustificazione, meriti un adeguato risarcimento.

Finora la società è rimasta in silenzio in attesa di vedere gli ulteriori sviluppi della situazione. Quando ha compreso che il governo ha deciso unilateralmente di non costruire il Ponte e ha visto sottratta la dotazione finanziaria della «Stretto di Messina», che è stata incorporata nell'Anas del neo presidente Pietro Ciucci (che è rimasto anche presidente della «Stretto di Messina»), a questo punto ha deciso di agire per far valere i propri diritti contrattuali.

Del resto la decisione del governo ha comportato una serie di palesi violazioni, perché la «Stretto di Messina» era stata istituita con legge del Parlamento del 1971 con la «mission» di realizzare il Ponte: è chiaro che la rinuncia all'opera significa non tenere in alcun conto questa legge. E il fatto che la regolare gara d'appalto vinta dalla cordata di Impregilo non sia stata rispettata è un'altra violazione degli obblighi contrattuali verso società internazionali (spagnole, giapponesi, danesi ecc.) che si sono impegnate nella realizzazione del Ponte più lungo del mondo. Anche il fatto che il governo affermi che l'opera «non è prioritaria» e abbia rinviato tutto alle calende greche, quando tutti gli altri governi precedenti, anche di centrosinistra, volevano realizzarla, significa che la scelta è stata politica, non tecnica. Senza aggiungere che il Ponte era stato approvato dall'Unione europea ed era un punto di snodo fondamentale del «Corridoio 1 Berlino-Palermo» nel contesto delle reti ferroviarie della Grande Europa.

Tra non molto quindi, a meno che non si trovi un accordo in extremis, ma non vediamo come e quale, sarà il Tardi Catania a dover decidere se ha ragione il governo, oppure il raggruppamento della capocordata Impregilo, che vuole il rispetto del contratto:, o realizza il Ponte come stabilisce la ara d'appalto, oppure in alternativa un risarcimento miliardario, così cospicuo da incidere persino sulla manovra finanziaria. Sarà una bella battaglia giuridica nel caso il Tar di Catania dovesse stabilire che la competenza a decidere è sua.

Lombardo: «Ci sara un giudice a Berlino»

«Si tratta ovviamente di una riserva che Impregilo eserciterà nel caso in cui il governo si ostinasse nel suo diniego», dice l'on. Raffaele lombardo, leader dell'Mpa. «C'è un contratto firmato che, se non ricordo male, è di 50 mila pagine e più. Ricordo che il presidente della Stretto di Messina, Ciucci, fece una fatica enorme a firmare foglio dopo foglio. Lo Stato rischia di essere trascinato in un contenzioso -aggiunge -che diventa un ginepraio che alla fine, sia pure dopo lungo tempo, finisce con il risolversi a favore dei privati. In questo caso alla beffa si aggiunge il danno. Un danno enorme e qualcuno finirebbe per concludere maliziosamente che forse questo diniego è stato posto in termini così ottusi e intransigenti per favorire i privati. Se il governo continuasse a ostinarsi, questa ostinazione sconfinerebbe nell'ostilità cieca e sorda, che francamente due Regioni del Mezzogiorno non dovrebbero consentirgli. C'è un popolo di sette milioni, se contiamo i siciliani e i calabresi, che vengono privati di una grande infrastruttura non fare la quale costerebbe di più che farla. Mi pare che questo sia un lusso che non possiamo permetterci con i tempi di vacche magre. Mi auguro che prevalga, il buon senso e la ragionevolezza. In fondo quelli che si dicono ostili al Ponte potrebbero cambiare opinione, questo è delle persone intelligenti. E comunque anche per il Ponte ci può essere un giudice a Berlino».



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