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Pasta, sugo e insaccati contenenti peperoncino rosso sono finiti sotto il mirino della Procura di Torino. Una situazione piccante, è il caso di dire! Infatti il peperoncino sarebbe stato colorato con il "Sudan1", una sostanza sintetica a base di anilina, cancerogena e genotossica, cioè perfettamente in grado di danneggiare il materiale genetico, cromosomi e Dna. Il peperoncino verrebbe, nel vero senso della parola, "verniciato" dai paesi produttori (India, Pakistan, Sud America) per conferirgli il tipico colore rosso e farlo somigliare sempre più a quello coltivato dalle nostre parti. Tanto per cominciare 22 tonnellate di Ketchup piccante sono state sequestrate dall'Ispettorato Centrale per la Repressione delle Frodi grazie all'attività delle sedi di Palermo, Milano e Roma. Tra il Lazio e la Sicilia sono state bloccate circa 60 mila confezioni di prodotto a rischio oltre che i sughi per la pasta. Numerosi casi di positività riferiti al peperoncino tritato e polverizzato in vendita in Puglia, Basilicata e in Calabria.
Il Sudan 1 è una sostanza talmente pericolosa che un'azienda di Cosenza che lo utilizzava per colorare i tessuti è stata giudicata responsabile del cancro alla prostata di un suo dipendente. Alla luce di questo fatto, la Commissione delle Comunità Europee, con un provvedimento del 26 giugno scorso, ha vietato l'importazione di peperoncino rosso essiccato, tritato o polverizzato a meno che il prodotto non sia accompagnato da una certificazione che attesti l'assenza del Sudan 1. «Nel nostro laboratorio - spiega Annalisa Di Lorenzo, responsabile qualità del Calab, laboratorio chimico merceologico della Calabria (uno dei pochi in Italia che determina il Sudan 1) - c'è un flusso continuo di imprenditori che prima di confezionare i cibi, le conserve e quant'altro, vengono a testare la genuinità del peperoncino, anche quello che già gode di una generica certificazione da parte dell'importatore. Abbiamo elaborato una procedura di analisi specifica per riscontrare la presenza del «Sudan 1» anche perchè il Ministero della Salute ancora non ha dato disposizioni precise in merito».
«L'allarme è giustificato ma è necessario non creare ingiuste preoccupazioni» afferma Biagio Agostara, primario oncologo di Palermo. «Si tratta di un composto chimico usato da tempo anche nell'industria che produce cere, vernici ed è stato documentato che è cancerogeno e genotossico...il livello di allarme è giustificato - continua l'oncologo - nel senso che è corretto che una sostenza cancerogena venga tolta dalla catena alimentare. Bisogna sottolineare però - rassicura - che solamente una prolungata e costante assunzione di prodotti adulterati e cancerogeni è fattore reale di rischio. Per quanto riguarda le donne gravide, sono più sensibili all'esposizione alla sostanza; l'embriogenesi è un passaggio delicato, fatto di processi di riproduzione ed accrescimento. La presenza di un cancerogeno genotossico in questa fase potrebbe indurre danni ma solo con l'assunzione frequente e non episodica, della sostanza incriminata».
Da quando la Commissione Europea ha diramato il «bollettino di allarme», soprattutto i grandi produttori hanno avviato severi controlli soprattutto sul peperoncino proveniente da India e Pakistan, per eliminare qualsiasi rischio. Il Ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno ha rassicurato i consumatori promettendo controlli severi nei centri di distribuzione.
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