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Cultura


Halloween o Festa dei morti?



La tradizionale festa di casa nostra sta cedendo sempre più il passo all'ormai globalizzata Halloween
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Vampiri, teschi, fantasmi, pipistrelli, zucche illuminate e diavolerie di ogni genere saranno gli indiscussi protagonisti, la notte del 31 ottobre, dell'ormai globalizzata festa di Halloween. La festività di origine celtica diffusa, sino a qualche anno fa, solo in Inghilterra e negli Stati Uniti oggi si è quasi del tutto italianizzata a giudicare dal successo crescente che riscuote fra i nostri giovani connazionali.
Tanto odiata quanto amata, la festa delle zucche e delle streghe è ormai un appuntamento difficile da ignorare, non fosse altro che per l'ammasso di giochini, dolcetti, cioccolatini, maschere e costumi che fanno bella mostra nelle vetrine dei negozi. Un business consolidato negli States, ma soprattutto continuamente in crescita in Italia. Nel nostro paese, stando a una prima valutazione del Codacons per il 2004, il giro d'affari collegato ad Halloween sarà di circa 250 milioni di euro, contro i 200 del 2002 e i 220 dello scorso anno. Quindi non bisognerebbe meravigliarsi più di tanto se la sera del 31 ottobre qualche ragazzino venisse a bussare alla nostra porta recitando la famosa formula "Trick or treat?", "dolcetto o scherzetto?".
Discoteche, pub e altri locali organizzeranno serate e nottate rigorosamente all'insegna dell'horror. Ogni supermercato predisporrà un settore specifico, traboccante di zucche di plastica illuminate, maschere spaventose, scheletri, denti da vampiro, mani mozzate, insomma una vera e propria carnevalata che può servire solo ad esorcizzare la nostra paura della morte e dell'aldilà. Tutto questo ovviamente ha poco a che fare con i nostri usi e costumi e con la nostra cultura che rischia seriamente di essere dimenticata in nome della moda del momento e di una esasperata globalizzazione.

Questa volta a farne le spese è la tradizionale festa dei morti che purtroppo sta cedendo sempre di più il passo alla consumistica festa d'oltreoceano. In Sicilia la ricorrenza è ancora molto sentita e viene vissuta come un momento di legame e di contatto con i cari defunti. Il 2 novembre nell'isola infatti, è "lu íornu di li morti" o, più semplicemente "li morti", in cui la Chiesa  fa solenne commemorazione dei defunti. Ogni città siciliana o addirittura paesino fa una gran festa: scuole chiuse per almeno due giorni, grandi luminarie, bancarelle stracolme di giocattoli che verranno acquistati e nascosti in casa. Si racconta infatti, che nella notte tra l'1 e il 2 novembre i morti lascino le loro sepolture e, in gruppo o anche da soli, girino per la città a rubare dolci, giocattoli, scarpe e vestiti nuovi per portarli ai loro piccoli parenti che sono stati buoni durante l'anno e che hanno pregato per loro. Li morti infatti, è soprattutto la festa dei bambini che sperando di ricevere i doni che desiderano pregano per propiziarsi i favori dei defunti recitando la seguente preghiera:

Animi santi, animi santi, 
Io sugnu unu e vuiautri síti tanti:
Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai
Cosi di morti mittitimìnni assai.


Secondo la tradizione la notte di Ognissanti i defunti sfilano in corteo seguendo quest'ordine: prima ci sono coloro Frutta di Martoranache morirono di morte naturale, poi i giustiziati, poi i morti in disgrazia, i morti repentinamente e poi seguono a ruota tutti gli altri. La mattina del 2 novembre, i bimbi balzano dal letto impazienti di trovare i regali, mettono a soqquadro tutta la casa e cercano dappertutto credendo o facendo finta di credere che sono stati i defunti a tornare sulla terra per una notte a portarglieli. I doni che vengono nascosti  nei posti più impensati della casa di solito sono giocattoli, vestiti e dolci tipici tradizionali, come per esempio la "frutta di martorana" o i "pupi i zuccaru". La sera di Ognissanti inoltre, i bambini appendono in un angolo della casa un paio di ciabatte ("apparanu li scarpi") in maniera tale che durante la notte le anime dei morti vi ripongano qualche dono. Le ciabatte l'indomani spariscono, sostituite dalle scarpe nuove o da scarpine di zucchero.
A Palermo il giorno dei morti si è soliti andare a visitare le Catacombe dei Cappuccini, dove per antica usanza gli scheletri dei morti, avvolti in panni neri o addobbati con costumi d'epoca, pendono attaccati alle pareti o stanno in nicchie esposti agli occhi dei visitatori. Le catacombe custodiscono più di 8.000 scheletri e corpi mummificati con sistemi naturali, sepolti tra il 1559 e il 1880 sotto la Chiesa dei Cappuccini. Un altro appuntamento cui i siciliani non possono mancare è la tradizionale visita al cimitero per ricordare i propri cari, per portare qualche fiore ed accendere grossi ceri e lumini accanto alle lapidi, attendendo che siano completamente consumati, prima d'andare via.

La notte di Ognissanti in Sicilia
Si racconta che la notte di Ognissanti i defunti lascino i cimiteri ed entrino nelle città. Molto spesso però, anticamente i cimiteri si trovavano all'interno dei Conventi così i morti uscivano direttamente da questi ultimi. A Cianciana (Ag) ad esempio, i defunti escono dal Convento di S. Antonino dei Riformati, attraversano la piazza e arrivano al Calvario e qui, recitata una loro preghiera al Crocifisso, scendono per la via del Carmelo. E' durante questa passeggiata che lasciano i loro regali ai fanciulli buoni. A Casteltermini (Ag)  il viaggio si svolge ogni sette anni e i morti lo fanno attorno al paese, lungo le vie che devono percorrere le processioni solenni. Ad Acireale (Ct) girano per la città vestiti di bianco, avvolti nel lenzuolo funebre, e calzano scarpe di seta per non far rumore ed eludere così la vigilanza dei venditori ai quali andranno a rubare i doni. A Borgetto e Partinico (Pa) camminano avvolti in un lenzuolo a piedi nudi e portano in mano una torcia resinosa accesa. Procedono a due a due recitando il rosario o le litanie. In molti comuni dell'Etnea camminano "cu lu coddu di filu", cioè con un collo di filo, sottilissimo quanto un filo. Quindi girato il paese e giunti dove devono, si trasformano in formiche per entrare nelle case dei loro congiunti, penetrano per le fessure e senza essere visti lasciano i doni. A Salaparuta (Tp) i defunti non sempre entrano nelle case, ma lasciano i regali davanti le porte o sulle finestre, dentro delle scarpe se i bambini appartengono al basso popolo, in canestrini se sono del medio ceto. Qui le campane della parrochhia suonano per tutta la notte mentre le mamme e le nonne, nelle prime ore della sera, raccontando ai nipotini ed ai figli le gesta dei morti facendoli pregare per loro mentre sono già usciti dalle sepolture. A Monte Erice (Tp) i defunti partono dalla Chiesa dei Cappuccini e procedono sino a Rocca Chiana dove si fermano per riposarsi e rifocillarsi mangiando delle vere e proprie prelibatezze. Poi, portano i doni dentro le case dei bambini che l'indomani vanno ai Cappuccini a ringraziarli per la loro generosità. Nel loro tragitto però,  i bimbi evitano rigorosamente Rocca Chiana temendo che qualche morto sia rimasto ancor là a mangiare gli avanzi della lauta libagione.

Origini di Halloween
Nella tradizione cattolica a molti Santi viene dedicato un giorno particolare del calendario, ma il 1° novembre è il giorno nel quale vengono festeggiati tutti i Santi. Il giorno dedicato ad "Ogni Santi" (in inglese All Saints' Day) aveva una denominazione antica: All Hallows' Day. La parola Halloween ha quindi origini cattoliche e presso i popoli dell'antichità la celebrazione di "Ogni Santi" iniziava al tramonto del 31 ottobre ed era chiamata "All Hallows' Eve" (Even significa sera) che venne abbreviato in Hallows' Even, poi in Hallow-e'en ed infine in Halloween.  Per quanto riguarda invece, la festa ha origini pagane e precisamente celtiche. I Celti abitavano in Gran Bretagna, Irlanda e Francia e festeggiavano l'inizio del Nuovo Anno il 1° Novembre, giorno in cui celebravano anche la fine della bella stagione e l'inizio dell'inverno. Anticamente presso i Celti si credeva che, nella notte di Halloween, gli spiriti abbandonassero le tombe per cercare di ritornare nelle proprie case . Per spaventare gli spiriti si era soliti indossare delle maschere e lasciare cibo e doni sulla porta di casa per placare le anime ed invitarle a proseguire il loro cammino. Si iniziarono anche ad intagliare e dipingere delle facce nelle rape in cui si mettevano candele illuminate, sperando che il simulacro di un'anima dannata, potesse far scappare i fantasmi. Tra il 1845 ed il 1850 a causa di una terribile carestia delle patate circa 700mila persone furono costrette a lasciare l'Irlanda per emigrare in America. Questi emigranti portarono con se anche la tradizione di Halloween e di Jack O'Lantern, sostituendo però le rape che non erano diffuse nel nuovo continente con delle zucche.

L. M.

01/11/05


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