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Cultura


Scoperto il volto di ''donna Thea'', la più vecchia donna siciliana, essa ha infatti quattordici mila anni



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La potremmo chiamare ''a Zà Thea'' oppure ''donna Thea'' ed è la nonna di tutti i siciliani. Per chi, a primo acchito, ha subito pensato che questo articolo parlerà della donna più vecchia di Sicilia, ha indovinato per metà, perché se non parleremo di record di longevità, racconteremo sicuramente della ''fimmina'' più antica della Trinacria.
Thea, la donna siciliana vissuta tra 14 e 11 mila anni fa, ora ha un volto: è stato presentato ieri in una sala del Museo Naturalistico Gemmellaro di Palermo. La ricostruzione delle sembianze di un individuo vissuto nel Paleolitico è stata compiuta da esperti dell'evoluzione su uno scheletro umano scoperto nel 1937 in una grotta in provincia di Messina.

L'operazione, con l'impiego di sofisticate tecniche e curata da antropologi e studiosi dell'evoluzione, è simile a quella già eseguita a Pisa sul cranio del conte Ugolino o in Egitto sui resti di alcuni faraoni, ma resta tra le prime nel campo della preistoria. Così si sono materializzati i lineamenti del viso della donna siciliana più antica che si conosca. Ne è venuto fuori un volto allungato con la mandibola sporgente, ricoperto da una folta capigliatura nera.
Si tratta, ha spiegato il direttore del museo Valerio Agnesi, di una donna di circa 30 anni che viveva in gruppo (nella stessa grotta sono stati trovati i resti di altre sei persone) e si dedicava alla caccia e alla raccolta di frutta e verdure ma non ancora alla coltivazione.

Il volto, con accanto lo scheletro intatto di Thea, è il punto centrale della nuova Sala inaugurata nell'occasione, dedicata all'evoluzione dell'uomo in Sicilia. Un diorama riproduce una grotta preistorica con un uomo e una donna, e un allestimento fornisce tutte le informazioni su Thea, scoperta nell'unica sepoltura del Paleolitico mai trovata nell'Isola. Lo scheletro fu rinvenuto nel '37 nella grotta di San Teodoro, ai piedi del monte San Fratello, nel comune di Acquedolci (Me), con quelli non completi di altri sei individui, quattro maschi e due femmine, oggi esposti in diversi musei italiani. Il sesso di Thea fu determinato solo molto più tardi, negli anni Ottanta, quando le fu dato il nome che porta ancora.
''È un volto che emoziona - ha detto il rettore dell'Università di Palermo Giuseppe Silvestri - perché, al di là del valore scientifico, parla a noi tutti e rende più vicino e conoscibile il nostro passato, seppur remoto''. Quelle ricostruite ''sono le sue fattezze reali - ha spiegato Agnesi - senza alcuna invenzione. Gli unici attributi che sono stati ricostruiti senza riscontri certi sono le orecchie e il naso, parti molli di cui ovviamente non c'è traccia''.

Il processo di ricostruzione ha avuto diversi passaggi, dalla Tac sui reperti ossei al calco in gesso del teschio. Sulla base di questo è stato condotto lo studio scientifico che ha portato alla determinazione delle fasce muscolari, ''spessori'' che sono stati indicati per mezzo di piccoli chiodi di diversa lunghezza nelle varie parti del volto. Su questa base è stato modellato il volto con l'argilla, passato poi a numerose rifiniture, lavoro quest'ultimo realizzato dallo scultore Toni Rizzo. La faccia della donna del Paleolitico si aggiunge al patrimonio del Museo Gemmellaro. Istituito nel 1860, custodisce seicentomila reperti tra cui spiccano quelli riguardanti la storia geologica della Sicilia, con fossili che abbracciano un intervallo di tempo di oltre 270 milioni di anni, e collezioni geologiche e paleontologiche provenienti da tutto il mondo. Tra i pezzi unici, gli elefanti nani che popolarono la Sicilia nel Pleistocene, tra 500 e 120 mila anni fa.

27/02/07


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