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La classifica mondiale della Pace... I Paesi più lontani dalla serenità in un rapporto curato dall'Economist



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In quali parti del Pianeta la vita scorre tranquilla, senza essere minimamente sfiorati dall'idea che un missile possa colpire la nostra casa, mentre si dorme o mentre si pranza? In quali Paesi del Mondo, pur preoccupati del fenomeno ''terrorismo'', lo si vive comunque come qualcosa di lontano lontano? In quali realtà invece la Pace è un sogno che sembra irrealizzabile?
Secondo il Global Peace Index, un rapporto pubblicato nei giorni scorsi a Londra che prova a compilare la graduatoria dei paesi più e meno tranquilli del mondo, e preparato dagli esperti dell'Economist Intelligence Unit, braccio analitico dell'autorevole settimanale britannico, su commissione di Steve Killelea, un filantropo australiano che si occupa di incoraggiare la pace internazionale, il Pianeta Terra si potrebbe così suddividere: da una parte fiordi, saune, salmoni e sole a mezzanotte. Dall'altra guerra, attentati, odio religioso e palme nel deserto.

Lo studio, realizzato sulla base di una montagna di dati statistici, esamina 121 nazioni, dalla A alla Zeta, ovvero dall'Algeria allo Zimbabwe, confrontando 24 fattori che vanno dallo stato di guerra alla criminalità, dalle tensioni etniche o religiose all'insicurezza sociale, tenendo conto anche del grado di democrazia, istruzione e benessere, per determinare dove la vita è più pacifica e dove è invece più pericolosa.
Risultato: la Norvegia è la nazione più tranquilla della Terra, seguita nell'ordine da Nuova Zelanda, Danimarca, Irlanda, Giappone, Finlandia, Svezia, Canada, Portogallo e Austria; mentre il paese più pericoloso è l'Iraq, con Sudan e Israele a fargli compagnia in coda alla classifica.
Il risultato finale non è certo sorprendente: tra Oslo e Bagdad, non vi è dubbio a focalizzare qual'è il luogo più sereno, senza bisogno di consultare esperti e sondaggi. Ma l'Indice della Pace Globale contiene anche qualche dato meno prevedibile. Mentre i più grandi stati europei figurano in discreta posizione, Germania al 12esimo posto, Spagna al 21esimo, Italia al 33esimo, Francia al 34esimo, la Gran Bretagna è parecchio più in giù, al 49esimo: l'altra faccia degli anni di boom dell'era Blair è che qui il gap ricchi-poveri si è triplicato nell'ultimo decennio e che c'è la più numerosa popolazione carceraria d'Europa in rapporto alla popolazione, con gang di periferia e omicidi giovanili in una realtà assai diversa dallo scintillante centro di Londra cui sono abituati i turisti.

Un altro dato non esattamente sorprendente è che due degli otto membri del G8 compaiono decisamente in basso in questa graduatoria: gli Stati Uniti al 96esimo posto (solo uno prima del ''nemico'' Iran) e la Russia addirittura al 118esimo. Per gli Usa vale, all'ennesima potenza, il discorso fatto per la Gran Bretagna: forti sperequazioni sociali, alto tasso di criminalità, due milioni di cittadini dietro le sbarre. Quanto alla Russia, il disordine sociale rimane alto, nonostante il pugno di ferro di Putin, che peraltro ha fatto di molto diminuire le libertà civili e democratiche.

L'idea di un ''indice della pace'' ha ricevuto il sostegno di premi Nobel e personalità come il Dalai Lama, l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, l'ex-presidente americano Jimmy Carter, la regina Noor di Giordania, l'economista Joseph Stiglitz. L'utilità dell'iniziativa, afferma il suo creatore Steve Killelea, consiste ''nell'individuare gli elementi che caratterizzano i paesi più pacifici e adottarli come un modello per i meno tranquilli''. E quali sono questi elementi? ''Un benessere di massa e un alto grado di istruzione, oltre a buoni rapporti con gli stati vicini'', rispondono gli analisti dell'Economist Intelligence Unit: ecco perché i 27 paesi membri dell'Unione Europea figurano complessivamente bene nella classifica della tranquillità.
Pacificare un paese belligerante e instabile, sembra suggerire il rapporto, si può fare meglio con gli aiuti economici, la scolarizzazione e l'integrazione regionale, che con la forza: ogni riferimento all'Iraq non è puramente casuale. Il buon piazzamento di Giappone e Germania, inoltre, offre speranza alle nazioni oggi traumatizzate da guerre e caos: ''Anche chi attraversa un periodo storico cupo'', conclude Killelea, ''può pensare che, facendo le mosse giuste, prima o poi vedrà la luce alla fine del tunnel''.

04/06/07


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