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Coltivare piantine di cannabis non è reato se non sono ancora giunte a maturazione
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Per la legge, si sa, non esiste più distinzione tra droga pesante e droga leggera. Ma, per la Suprema Corte, esiste un bella differenza tra una piantina di marijuana che affonda le sue tenere radici dentro il vaso in un balcone, e una pianta di marijuana bella alta e matura da trapiantare dal vaso al giardino. Un differenza che può valere un assoluzione.
Ma andiamo a raccontare quanto è accaduto ad Ancona...

Coltivare piantine di cannabis non è reato se queste "non sono ancora giunte a maturazione". La Cassazione, con una interpretazione differente e più permissiva rispetto alla recente pronuncia delle sezioni unite che punivano penalmente la coltivazione domestica di piantine di cannabis anche se si tratta di uso personale, stabilisce che "deve escludersi la rilevanza penale" della coltivazione di cannabis se le piantine non hanno raggiunto la maturazione. E questo perché "va dimostrata in concreto e non a futura memoria, con assoluta certezza al di la' di ogni ragionevole dubbio, che la sostanza detenuta sia in grado di produrre effetti droganti".

Con questo parziale dietrofront, la Quarta sezione penale (sentenza 1222) ha assolto "perché il fatto non sussiste" un 45enne di Urbino, Domenico N., condannato nei due precedenti gradi di giudizio ad 1 anno e 4 mesi di reclusione oltre a 7 mila euro di multa per avere coltivato, senza la prescritta autorizzazione, 23 piantine di sostanza stupefacente, tipo cannabis sativa, in una fascia di terreno nei pressi della propria abitazione. Se per la Corte d'appello di Ancona, non aveva rilevanza "l'assenza di principio attivo" nelle 23 piantine non ancora giunte a maturazione in quanto era stato accertato, tramite consulenza tossicologica, che le piante che avevano attecchito nel terreno, se lasciate giungere a maturazione, avrebbero prodotto "una notevole quantità di principio attivo", per la Cassazione la non maturazione della cannabis "deve escludere la rilevanza penale del fatto".
Ha scritto il relatore Antonio Bevere che "non è suscettibile dell'accertamento chiesto al giudice l'affetto stupefacente in una pianta in cui il ciclo non si è completato e che quindi non ha prodotto sostanza idonea a costituire oggetto del concreto accertamento della presenza di principi attivi". [Adnkronos/Ing]

 

 

 

16/01/09


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