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Dall'alto di un promontorio roccioso che si affaccia sul Tirreno, nel golfo di Patti, ad una sessantina di chilometri da Messina, dominano i resti di Tyndaris: una delle ultime colonie fondate dai greci in Sicilia nel IV sec. a. C..
Voluta da Dionisio I a scopo difensivo, Tindari si trasformò in breve tempo in un centro marittimo strategico nelle lotte espansionistiche tra greci, cartaginesi e poi romani, sotto i quali la città conobbe momenti di grande splendore. Nell'836 d. C. giunsero, infine, gli arabi che la distrussero definitivamente.
Testimonianze ancora oggi visibili raccontano il passaggio di queste culture attraverso i secoli: il teatro greco (IV sec. a. C.), riadattato dai romani per i loro spettacoli con fiere e gladiatori, occupa una posizione panoramica, così come tutte le architetture di impronta greca che si uniformano in modo esemplare con l'ambiente circostante; il santuario della Madonna Nera (meta di pellegrinaggi) che si erge sull'antica agorà, a precipizio sul mare, con la statua bizantina della Madonna, in legno scuro.
L'itinerario archeologico può iniziare dopo la visita al santuario, percorrendo la strada che vi si trova di fronte e che conduce all'Antiquarium, un piccolo museo dove si trova gran parte del patrimonio storico-archeologico di Tindari.
Qui sono conservati il plastico del teatro greco, alcuni documenti che raccontano la storia degli scavi, la testa di Augusto e diversi manufatti in ceramica, terracotta e vetro risalenti anche all'età del bronzo.
Di grande fascino sono inoltre le Terme (II sec.d.C.), con pavimenti musivi in bianco e nero, il frigidarium con piscina, il tepidarium in cui risulta una struttura per il riscaldamento, e il calidarium in cui è visibile il mosaico del dio Dioniso con la vite.
Già nel III sec. a. C. Tindari era protetta da una cinta muraria il cui prospetto evidenzia, ancora oggi, la presenza di torri a struttura massiccia.
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