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Prima riserva marina istituita in Sicilia nel 1987, l'area protetta di Ustica (67 Km a nord-ovest di Palermo), si estende per 15.736 ettari. L'isola, di origini vulcaniche, per le sue rocce nere fu chiamata dai Romani "ustum" (cioè
bruciata). Lave, rupi e cime vulcaniche disegnano, infatti, una costa frastagliata, ricca di insenature e grotte semisommerse.
L'attrazione principale dell'isola sono i magnifici fondali, che già a pochi metri di profondità offrono un singolare spettacolo cromatico e un museo di relitti, di vecchi galeoni e vascelli inabissatisi molti secoli fa. Nel 1990, infatti, è stato creato l'itinerario archeologico subacqueo di Punta Gavazzi, uno dei primi esperimenti di percorso guidato e didascalico sottomarino, durante il quale è possibile osservare i relitti, nel loro originale sito di scoperta.
L'istituzione della riserva ha preservato la flora e la fauna marina dell'isola. Sulle rocce dei fondali, adornate da cespugli di gorgonie, si trova il corallo nero, o Gerardia savaglia, mentre sui fondali domina la Posidonia oceanica, considerata il "polmone del Mediterraneo" per la sua rilevante proprietà di trasformare l'ossigeno in acqua.
Grazie ai divieti di pesca, le specie ittiche si sono moltiplicate e nuotando nelle acque cristalline della riserva è facile imbattersi in saraghi, cefali, orate, spigole, scorfani e splendidi esemplari di cernie, ma anche in specie più rare come i pesci luna e le tartarughe.
I fondali di Ustica sono la meta ideale per gli appassionati di snorkeling e di immersioni subacquee. L'isola è piena di diving center che organizzano escursioni per tutti i livelli.
Lo scopo della riserva è di conservare e studiare l'ambiente, indirizzando l'attività sportiva sull'osservazione dei suoi fondali tra i più belli del mondo,
ricchissimi di specie vegetali e popolati da numerose varietà ittiche tra cui cernie e ricciole, pertanto la pesca subacquea è assolutamente vietata in tutta l'isola.
Il regolamento della riserva è molto rigido. La pesca, limitatamente alla lenza da fermo e da traino, è permessa solo nella zona B della riserva, cioè quella che va da Punta Cavazzi a Punta Omo Morto. Mentre nel tratto di mare che va da Cala dello Spalmatore a Punta Megna (Zona A, Riserva integrale) entro i 350 metri dalla costa, sono severamente vietati l'accesso e la sosta di qualsiasi imbarcazione, nonché la balneazione e la pesca di qualunque tipo, onde evitare il danneggiamento delle formazioni geologiche e minerali. La zona è, infatti, costantemente sorvegliata dalle guide della Riserva, dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri.
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