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Una passeggiata su Monte Catalfano, il polmone verde di Bagheria



Grotte marine, zubbi, rare specie faunistiche e floristiche, colori e paesaggi di un angolo di paradisoMonte Catalfano (Bagheria) è un angolo di paradiso incontaminato che diventerà presto parco naturalistico e ospiterà il primo Centro di Educazione Ambientale del Mezzogiorno. Il centro sorgerà nell’area dell’ex discarica comunale e sui terreni requisiti al boss mafioso Leonardo Greco, grazie ai fondi stanziati dalla Provincia di Palermo. Qui si svolgeranno una serie di attività didattiche sull’educazione ambientale curate dalla Lipu e dall’Orto Botanico di Palermo.  Il centro non è un’iniziativa isolata rientrando all' interno del più grande progetto che prevede la realizzazione di un parco naturalistico di oltre 400 ettari, con aree attrezzate, giochi per bambini e itinerari naturalistici tra i boschi.  Il Monte comprende le tre piccole alture che si ergono a nord della pianura di Bagheria  anche se, per essere precisi,  Catalfano è solo l’altura centrale (373s.l.m.). Ad ovest di esso troviamo Cozzo San Pietro (345 s.l.m.) e ad est Monte la Città (235 s.l.m.), sede dell’antica città punica di Solunto. Il monte si estende per circa 1,5 Km con pareti scoscese a strapiombo alte anche un centinaio di metri.

Chi avesse intenzione di fare un’escursione su Monte Catalfano ci potrà seguire fin lassù. Consigliamo di mettere le scarpe da trekking o almeno da ginnastica. Arriviamo a Monte Catalfano percorrendo la strada statale 113 che lambisce la settecentesca Villa Rammacca. Attraversiamo le cave di pietra ormai inutilizzate e oltrepassiamo due discariche in disuso. Il paesaggio è decisamente arido, l’ambiente degradato dato che l’attività estrattiva ha lasciato sui crinali della montagna squarci e ferite insanabili. L'intervento umano ha laciato un segno profondo persino sulla vegetazione. Il disboscamento, gli incendi ed il pascolo intensivo hanno trasformato il tipico paesaggio mediterraneo e la sua vegetazione originaria  è sopravvissuta esclusivamente sulle rupi più inaccessibili. Il paesaggio però, cambia rapidamente un centinaio di metri più avanti quando l’ambiente si arricchisce di giardini di agrumi, uliveti  e della rara quercia spinosa ( unica nella Sicilia Settentrionale), poi salendo ancora della palma nana e di altre specie rupestri come l’iberide, il fiordaliso rupestre, l’erba perla, il garofano rupestre e la violaccia. In primavera è possibile ammirare le splendide orchidee selvatiche come l’orchis commutata e l’orchis branciforti, presente solo in Sicilia e Sardegna.

Lungo i pendii invece troviamo il pino,  l’euforbia. il leccio, il terebinto, il lentisco e la fillirea. Di particolare interesse e bellezza infine, l' erica e il cisto. L’avifauna è quella tipica delle scogliere rocciose siciliane. Qui trovano il loro habitat il falco pellegrino e il passero solitario. La macchia fitta invece, è frequentata dall’occhiocotto mentre quella più rada è preferita dal saltimpalo che troviamo spesso bene in vista sui posatoi. Poche le specie di mammiferi fra cui la volpe, la donnola, il coniglio selvatico, il riccio e l’istrice. Tra i rettili sono presenti il ramarro, la lucertola campestre e il biacco. Gli anfibi sono rappresentati dal rospo comune e dal sempre più raro discoglosso. Di particolare bellezza è il tratto di contrada Vignazza che ha l’aspetto di un “anfiteatro” naturale e che è meglio conosciuto come “Chianu di mastr’Aspanu”. Qui il parco appare in tutta la sua bellezza, un’oasi nascosta, un polmone verde frequentato più dai turisti tedeschi che dagli stessi bagheresi che lo conoscono appena. Camminando i colori e i paesaggi si alternano e ci immergiamo sempre più nella natura provando un senso di isolamento assoluto.

Attraverso i vari percorsi tracciati dalla Forestale è possibile raggiungere diversi punti panoramici, scendere nelle falesie ( pareti rocciose a picco sul mare) che ospitano numerose grotte di origine tettonica e marina. Le prime hanno uno sviluppo verticale e possono raggiungere la profondità di decine di metri, meglio conosciute come “Zubbi”. Questi ultimi si sarebbero formati agli inizi del Pleistocene (epoca del Quaternario, che va da 1,8 milioni fino a diecimila anni fa), quando Monte Catalfano era un isolotto immerso nel mare. Sono presenti inoltre, grotte di origine marina dovute  alla lenta erosione delle onde del mare  o alla presenza di piccole perforazioni nelle pareti scavate da organismi come i datteri di mare. La più interessante è la Grotta dell’Eremita, una cavità profonda 23 m nella quale sono state rinvenute costole di Bos primigenius, un bue preistorico vissuto nel Pleistocene. Su una parete della grotta inoltre, si può scorgere un dipinto in nero raffigurante una figura antropomorfa dipinta sicuramente da un uomo preistorico,  risalente all’età eneolitica ( età del rame, circa 5000 a.C.). Salendo arriviamo in cima e da qui a 400 metri d’altezza dominiamo a nord il Mar Tirreno, a est Mongerbino, Capo Zafferano e la Cittadella di Soluto, a sud Bagheria e le sue ville, a nord ovest la valle verde dell’Eleuterio e il Golfo di Palermo.Se volete avventurarvi da soli su Monte Catalano potete seguire uno degli itinerari che vi proponiamo:

Sentiero panoramico di Monte Irice:
L’itinerario ha un livello di difficoltà basso e per percorrerlo sono necessarie circa tre ore. E’ consigliabile utilizzare scarpe da trekking e portarsi una borraccia. Si comincia ai piedi del monte Irice, sulla litoranea di Aspra all’altezza dell’Ippocampo. Un sentiero tagliafuoco, percorribile anche in jeep, conduce a una mulattiera che sale sino a congiungersi con la carrabile che finisce al rifugio della Forestale. Qui si segue l’indicazione per Cozzo San Pietro sino ad arrivare ad un balcone circolare che fa da osservatorio panoramico. Guardando verso nord si scorgono Ustica e le Eolie. Rivolgendosi a nord-ovest il Golfo di Palermo da Montepellegrino a Mongerbino, con la veduta suggestiva del litorale di Aspra dall’alto. A sud possiamo ammirare Bagheria e i suoi monti: il Giancaldo, Consona e San Calogero. A Est il Golfo di Termini.

Sentiero panoramico di Monte Catalfano:
Anche questo itinerario ha un livello di difficoltà basso e una durata di circa tre ore. Cominciamo dalla statale 113 all’altezza di Villa Rammacca e proseguiamo per la strada che sale per le cave. Percorrendo la strada sino in fondo si trova un cancello da cui parte il sentiero principale. Seguendolo possiamo ammirare le evoluzioni del falco pellegrino, del gheppio e della poiana, mentre in primavera la fioritura delle orchidee selvatiche offre uno spettacolo di rara bellezza. La mulattiera arriva sino al sentiero di Portella Costa da cui è possibile raggiungere Solunto.

Sentiero delle grotte di origine marina: Itinerario di difficoltà media che si percorre in circa quattro ore. Oltre alle scarpe da trekking e alla borraccia è consigliabile portarsi una torcia elettrica. Seguendo il percorso che dalla provinciale porta al sentiero panoramico di Monte Catalfano, lungo il costone della montagna è possibile visitare le grotte di origine marina formatesi durante il Pleistocene quando il Monte, come abbiamo già detto, era sommerso dal mare. Oggi le grotte si trovano a oltre 100 metri sul livello del mare. Le più belle sono: la Grotta della Portella, la Grotta del Pellegrino e la Grotticina. Per arrivare alla Grotta del Barbagianni, alla Grotta Grande, all’Antro Vignazza e alla Grotta dei tre livelli invece, bisogna inoltrarsi nella macchia e seguire la segnaletica. All’interno delle grotte troviamo formazioni di stalattiti e stalagmiti mentre nella Grotta dell’Eremita è possibile ammirare una figura antropomorfa risalente a 7 mila anni fa. 

Itinerario delle grotte a mare:
L’itinerario dura almeno 4 ore e deve essere fatto in barca. Partendo da Aspra, possibilmente con una barca a remi, si raggiunge Mongerbino e andando avanti verso Capo Zafferano si incontrano sul livello del mare otto grotte che possono essere visitate a nuoto o con la barca. L’itinerario prevede anche il passaggio dall'Arco Azzurro, diventato famoso per la pubblicità dei Baci Perugina.

Sentiero degli Zubbi: Seguendo  le indicazioni si possono raggiungere facilmente i cinque zubbi di Monte Irice e Monte Catalfano. Lo Zubbio più accessibile è quello di Cozzo San Pietro, profondo appena 14 metri. Una leggenda racconta che all'interno di uno di questi sia nascosto un tesoro saraceno. Vi diamo un consiglio però: lasciatelo stare e limitatevi ad ammirare gli zubbi dall’esterno.

 

- www.parcomontecatalfano.it

23/03/2004
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