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C'è la dolce Carole Lombard che si affaccia dal manifesto del suo ultimo film "Vogliamo vivere" di Ernest Lubitsch: l'attrice sarebbe morta durante le riprese di questa commedia ironica sul Nazismo. E ci sono i fichi d'India disegnati da Guttuso per "Kaos" dei fratelli Taviani, i vignettoni dei Fratelli Marx e le malinconiche sigarette di "Sciuscià"; e ancora Clara Calamai e Massimo Girotti, bellissimi in "Ossessione" di Luchino Visconti.
Quanto cinema, un'indigestione forzata e straordinaria rivive sui manifesti e sulle affiches d'epoca, oggi oggetto di collezionismo sfrenato, dai prezzi alle stelle. Pochi giorni fa è stata inaugurata una nuova sezione della galleria bagherese d'arte contemporanea di Villa Cattolica, diretta da Dora Favatella Lo Cascio. A fianco delle tele adesso ci sono pure i manifesti, le locandine e le "fotobuste" della collezione Lo Medico. La nuova sezione - curata dallo storico del cinema Alessandro Rais - nasce dalla donazione dell'ottantenne Filippo Lo Medico, che fino all'84 ha gestito con i fratelli Giovanni e Vincenzo, sale come il cinema "Littorio", inaugurato nel 1927, l'arena "Imperia" e il "Nazionale".
"Una vera e propria enciclopedia a dispense dell'immaginario dell'epoca - scrive Rais -, una collezione all'interno della quale abbiamo individuato diverse direttrici di visita. Per prima, quella del donatore che ci accompagna attraverso le anse della storia del cinema, legata alla (micro) storia culturale di Bagheria". Si va dal primo film sonoro proiettato a Bagheria ("La Wally", di Guido Brignone del 1934), ai film del Fascismo, dal cinema di propaganda, al ritorno delle star hollywoodiane. Poi il Neorealismo, Zavattini e De Sica, la Nouvelle Vague e il nuovo cinema americano.
Un'altra direttrice di lettura investe "le firme": Anselmo Ballester e Luigi Martinati, tra gli Anni '30 e'40, Ercole Brini, Rinaldo Geleng, grande amico di Fellini, il caricaturista Enrico De Seta, Angelo Cesselon, Manfredo Acerbo, Silvano Campeggi (Nano), Ermanno Iaia, Averardo Ciriello, Favalli, Fiorenti e Fratini, Carlantonio Longi, fino ai più noti, Duilio Cambellotti e Renato Guttuso, autore dei bozzetti per "Riso Amaro" e dell'affiche per "Kaos". All'interno della mostra sono state inseriti due video installazioni di Ester Sparatore e Giuseppe Stassi.
Villa Cattolica in breve Un museo d'arte contemporanea polifunzionale. Ecco cos'è adesso Villa Cattolica, una delle strutture più sontuose di Bagheria che conta complessivamente 21 ville realizzate nel 1700, da principi e nobili del tempo che si trasferirono nell'agro bagherese per costruire le loro ville di villeggiatura. Villa Cattolica ospita la Pinacoteca comunale dedicata a Renato Guttuso, celebre pittore nato a Bagheria il 26 dicembre del 1911 (il padre lo rivela a Palermo il 6 gennaio dell'anno dopo per contrasti con il comune di Bagheria) e morto il 18 gennaio del 1987 a Roma. Le spoglie del maestro riposano all'interno dell'arca monumentale che si trova nel giardino sul retro della villa. L'arca fu realizzata dallo scultore Giacomo Manzù nel 1987 che adoperò marmo arrivato dal Brasile. Lo stesso Guttuso prima di morire espresse la volontà di essere sepolto in un posto da dove si potesse ammirare il mare. Dal retro della villa si "apre" lo splendido golfo di Palermo e comprende la frazione marinara di Aspra, numerose volte ritratta dal pittore bagherese. Villa Cattolica è senza dubbio il museo che contiene la collezione più completa del noto pittore siciliano che più di altri artisti, ha caratterizzato il ventesimo secolo. Ma nel museo bagherese non ci sono solo opere di Guttuso.
Villa Cattolica è tornata alla pubblica fruizione l'8 maggio del 1998, dopo tre anni di restauri. Tre lunghi anni di lavori laboriosi durante i quali ne è stato cambiato l'aspetto in maniera radicale. Sono stati recuperati tutti i corpi bassi e adesso è consegnata alla città di Bagheria ma anche e soprattutto al patrimonio artistico monumentale d'Italia, una struttura dalle potenzialità culturali uniche nel suo genere. La villa ha un vestito completamente nuovo e soprattutto una funzionalità diversa.
E' aperta al pubblico tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 10 alle 19 escluso il lunedì. Attualmente si può ammirare l'intera collezione d'arte presente nella civica galleria, dedicata a Renato Guttuso. Tutto il piano nobile della villa settecentesca, è stato adibito completamente ad esposizione delle opere del pittore. Le sale sono tredici e raccolgono i lavori di Guttuso, ma anche quelli di altri artisti come Onofrio Tomaselli, Domenico Quattrociocchi, Giuseppe Pellitteri. Pittori che in ogni caso hanno avuto un "dialogo" artistico e umano con il celebre maestro originario di Bagheria. Sono complessivamente 200 le opere esposte di cui un centinaio dello stesso Guttuso. Il Museo ha una logica e un'armonia descrittiva. Un dialogo con gli spazi espositivi dell'edificio, come poche altre strutture museografiche. Non mancano gli spazi per ospitare installazioni di varia grandezza, anche dalle dimensioni per le quali difficilmente si potrebbe accoglierle altrove.
La villa venne realizzata nel 1736, per volere di Francesco Bonanno, principe di Cattolica e Pretore di Palermo. La struttura è espressione della opulenza di un ceto al potere che aveva scelto la salubre piana di Bagheria come residenza di villeggiatura. Bonanno, grazie alla sua posizione sociale, voleva per la sua residenza estiva, un luogo da dove potesse dominare tutto il territorio bagherese e le campagne circostanti. L'intento era forse quello di esercitare un controllo costante sulle dimore degli altri principi, che avevano scelto la piana di Bagheria, come luogo ideale per edificare le ville residenziali. Il posto si prestava sia per la vicinanza con il mare e anche perché era molto ventilato. L'ideale per trascorrere dei periodi al riposo e in ozio!
Villa Cattolica si affacciava sulla via Consolare, l'unica che da Palermo portava a Messina. Anche Villa Cattolica, come molte altre ville settecentesche, nasce attorno ad una fattoria fortificata, che serviva ai proprietari terrieri per difendere il raccolto dai malintenzionati. Non si conosce il nome dell'architetto che progettò la struttura, ma è noto il nome del capo mastro che la costruì: Giuseppe Pirrello. Il muratore, fece collocare una targa sopra il portone principale con scritto "Mastru Giuseppi Pirrello vassallo del Principe di Cattolica". L'episodio è quanto meno singolare. Sul portone delle ville solitamente si metteva lo stemma del Principe, non certamente del capo mastro. E allora perché ciò fu consentito a tale Giuseppe Pirrello? L'ipotesi più attendibile è anche la più semplice: la villa non venne mai abitata con costanza e così il capo mastro ebbe "carta bianca" per dare sfoggio a tutta la sua sete di notorietà.
Lo stile architettonico è indiscutibilmente Barocco. E l'elemento fondamentale dello stile è lo scalone a doppia rampa. Venne costruito con materiale povero, come la pietra calcarea delle montagne di Aspra e il ferro, mentre nelle altre ville, come Palagonia, venne utilizzato il marmo. Forse un tocco di "colore" alla grigia e austera villa, lo diede proprio Gioacchino Scaduto. E' attribuito a lui la realizzazione di alcuni affreschi nel salone principale del piano Nobile. Villa Cattolica presenta un altro aspetto affascinante: è l'unica villa settecentesca del territorio bagherese che ha la "stanza dello scirocco". Sicuramente l'unica di cui se ne conosce l'esistenza. Si tratta di una stanza realizzata nel sottosuolo, a pochi metri dalla villa stessa. Nel 1973, Renato Guttuso, decise di donare parte dei suoi dipinti al Comune di Bagheria. Nacque il problema del luogo dove custodire tante opere d'arte. Nel maggio del 1998 Villa Cattolica è diventata un fiore multicolore. Ha riacquistato tutto il suo profumo e la forza comunicativa di un tempo. E come uno scrigno ricolmo di sorprese, non deluderà affatto tutti coloro che avranno sete di conoscenza. Nel nome dell'arte e della memoria.
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