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Ricordate Canneto di Caronia?



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Era l'inizio di febbraio 2004, quando la piccola frazione di Canneto di Caronia, in provincia di Messina, iniziava a far parlare di se in tutto il mondo.
No, non è esagerato affermare ciò perché a Canneto, in quell'inizio di febbraio si verificò un fenomeno di cui mai - almeno fino a quel momento -  si era sentito parlare: a Canneto di Caronia le abitazioni andavano a fuoco senza nessuna spiegazione plausibile.
Senza corrente, senza particolari esalazioni, ripetiamo senza spiegazione gli oggetti, le automobili, i divani e tutto quello che possiamo immaginarci si incendiava.

Nel piccolissimo centro, dove abitano 39 abitanti, si recarono troupes televisive di tutto il mondo. Il fenomeno non era soltanto degno di nota ma iniziarono a circolare voci veramente inquietanti. Infatti, dopo qualche settimana di ripetuti fenomeni incendiari e dopo i controlli effettuati dall'Enel e dalle Ferrovie (Canneto si trova a ridosso della linea ferroviaria) tutti riportanti esiti negativi, e le indagini delle forze dell'ordine per accertare che non si trattasse di dolo, qualcuno insinuò che si potesse trattare della presenza del "maligno".
Si scomodarono studiosi di occultismo, esorcisti e santoni, mentre gli abitanti di Canneto chiedevano un aiuto concreto.

Fortunatamente a "scendere in campo" per tentare di comprendere la causa di questo straordinario e pericoloso fenomeno, arrivarono anche dei veri studiosi. Verso la fine di febbraio, appunto, il caso fu preso in esame dalla protezione civile, che cominciò (così dissero) una serie di indagini che portarono a teorie rivelatesi in un secondo tempo non esatte, se non del tutto campate in area (vi ricordiamo la "Teoria degli aculei" che troverete descritta in uno degli articoli che riporteremo in seguito, ndr).
Sarebbe bastato poco, qualche impianto nuovo là, qualche parafulmine qua, e tutto sarebbe andato al suo posto.
I cittadini ovviamente tirarono un sospiro di sollievo, mentre i sostenitori della presenza di Lucifero se ne ritornarono a casa mogi e dispiaciuti.

Ma come abbiamo appena accennato, le risposte date dagli ingegneri della protezione civile non sembrarono, a dir la verità, sufficienti e, visto che i fenomeni continuavano a minacciare l'incolumità degli abitanti, si richiese lo stato di calamità naturale che fu subito proclamato. A Canneto, di li a poco si videro arrivare gli studiosi del Cnr di Roma, quelli dell'istituto di Geofisica di Palermo, e tutta una Commissione chiamata "Grandi Rischi".
Anche questi iniziarono a fare tutte le loro misurazioni e tutte le loro osservazioni. Intanto i 39 abitanti, tra cui anziani e donne incinte, dovettero trovare alloggio da parenti e amici perché le loro case continuavano a trasformarsi in barbeque e il sindaco di Caronia pensò fosse il caso di evacuare la zona.

Ironia della sorte, gli studiosi tutti, padroni della zona incriminata oramai deserta e pronta ad essere vivisezionata, nelle settimane successive (siamo verso la fine di febbraio inizi di marzo) non riscontrarono proprio nulla, ossia i fenomeni erano cessati e i risultati delle loro misurazioni (almeno così dissero) risultavano più che normali.
Per accertarsi di eventuali ricomparse, però, i luminari rimasero ancora fra le case e le vie deserte di Canneto di Caronia, mentre dei cordoni di polizia facevano la guardia notte e giorno onde evitare atti di sciacallaggio.
Passarono giorni e settimane e gli studiosi decisero di andarsene. "Sono solo fenomeni naturali", dissero agli abitanti dislocati ancora in alloggi di fortuna, "Il tempo di montare qualche parafulmine e potrete tranquilli ritornare alle vostra abitazioni".
Altro che parafulmini, tempo una settimana e i fenomeni ritornarono nuovamente pimpanti e infiammati, pure con qualche dispettosa variante.
"Il momento buono per rilevare qualche numero utile e che spieghi tutto!", direbbe chiunque, tanto più che gli scienziati venuti "dall'Italia" avevano assicurato d'aver ordinato speciali centraline appositi per misurare parametri e via discorrendo.
E questo discorso, vero è, non fa una piega, solo che a Canneto di Caronia le centraline speciali non arrivarono mai, e le misurazioni utili, quindi, non furono mai prese.
Altro che parafulmini.

A questo punto il caso Canneto sembrò essere stato preso con la giusta considerazione e verso la fine di marzo ritornarono periti, ingegneri, studiosi e specialisti e cominciarono ad intensificare i lavori. Arrivarono le centraline famose ed insieme a loro un'intera equipe della Marina Militare.
La presenza della Marina Militare, i ripetuti vertici, straordinari e a porte chiuse, fra i membri del comune di Canneto e tutti gli uomini della protezione civile e compagnia bella, rivelarono anche all'uomo più farlocco, che per risolvere i fenomeni inspiegabili di Canneto a poco sarebbero serviti i parafulmini.
Dal canto loro, gli abitanti arcistufi delle puerili risposte ricevute che per niente riuscivano a tranquillizzare, e arcistanchi di abitare ancora tra parenti e amici, si riunirono in comitato rivolgendosi  ad un loro consulente di parte, certo ingegnere Franco Valenti che ben presto se ne uscì con una teoria in cui entravano in causa l'erosione del mare e la scienza quantistica. Per Franco Valenti la soluzione sarebbe stata quella di realizzare nuovi fili di terra della vicina linea ferrata in grado di portare la corrente verso altre zone più distanti.

Gli studi, le analisi sono continuati. I fenomeni no, quelli sono nuovamente scomparsi. 
Il mistero rimane, ma entro la fine del mese i 39 abitanti di Canneto potranno rientrare nelle loro case.
E' stata infatti questa la decisione a conclusione del tavolo tecnico convocato a palazzo d'Orleans, sede della Presidenza della Regione, dalla Protezione Civile sugli incendi inspiegabili di Caronia, all'inizio di maggio. E a Canneto, nella zona transennata e presidiata da due carabinieri, tra gli abitanti crescono rabbia e delusione.

"Le onde elettromagnetiche dei ripetitori telefonici? La dispersione di energia delle ferrovie? Fantomatici insediamenti militari? L'unico dato certo è che non sanno nulla, l'altro è che si tratta di un fenomeno gestito: quando siamo sul punto di monitorarlo, scompare". Per Nino Pezzino, portavoce dei residenti di Canneto, fuori da tre mesi dalle loro case, non è stato certo il diavolo a sfrattarli: dietro il mistero degli incendi di Caronia, si nasconde l'uomo. "Il monitoraggio è iniziato il 9 febbraio - racconta - ma non è mai stato, almeno sino al 16 marzo, come avevamo chiesto, 24 ore su 24. Così, quando il fenomeno si è ripetuto, nessuno lo ha controllato con gli strumenti. Però, stranamente, dopo essersi manifestato, è subito sparito. Come se fosse, in qualche modo, sotto controllo".

In quasi tre mesi nessuno è venuto a capo di nulla: né la Protezione Civile, con i suoi consulenti dell'Univesità di Messina, né l'istituto nazionale di geofisica, né i tecnici del Cnr, dell'Enel, di Tim e Omnitel, delle Ferrovie dello Stato, né i carabinieri del Ris che indagano su un'ipotesi dolosa che fa solo sorridere gli sfrattati, dopo averli indignati.

In assenza di un'ipotesi scientifica sono stati loro a proporre l'unica tesi per ora sul tavolo tecnico, guardata con sospetto dagli esperti della protezione civile: un accumulo di energia prodotto dal terreno, eroso dal mare, che avrebbe trasformato le fondamenta delle case in conduttori attivi dell'energia dispersa dalle ferrovie, ipotesi dell'ingegner Franco Valenti, consulente dei 40 sfrattati, ad elaborare l'ipotesi, sostenuta da un successivo allegato che contiene, dice il professionista, "sei prove inconfutabili".
Ma lo scetticismo regna sovrano.

Brancola nel buio (sul caso Canneto fino all'inizio ha brancolato nel buio) anche la Procura di Mistretta, che ha aperto un'inchiesta affidata al pubblico ministero Vincenza Napoli. Quattro consulenti hanno finora escluso ogni causa naturale per orientarsi con decisione verso l'origine tecnologica. Ma quale? "Non certamente l'Enel, visto che il fenomeno si è ripetuto anche in assenza di energia elettrica di rete - dice Pezzino - le ferrovie hanno messo la linea in protezione, la velocità dei treni è stata ridotta forse per ridurre l'assorbimento di corrente, non sappiamo se è stata abbassata la tensione dei campi elettromagnetici dei ripetitori cellulari".
Fatto sta che il fenomeno è scomparso.
L'ultimo episodio risale al 20 marzo scorso quando un furgone partito da Canneto andò in fiamme sulla ss 113 dopo tre chilometri. Le cause non sono mai state individuate. "Se da una parte - conclude Pezzino - demoliscono le conclusioni del nostro consulente, dall'altra seguono le sue indicazioni, disponendo uno scavo di 4 metri di profondità tra le case e la linea ferrata, per schermare i binari. E suggeriscono di piazzare due prese di terra, una dal lato del mare, ritenuto evidentemente sensibile".


Di seguito riportiamo tutte le notizie di Guidasicilia.it su Canneto di Caronia


10 Febbraio 2004 - Chiamate i Ghostbuster!

11 Febbraio 2004 - Le diable, probablement?

18 Febbraio 2004 - A Canneto di Caronia (ME)...

19 Febbraio 2004 - Chiesta per Canneto di Caronia (ME) la proclamazione dello stato di calamità naturale!

24 Febbraio 2004 - Sono solo fenomeni naturali? probabilmente.

17 Marzo 2004 - A Canneto di Caronia ritorna il fuoco!

18 Marzo 2004 - A Canneto si deve svelare il mistero!

25 Marzo 2004 - Nuove ipotesi per gli incendi di Canneto.

6 Luglio 2004 - A Canneto arriva la Marina


E ancora, alcune delle ipotesi che gli utenti di Guidasicilia.it hanno segnalato nel forum:

Cosa succede a Canneto di Caronia ? -  23/03/04
Una ipotesi sui fenomeni di Caronia (senza ricorrere agli esorcisti) - 16/04/04

L'ipotesi dell'Ing. Franco Valenti consulente degli abitanti di Canneto (La Sicilia, 9 aprile 2004)


28/06/2004

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