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A Sud della città di Catania si sviluppa la Riserva Naturale Orientata dell'Oasi del Simeto, ciò che rimane di un antico e vasto ecosistema palustre che comprendeva diverse zone umide tra le quali figuravano quella di Agnone, Valsavoia e il Pantano di Catania. La vasta e fertile piana di Catania infatti, deve la sua origine ai materiali solidi depositati in questa zona prima ricoperta dal mare ed ora dal Simeto. In passato la parte meridionale di questa pianura era occupata da un ampia area paludosa, il pantano di Lentini o Catania, che fungeva da sbocco per le acque di piena del fiume, ed era stata a questo scopo resa più efficiente dall'uomo attraverso opere di sbarramento. D'inverno, vasti tratti prossimi alla foce del fiume si trasformavano in una rete di canali e bacini che ospitavano una lussureggiante vegetazione palustre, rifugio di numerosissimi uccelli acquatici. Questo ambiente è stato radicalmente trasformato in seguito alle successive opere di bonifica oltre che per l'accorciamento del tratto finale della foce, che formava un tempo una grande ansa. La riserva, che si estende su una superficie di 1859 ettari, comprende la nuova e la vecchia foce del Simeto, oltre a ciò che resta dell'antica palude circostante, come i laghi di Gornalunga, di Gurnazza e le Salatelle, piccoli acquitrini stagionali delimitati da un sistema di dune. 
Un certo interesse riveste anche la fascia litoranea, denominata ''la Plaja'', in cui è possibile osservare specie vegetali tipiche delle coste sabbiose. L'ambiente comunque, ha subito nel tempo delle profonde trasformazioni a causa dell'intensa antropizzazione. Solo negli anni '70 si è cominciato a prendere coscienza del pericolo che la fauna e la flora locale correvano e si è cercato di salvare l'area dall'aggressione dell'abusivismo edilizio grazie soprattutto al prezioso contributo della signora Wendy Hennessy Mazza della Lipu, che ottenne nel 1975 la costituzione di un'Oasi di Protezione Faunistica con un decreto dell'Assessore all'Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana. Solo nel 1984 venne istituita la Riserva Naturale Orientata dell'Oasi del Simeto e nel 1989 furono demolite 54 abitazioni abusive.
Il fiume, che ha un corso superiore agli 85 km, ha origine nel versante meridionale della Serra del Re, uno dei rilievi più elevati della catena montuosa dei Nebrodi, per poi snodarsi lungo i contrafforti occidentali e meridionali del massiccio etneo. Il suo letto è costeggiato da piante tipiche dei terreni melmosi come le cannucce di palude, le lische a foglie strette e i giunchi da stuoia. Accanto a questa fascia melmosa si sviluppa un'area pianeggiante soggetta durante l'inverno a una serie di inondazioni mentre durante il periodo estivo a disseccamenti. Tra la vegetazione troviamo tamerici, giunchi, salici comuni e pedicellati. Accanto si estende una terza fascia formata da un terreno più impermeabile e argilloso ricoperto di salsedine sul quale si è sviluppata una vegetazione di piccoli arbusti a foglia succulenta come la salicornia fruticosa, la sueda marittima, l'atriplice portulacide e il limonio comune. Ai lati della foce del fiume crescono invece, la violaccia selvatica, la salsola, la santolina, il poligono marittimo, il ravastrello marittimo, la gramigna delle spiagge, lo sparto pungente, il mirto, il fiordaliso delle spiagge, il giglio delle spiagge, macchie di lentisco e olivastro.
Le zone lontane dal fiume costituivano un tempo, una fitta macchia sempreverde oggi invece, in seguito alle successive opere di bonifica, sono state occupate da coltivazioni. La riserva è inoltre un'ottima area per l'osservazione e lo studio della migrazione. In prossimità della foce del fiume vivono numerose specie di uccelli come il cigno minore, l'oca colombaccio e diversi esemplari di orchetto marino, specie tipica dei mari freddi. Tra le specie acquatiche più comuni, si registra la presenza di spatole, garzette, aironi, oltre alle numerose specie di uccelli di ripa quali il piviere dorato, la pivieressa, riconoscibile soprattutto in volo per la larga macchia nera sotto le ali, oppure il chiurlo maggiore e numerosi gabbiani. La riserva comunque, non ospita solo specie acquatiche. Ne è conferma l'avvistamento di una tortora delle palme, una delle tre fino ad oggi osservate in Italia. L'area protetta ospita una fauna peculiare anche per quanto riguarda gli insetti. Qui vive infatti, ad esempio, un coleottero endemico, l'aplidia del massa che non è stato trovato mai altrove, il pachipo, un coleottero scarabeide endemico della Sicilia.
Inoltre presso la foce del fiume Simeto soprattutto in seguito ad una forte mareggiata si può raccogliere l'ambra, una resina fossile conosciuta sin dalla preistoria. La resina del fiume Simeto è molto ricercata in gioielleria ed è considerata una delle più pregiate del mondo. La raccolta avviene attraverso metodi molto antichi. Infatti i raccoglitori di telline (mollusco marino commestibile) utilizzano lungo la costa un rastrello che trattiene anche l'ambra presente; i cercatori più specializzati, invece, inseguono l'onda che si ritira dalla battigia, scrutando i depositi appena lasciati.
A chi volesse fare un escursione nella riserva consigliamo di munirsi di un binocolo, una macchina fotografica, block notes, matita per appunti, un manuale per il riconoscimento della flora mediterranea, scarponi e calze di ricambio, lozione anti-zanzare e abbigliamento con colori che si confondano con l'ambiente naturale.
INFO Distaccamento forestale di Catania - Tel. 095/431260 Fondo siciliano per la natura - Tel. 095/382421 - 0336/726808 Legambiente - tel. 095/444830 Lipu - tel. 095/534935 Wwf - tel. 095/382380 – 383314
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08/11/2005
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