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Villalba, nel cuore della Sicilia



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A una cinquantina di km da Caltanissetta, a circa 620 metri sul livello del mare, sorge Villalba, piccolo paese al centro della Sicilia dove è possibile trascorrere un weekend all'insegna del relax, lontano dalla confusione e dai ritmi di vita frenetici che la città impone.
Il paese fu fondato all'interno del feudo Miccichè (dall'arabo Mikiken) nel 1175, in seguito ad una controversia tra il vescovo di Cefalù e la nobildonna Lucia Cammarata. Secondo le attendibili notizie fornite dallo storico nisseno Giovanni Mule Bertolo, il primo signore che popolò queste terre fu don Nicolò Palmeri Calafato, mentre le prime case vennero costruite nel 1763.

Chi visita Villalba può ammirare bellissimi paesaggi che variano a secondo della stagione: da Novembre a Febbraio, per esempio, l'occhio si perde sulle grandi distese verdi coltivate a grano, da Marzo a fine Maggio al verde si aggiungono il rosso dei papaveri e da Giugno a Ottobre tutto si ricopre dall'accecante giallo paglierino della 'ristuccia', ossia quello che rimane secco dopo la raccolta del grano.
Il verde è il colore dominate e lo ritroviamo pure negli uliveti e nelle vigne secolari, nei cespugli di capperi e di origano, nei fichidindia. Il paesaggio visibilmente modificato dall'uomo tuttavia ha saputo mantenere le sue caratteristiche grazie ad una fauna variegata, con vari tipi di uccelli, conigli, lepri, volpi, lumache, grilli, cicale, farfalle, coccinelle e api. In estate ci si può riparare dalla calura all'ombra di un casale di campagna o di un maestoso albero di ulivo o di fico, ascoltando il canto delle cicale e degli uccelli, respirando i tanti profumi della campagna e mangiando i fichidindia appena colti. Chi vuole fare una passeggiata per le campagne può anche cimentarsi nella raccolta delle lumache o dei capperi oppure semplicemente percorrere le viuzze di campagna per tuffarsi in mezzo alla natura. Se poi si ha voglia di godere di un panorama mozzafiato, si può pravare a risalire Cozzo Pirtusiddu, la collina che si eleva a circa mt. 900 su livello del mare e dista circa mt. 258 da Villalba. Se il cielo è sereno e senza nubi, da qui si può scorgere un panorama immenso che si apre in tutte le direzioni. In lontananza si vedono Resuttano, Alimena, Valledolmo, Vallelunga, Lercara, Castronovo, Cammarata, San Giovanni Gemini, Aragona, Naro, Sutera e il castello Manfredonico, Marianopoli e Serradifalco, e si può anche distinguere la sagoma dell'Etna.

Minitour per il paese -
  La struttura del paese è a maglia ortogonale interrotta soltanto dalle due piazze antistanti le due chiese principali, la Chiesa Madre e la Chiesa della Concezione. La Chiesa Madre, edificata nel 1828, è intitolata al Patrono San Giuseppe e si affaccia su piazza Vittorio Emanuele, la principale del paese. La Chiesa della Concezione invece si affaccia su Piazza Gugliemo Marconi e costuisce la seconda Chiesa madre costruita a Villalba. Edificata per volere del sacerdote Lo Bello e del barone Placido Palmieri venne aperta al culto il 20 Luglio 1795. Da vedere anche la Chiesa del Calvario, posta su una collinetta che domina il paese e lasciata incolta tutto l'anno in maniera tale che a Pasqua si ricopra d'erba. Nella parte più alta sono posizionate le tre croci di cui una, quella centrale, è la più grande per permettere la sospensione del Crocefisso portato in Processione il Venerdì Santo. Lungo i lati vi sono delle cappellette che servono per ospitare i quadri rappresentanti le stazioni della Via Crucis. Una bella zona del paese è pure Santa Croce, con la via Nicolò Palmieri, via principale del paese, arricchita da alberi di oleandri e magnolie, e di cespugli di fiori detti 'belle di notte' che colorano il paese di mille sfumature. Ai margini del paese sono disposte interessanti cappelle votive, meta di pellegrinaggi o processioni, e sedi di preghiera comunitaria per la gente come quella di Sant'Antonio, di San Giuseppe o Sacra Famiglia, di Santa Maria del Soccorso, del SS.Crocifisso, delle anime del Purgatorio, Maria madre dei peccatori, Maria Assunta.
Una visita in paese può diventare anche un'ottima occasione per gustare tutta una serie di prodotti locali genuini come ad esempio la squisita lenticchia di Villalba, o il pomodoro 'siccagnu', e ancora olio, olive, vino prodotto nella vicina tenuta di Regaleali, e altri prodotti agricoli si stagione come le fave, i piselli, i finocchietti selvatici, i carciofi e tanti altri.

I dintorni - Nei dintorni di Villalba ci sono diversi casali che vanno assolutamente visti come la Robba il casale che costituiva la dimora dei Palmieri, con i suoi ampi granai, il cortile e la chiesetta. La struttura seppur in cattive condizioni dà ancora l?idea dell?architettura rurale del tempo e della vita che vi si conduceva. Da notare il portale tardo barocco nella parte destra del casale verso la chiesetta gentilizia. Secondo Michele Palmieri di Miccichè, figlio cadetto di Nicolò, nel casale si producevano '4000 salme del miglior frumento che produca la Sicilia'. Qui durante il risorgimento passò l'eroe dei due mondi Garibaldi come testimonia una lapide vicina al portone laterale. A qualche km da Villalba, sulla strada che conduce a Caltanissetta, sorge il Santuario di Belici, dove è venerato un crocifisso ligneo, scolpito nel 1638 dallo scultore frate Innocenzo da Petralia, allievo di frate Umile. Il 3 maggio da Marianopoli, Vallelunga e Villalba si ha un grande afflusso di pellegrini che, per l'occasione, organizzano delle allegre scampagnate e grigliate di carne accompagnata dallo squisito vino da tavola prodotto nella tenuta Regaleali.

Leggende
"La grutta di lu tauru". Nella strada che congiunge Villalba con Vallelunga detta 'di li aranci' vi è un'antro nel quale si racconta sia possibile in un giorno, mese e anno particolari, far apparire recitando formule magiche che non riguardino santi, un grande toro e trasformarlo in una statua di oro puro. Due compari, venuti a conoscenza del fenomeno, si recarono una sera alla grotta e iniziarono a recitare le formule stabilite. A mezzanotte improvvisamente apparve il toro infuriato. Perchè il toro diventasse d'oro era necessario però, che giungesse l'aba ma prima che questo avvenisse uno dei due uomini preso dal paura esclamò 'San Giuseppe aiutami', il toro quindi scomparve e i due rimasero a bocca asciutta.

"La grutta di li panni".
Durante una sera piovosa, un pastore si rifugiò in una grotta con il suo gregge e vi rimase tutta la notte. A mezzanotte però, fu svegliato dal canto di un venditore e con sua grande sorpresa si accorse che dentro la grotta era stato allestito un vero e proprio mercato con mercanzie d'oro e d'argento. Il ragazzino comprò tutte le merci che potè e alle prime luci dell'alba svegliatosi si rese conto che ciò che aveva acquistato non era sparito al risveglio. Tutto contento tornò a casa e consegnò il tesoro al padre permettendo, da quel momento, alla sua famiglia un tenore di vita più agiato.
"Pizzu di lauru". Si tratta di una rupe non lontana dal paese attorno alla quale sono nate diverse leggende o racconti popolari che hanno come protagonisti tesori nascosti, terribili cani che li custodiscono, fate, streghe, nani e altri che vivono da secoli questi luoghi e tutte le notti si esibiscono in canti e danze. Colui che riuscisse a raggiungere la cima della rupe diventerebbe si arricchirebbe. Non andò proprio così ad un povero giovane che riuscì a scalare la irta parete del Pizzu di Lauru e alla cima trovò un sacchetto contenente pietre colorate. L'uomo le portò con se in paese, ma durante la strada del ritorno alcune voci gli intimarono di restituire ciò che aveva preso. L'uomo proseguì verso casa, incurante di ciò che aveva sentito, ma durante la notte alcuni spiriti infuriati lo malmenarono. L'indomani spaventatissimo riportò il sacchetto sulla rupe e da allora visse tranquillo.

[Foto di Salvatore Lumia (clicca qui per vedere il suo sito) - Giampaolo Macorig (www.flickr.com) - Rohypnol (www.flickr.com)]

20/06/2008

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