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Tra Sciacca e Caltabellotta



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Sul Canale di Sicilia, tra le foci dei fiumi Platani e Belice, a circa 65 metri sul livello del mare, sorge Sciacca, una città di mare, turistica e termale, nota per le sue acque termali sulfuree che sgorgano dal vicino Monte San Calogero e per le sue splendide spiagge di sabbia finissima e chiara che in estate attirano centinaia turisti. La città è situata di fronte all'isola di Pantelleria e alla capitale della Tunisia, a metà strada tra le rovine di Selinunte, Eraclea Minoa, ed Agrigento. E' proprio grazie alla vicinanza con questi siti che qui, intorno al VIII-VI millennio a.C. iniziò a svilupparsi la lavorazione artigianale della ceramica che sopravvive ancora oggi in diverse botteghe che producono vasellame da tavola, statuette, ceramiche d'arredamento, pavimenti e altro.



A circa 950 metri d'altezza, sul monte Kratas, un lembo meridionale dei Monti Sicani, sorge invece Caltabellotta, piccola località montana che riesce a stupire il turista per la sua straordinaria posizione naturale. Caltabellotta è una delle più antiche e belle cittadine siciliane, ricca di storia, di fascino e di miti e custodisce un patrimonio storico ed artistico di tutto rispetto. La cittadina, facilmente raggiungibile da Sciacca da cui dista solo 18 km, è entrata nella storia perchè qui, il 31 Agosto del 1302, si firmò il trattato di pace tra Carlo II d'Angiò e Federico III d'Aragona, che pose fine alla famosa Guerra dei Vespri siciliani e stabilì il dominio degli Aragonesi in Sicilia. Da quel momento le fu attribuito l'appellativo di Città della Pace.



In questi luoghi, nel 1964, il regista Pietro Germi girò il suo film 'Sedotta e abbandonata', interpretato da una giovane Stefania Sandrelli (nel ruolo di Agnese), Saro Urzì (nei panni di don Vincenzo Ascalone, padre di Agnese), Aldo Puglisi (nel ruolo del seduttore Peppino Califano), Paola Biggio (in quelli di Matilde), Lando Buzzanca (nei panni del fratello di Agnese, Antonio). Su tutti giganteggia l'interpretazione del grande attore catanese Saro Urzì, Don Vincenzo Ascalone che si dibatte attraversato da mille ansie nel tentativo di trovare complicate soluzioni per conservare l'onore della famiglia. Il film fa parte di una trilogia iniziata con Divorzio all'italiana (1961) e che si conclude con Signore & signori (1966).



Come era già accaduto per il film precedente 'Divorzio all'italiana', anche il titolo di questo, 'Sedotta e abbandonata', passò nell'uso comune della lingua popolare per indicare un vantaggio preso da qualcuno ricambiato con il tradimento. Germi ritrae la Sicilia degli anni '60 in maniera dura e impietosa tanto che i personaggi sono apertamente disprezzati nella loro ipocrisia e falsità. Gli unici che si salvano sono i carabinieri, paterni e comprensivi, e la magistratura intelligente ed attenta all'applicazione delle leggi quasi come se il regista volesse rinnovare la sua fiducia in queste istituzioni così come faceva nel suo secondo film 'In nome della legge' del 1949.
Il film ottenne il grande favore del pubblico e della maggior parte della critica e presentato in concorso al XVII Festival di Cannes nel 1964, dove Saro Urzì ricevette il premio per la migliore interpretazione maschile. Si è aggiudicato inoltre, due David di Donatello (1964) come miglior regista e miglior produttore e tre Nastri d'argento (1965) come migliore attore protagonista (Saro Urzì), migliore attore non protagonista (Leopoldo Trieste) e miglior soggetto.



La trama - Siamo nella Sciacca degli anni '60 durante un pomeriggio d'estate. Mentre la famiglia Ascalone fa la siesta pomeridiana, nella sala da pranzo Peppino Califano, studente laureando in legge, promesso sposo di Matilde, concupisce la sorella di lei, Agnese. Quando Vincenzo, il padre della ragazza, insospettito dal comportamento aggressivo di lei, scopre che è incinta impone ai genitori di Peppino di far sposare il figlio alla disonorata Agnese.



Dunque, costringe Peppino a scrivere una lettera di rinuncia alla promessa di matrimonio con l'ignara Matilde a cui trova un nuovo fidanzato, il barone Rizieri. I progetti del padre si infrangono però contro la ferrea volontà di Peppino che non accetta di prendere in sposa una donna che non è più 'pura' e che considera una poco di buono. Per sfuggire alle minacce di don Vincenzo, Peppino si rifugia da uno zio sacerdote. Quando Don Vincenzo viene a sapere dove si nasconde manda suo figlio Antonio (Lando Buzzanca) ad ucciderlo. Agnese però scopre il piano e si reca subito dai Carabinieri per denunciarlo.



Dopo il mancato delitto d'onore, gli Ascalone sono sulla bocca di tutti. Don Vincenzo vuol giustificare il rifiuto della sua famiglia al matrimonio, come un'espressione di modernità e di rispetto per l'indipendenza di sua figlia. In realtà costringe Peppino ad inscenare un falso rapimento della promessa ed amata sposa per evitare la galera. Tutti si presentano davanti al pretore per comunicargli la loro libera volontà. Ma le cose non vanno come previsto: quando il pretore chiede conferma ad Agnese, la ragazza rifiuta di accettare il matrimonio riparatore con Peppino. Colpito da infarto Vincenzo convince la figlia a sposarsi e muore in silenzio durante la cerimonia di nozze. Sulla sua tomba campeggia l'epitaffio: 'Onore e famiglia'.



Due, tre cose su Sciacca... - Sciacca ha origini antichissime, risalenti addirittura ai tempi dei Sicani o Fenici. La cittadella delle origini è ubicata a circa 6 Km dall'attuale centro abitato, nella valle tra il Monte Nadore e il Monte San Calogero. Proprio perchè antica conserva un patrimonio storico-artistico di grande valore. Le sue mura, sono molto spesse e quelle più recenti del 1550 si sovrappongono a quelle più antiche del 1330-1335 circa e portano il nome del vicerè Giovanni De Vega che li fece costruire e diresse i lavori. Alla città si accedeva mediante tre porte: la Porta Palermo, la Porta San Salvatore del XVI secolo e la Porta San Calogero del 1536.



Il centro ospita il castello dei conti Luna, eretto nel 1384, che comprende la cinta muraria, la torre grande e quella cilindrica, ed il Palazzo del Conte. La cinta è formata da alte mura che servivano alla difesa. A poca distanza da Sciacca si trova invece, il cosiddetto Castello Incantato, dove fanno bella vista tutta una serie di teste scavate e scalpellate nella roccia ad opera di un artista contadino, Filippo Bentivegna, vissuto tra il 1888 e il 1967.



Un ruolo di primo piano riveste l'architettura religiosa tra cui la chiesa dei Gesuiti del 1626, dedicata a San Giovanni Battista, che si trova in Via Roma e presenta una struttura architettonica molto elegante articolata in un'unica grande navata fiancheggiata da cappelle comunicanti tra loro, con nove altari collegati in stile barocco. La chiesa contiene meravigliose opere d'arte tra cui un'icona marmorea del 1581 che rappresenta episodi della passione di Gesù di Antonio Gagini; un fonte battesimale del 1495 sempre del Gagini; un crocifisso ligneo del 500.



Altre chiese da vedere sono quella del Carmine (del 1089), una delle più antiche di Sciacca; la Chiesa di Santa Margherita fatta erigere da Elonora d'Aragona nel 1342, una struttura imponente, con grandi finestre e due portali, il cui interno è un bellissimo spettacolo di decorazioni e affreschi in stile barocco. Splendida anche la Chiesa di San Michele del 1620, quella del Purgatorio, fondata nel lontano 1330, la Chiesa del Giglio del 1300, nella cui facciata, sono murate cinque palle di cannone, sparate dalla flotta britannica in navigazione nelle acque saccensi; infine la Chiesa di San Nicolò la Latina edificata sotto la dominazione normanna tra il 1100 e il 1136, che è la chiesa più antica di Sciacca. La facciata è a capanna in pietra calcarea locale mentre l'interno è a croce latina e ad unica navata. Sciacca ospita inoltre, un noto stabilimento termale alimentato dalle acque sgorganti dalle grotte di Monte San Calogero.



Due, tre cose su Caltabellotta... - Protetta da alte rupi nelle quali, in epoca preistorica, furono scavate necropoli a grotticella, Caltabellotta gode di una posizione strategica dalla quale si domina buona parte della Sicilia e che per circa 2000 anni l'ha resa protagonista indiscussa della storia del territorio che va dal fiume Belice al Platani. Caltabellotta è un tipico paese montano dall'aspetto simile ad un presepe, con un'architettura gotica, con casine e vicoli scoscesi alternati a gradinate, con stradine basolate, con archi in pietra che si allargano in suggestive piazzette. Terravecchia è la zona alta e più antica della città dominata da uno spuntone roccioso detto 'pugno di Giove' sul quale si trovano i resti del Castelvecchio. Da quest'altura si può godere di un panorama spettacolare che si apre oltre che su Caltabellotta e sulla Frazione di Sant'Anna, su Sciacca, San Carlo, Chiusa Sclafani, Bisaquino, Giuliana, Ribera, Calamonaci, Cianciana, Alessandria Della Rocca, San Biagio Platani, Prizzi, Monte Cammarata, Lucca Sicula, Villafranca Sicula, Burgio e altri paesi.



Terravecchia si sviluppa attorno alla Chiesa madre dedicata a Maria Santissima Assunta, caratterizzata dalla presenza di un bel portale ogivale del 300. All'interno sono custodite pregevoli statue cinquecentesche di Giacomo e Fazio Gagini e un fonte battesimale con bassorilievi e iscrizioni del XIII-XIV secolo. Sempre in questa zona sorgono la Chiesetta di San Salvatore, con il suo portale ogivale ornato da motivi geometrici, la Chiesa di San Francesco di Paola (del secolo XII), la Chiesa di Santa Maria della Pietà, in parte scavata nella roccia. Il centro di Caltabellotta si sviluppa invece, attorno a Piazza Umberto I, sulla quale si affacciano il Municipio e la Chiesa del Carmine, facente parte nel '500 di un convento Carmelitano. Ai piedi della rupe Gogàla è ubicata la Chiesa di Sant'Agostino, esistente già nel 1335, che custodisce un grande gruppo di terracotta policroma raffigurante la 'Deposizione', eseguita nel 1552 da Antonino Ferraro. Una tappa importante è costituita dall'Eremo di San Pellegrino, un complesso monastico costituito da una chiesa ed un convento, abbarbicato sul monte omonimo. La chiesa risale al 1721 ed è stata eretta sul luogo dove, secondo la leggenda il santo uccise il drago. Incastonata tra le rocce del Kratas si trova poi la Chiesa della Pietà, alla quale si accede mediante gradini intagliati nella roccia. Altre chiese da non perdere sono quella dei Cappuccini, alla periferia meridionale del paese, la Chiesa del Collegio, la Chiesa dell'Itria nel cuore del centro storico, edificata nella prima metà del '600 e il Santuario di Montevergine, situato ad oriente appena fuori l'abitato di Sant'Anna.



24/02/2012

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