in Sicilia Turismo e svago Lavoro Shopping Casa Auto e moto Sposi Myhome Annunci OkMail Feed RSS

www.guidasicilia.it

 
Questa testata aderisce all'ANSO

Agrigento  Caltanissetta  Catania  Enna  Messina  Palermo  Ragusa  Siracusa   Trapani  
ricerca
 
  guidasicilia web  
Aziende|Prodotti|Servizi
Rubriche A tavola & in cantina  -  Ambiente & città  -  Arte & cultura  -  Auto & moto  -  Business & job  -  Costume & società  -  In Europa & nel mondo  -  Itinerari & weekend  -  Libri & guide  -  Musica & spettacolo  -  Politica & governo  -  Salute & benessere  -  Scienza & tecnologia  -  Soldi & risparmi

A proposito di Aeroviaggi



Condividi questo articolo su

Di sicuro un affare in particolare è di quelli da raccontare. Magari agli amici del paese che lo videro andar via cinquant'anni fa e che adesso se lo ritrovano a tenere testa nientemeno che all'Aga Khan. Sì, perchè Antonio Mangia l'ultimo dei 14 alberghi che fanno parte del portafogli del suo gruppo se lo è comprato qualche tempo fa in Sardegna, a Santa Teresa di Gallura.

Un affare da 15 milioni di euro che ha consentito all'imprenditore alberghiero di Geraci Siculo di diventare il numero uno in fatto di posti letto in quell'Eldorado del turismo da vip che è la Sardegna: nell'isola Mangia può contare su 4 alberghi e 3 mila posti letto, l'Aga Khan ne ha circa mille e 500.

A 60 anni, insomma, Antonio Mangia è quello che si può definire un uomo soddisfatto. Uno di quelli che la settimana la impiega facendo la spola tra Palermo, Milano e Parigi (dove l'Areoviaggi, la sua azienda, ha le filiali), ma che il sabato lo trascorre nella villa di Mondello. Jaguar parcheggiata in giardino, salotto con bei quadri, senza libri e con qualche disco (Mozart, soprattutto). Mangia è di quegli uomini che parlano poco, che dalla politica - dice lui - si tiene «a distanza, perché un imprenditore non deve fare politica. Se comincia a farla non è più un imprenditore», ma che al confortante mito del self made man si abbandona volentieri. Soprattutto quando parla di sé stesso: «Basterebbero dieci persone che facessero quello che ho fatto io e in Sicilia cambierebbero molte cose». Il fatto è che probabilmente l'uomo che era un semplice impiegato e che ha creato un impero, ha ragione.

Dal suo paese, Geraci Siculo, nel cuore delle Madonie, andò via quando aveva 12 anni. Allora, se proprio coltivava un sogno, l'ambizione era quella di fare il professore («mi piacevano il latino e il greco quando studiavo a Cefalù alle scuole medie»), invece il padre lo iscrisse all'istituto tecnico per il turismo. Nessun segno del destino, però. Perché lui, a quel tempo, aveva altri problemi per la testa, primo tra tutti quello di campare la sua famiglia. A 19 anni era già sposato con Floriana e per di più con un figlio. «Mi mantenevo dando lezioni private, ma non progettavo il successo. L'unica cosa certa è che avevo in mente di fare qualcosa, di avere un'attività in proprio».

La sua scalata, però, comincia da una scrivania da impiegato. Nel 1962 Antonio Mangia entra alla Cit, la Compagnia italiana turismo, la mega agenzia di viaggi dello Stato. Il primo stipendio è di 60 mila lire al mese. «Alla Cit ci sono rimasto per dieci anni. Ho provato a dimettermi più volte, ma ogni volta loro mi promuovevano e mi aumentavano lo stipendio». Così, quando nel 1973 lascia la Compagnia per mettere in piedi l'agenzia di viaggi che sognava da tempo, Antonio Mangia ha una busta paga da un milione e mezzo al mese e l'offerta della Cit di andare a dirigere la sede francese. Soprattutto ha in tasca un pacchetto di relazioni e contatti personali maturati in oltre dieci anni di lavoro nel settore che gli consentono di partire col piede giusto nell'attività di imprenditore. Il 6 settembre del 1973 bagna con lo champagne l'inaugurazione della sede di Aeroviaggi in via XII gennaio. Sede che è ancora aperta, un po' per riconoscenza, un po' perché i simboli nel mondo degli affari contano. Anche adesso che a quei 50 metri quadrati che furono il primo ufficio si sono aggiunti gli uffici in via Isidoro La Lumia e le filiali a Milano e a Parigi. Anche adesso che alla segretaria che aveva nel '73 ha aggiunto 250 dipendenti (che arrivano a oltre mille e cento con gli stagionali), anche ora che può contare su 13 alberghi in Italia e uno in Francia e che il suo gruppo fattura 180 milioni di euro.

Che quella sede sia un po' simbolo un po' tributo alla scaramanzia, lo dimostra il fatto che alle pareti c'è ancora la foto del primo viaggio organizzato da Mangia imprenditore privato. «Portai 150 persone in Giappone, c'erano Fiorentino, Fecarotta e tanti altri imprenditori palermitani. A Palermo se lo ricordano ancora. Io guadagnai 13 milioni». In pratica il budget che si era proposto di raggiungere per il primo anno di vita della sua agenzia di viaggi, quanto bastava per indurlo a continuare. «La febbre dell'imprenditore non è il guadagno - dice lui - è la crescita dell'impresa, ma in Sicilia gli imprenditori sono pochi. Secondo me è una questione culturale; infatti, nei paesi a cultura protestante c'è maggiore iniziativa imprenditoriale. In quelli a cultura cattolica l'iniziativa imprenditoriale stenta a trovare spazio». Lui il suo spazio, negli anni '70, se lo guadagna insistendo sul «tutto compreso»: prende i siciliani che vogliono viaggiare e li sposta in mezzo mondo. Fino a quando la "liretta" non gli gioca un brutto scherzo. «Un giorno la lira svalutò di brutto e io persi una barca di soldi perché non avevo ancora pagato i fornitori in valuta estera. Fu allora che pensai: devo fare al contrario, portare i turisti in Sicilia».

Punta sulla Francia, per una inclinazione generazionale, probabilmente. Di certo perché in quegli anni va in difficoltà Tullio Vezzi, grosso tour operator siciliano, e Mangia è lesto a prendersi il suo pacchetto di relazioni turistiche con la Francia. Siamo nel '78, nasce quello che sarà conosciuto come il «metodo Mangia»: i turisti francesi vengono presi, messi sugli aerei e trasportati direttamente negli alberghi siciliani. L'Aeroviaggi cresce, apre la filiale parigina, l'uomo partito da Geraci Siculo compra un appartamento nel quindicesimo Arrondisement, a due passi dalla torre Eiffel («ci andiamo ancora, ci hanno abitato tutti e 4 i miei figli quando sono andati a fare esperienza nell'ufficio parigino, prima di entrare a pieno titolo in azienda»). Ma la «febbre dell'imprenditore» non lo abbandona. Quando si accorge che gli albergatori ai quali affidava i suoi pacchetti di francesi non soddisfacevano le sue esigenze, decide di entrare in prima persona nel business alberghiero. Il primo albergo preso in gestione è a Gioiosa Marea. «Convocai i miei collaboratori e dissi: nello spazio di due anni gestiremo 3 mila posti letto, non ci credevo ne facemmo 4 mila. Oggi ne abbiamo 7 mila».

Anche perché nel frattempo gli alberghi Mangia se li è comprati. Prima il piccolo alberghetto a Parigi, poi il complesso Sciaccamare della Sitas. Fino all'88 lo gestiva il gruppo Ponte («senza pagare una lira», dice Mangia), poi arriva lui. Partecipa alla gara alla quale non si presentava mai nessuno e la vince. Succederà ancora: Mangia unico partecipante all'asta e, ovviamente, vincitore. «Dicono che Mangia è un pigliatutto. Ma Mangia investe e rischia: i 4 alberghi di Sciacca erano un fallimento. Adesso ci lavorano 300 persone e costituiscono la più grande industria della provincia di Agrigento. Eppure, l'ex sindaco di Sciacca Ignazio Messina disse che su quei terreni c'era l'interesse della mafia. Da quel momento decisi di spostarmi in Sardegna».

Amici ne ha pochi («mi piace giocare a carte, a bridge. ma non frequento circoli perché non ho tempo»), qualche nemico però se lo è fatto. Storico, nell'ambiente, il suo duello prolungato con l'altro siciliano venuto dal nulla a capo di un piccolo impero: Carmelo Patti. Si incrociarono per la prima volta a Brucoli dove si disputarono il viaggio vacanze: lo aveva sempre gestito la Valtur, ma nel '95 la gestione passò a Mangia. Quando Patti comprò Valtur giurò: «Io mi riprendo Brucoli». Per tutta risposta l'uomo di Geraci Siculo mise sul tavolo denaro contante e si aggiudicò definitivamente l'affare. Si sono trovati di fronte, qualche anno fa, a «Città del Mare». Mangia era sul punto di comprare l'albergo di Terrasini, Patti si mise in mezzo. «Lo chiamarono i dipendenti di Città del mare per farmi saltare l'affare, adesso che non hanno venduto l'albergo sono tornati a cercarmi». Sul suo rivale, Mangia è sferzante: «Un incompetente. I miei competitori? Difficile trovarne. Di certo non Valtur». Fuori dal salotto con i bei quadri c'è una giornata mozzafiato («mi piacciono Palermo e Parigi in eguale misura»), il patron di Aeroviaggi ha già un appuntamento con la nipotina per portarla in giro. Resta il tempo per una domanda: signor Mangia, la mafia è un freno per chi vuole fare impresa in Sicilia? «Io la mafia non l'ho mai incontrata. Ma esiste, eccome. Non l'ho mai incontrata perché appena ho visto commistioni o cose storte ho mandato tutto a foglio quinto. E poi non ho mai chiesto un contributo pubblico». 

Fonte: La Repubblica

02/05/2003

Contatta la redazione Stampa questa pagina
Condividi questo articolo su

Le ultime di Business & job
E' in arrivo Postgol...
Perché anche il Calcio a 5 ha la sua innovazione Made in Italy
 
powered by S4U
prenota il tuo soggiorno in Sicilia Media Center ADNKronos segnalato da Virgilio
Invia ad un amico
Inizio pagina
Home

© 2002- S4U S.r.l. Socio Unico - Capitale Sociale € 10.000,00 Int. Vers. - N° REA 229125 - P.IVA 04999810825
Tutti i diritti riservati. All rights reserved
Chi siamo | Lavora con noi | Aspetti legali | Soluzioni Web | Publisicily | Pubblicità

info: info@guidasicilia.it marketing:marketing@guidasicilia.it redazione:redazione@guidasicilia.it pubblicità:pubblicita@guidasicilia.it

Segui Guidasicilia su Twitter Segui Guidasicilia su Twitter