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Sole d'Italia



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"Al governo Letta chiediamo di dare subito un segnale chiaro sul futuro del solare. Tra poche settimane termineranno, infatti, gli incentivi del quinto conto energia per il solare fotovoltaico e a luglio le detrazioni del 55% per il solare termico e gli interventi di risparmio energetico. Occorre intervenire quanto prima per dare certezze agli investimenti di famiglie e imprese, con incentivi simili a quelli della Germania, certi nel tempo e che si riducono progressivamente". Lo dichiara Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente.
Necessario anche "spingere l'innovazione, premiando tutti coloro che si rendono autonomi attraverso impianti rinnovabili ed efficienti e consentono la gestione di reti private e la vendita diretta dell'energia prodotta da impianti rinnovabili", aggiunge Zanchini.



Gli impianti solari sono diffusi attualmente nel 95% dei comuni, con quasi 17mila Mw installati di solare fotovoltaico, che ad aprile hanno contribuito per oltre il 10% all'energia elettrica prodotta in Italia secondo i dati di Terna.
Sono oltre 37,5 i milioni di mq di pannelli solari termici installati in Europa, di questi 3.030.000 mq sono installati in Italia, distribuiti sulle coperture di edifici pubblici e privati di oltre 6.260 comuni, di cui 4.022 piccoli comuni. Pari ad una media di circa 0,51 mq per abitante.
Sono 69 i comuni italiani che hanno raggiunto e superato il target utilizzato dall'Unione Europea per spingere e monitorare i progressi nella diffusione di questa tecnologia, con un obiettivo di 264 mq/1.000 abitanti. Sono 498 i comuni italiani che utilizzano pannelli solari termici per soddisfare le esigenze energetiche delle proprie strutture pubbliche come scuole, uffici, palestre. Secondo il censimento di Comuni Rinnovabili di Legambiente, in termini di in­stallazioni il 2012 ha fatto registrare un incremento del 6%, passando da 39.460 mq rilevati a fine 2011 ai 42.786 mq censiti a fine 2012.
Inoltre, sono più di 516mila gli impianti fotovoltaici installati in Italia per una potenza complessiva di 16,8 Gw. Secondo i dati pubblicati dal Gse, nel 2012 il solare fotovoltaico ha prodotto 18.800 GWh di energia elettrica, pari al fabbisogno di oltre 7,5 milioni di famiglie, considerando un consumo medio di 2.500 kWh all'anno. Complessivamente il solare fotovoltaico soddisfa il 4,8% del consumo energetico elettrico italiano.



Lo sviluppo di questa tecnologia è in continua crescita, anche se non ai livelli degli anni precedenti in virtù dei decreti approvati nel 2012 che hanno creato non pochi problemi al settore. Secondo Comuni Rinnovabili di Legambiente, tra il 2011 e il 2012 le installazioni per il solare fotovoltaico sono cresciute di 3.662 MW e sono presenti nel 98% dei territori comunali italiani.
Il trend positivo è confermato dai dati sulla produzione dei primi mesi del 2013: da gennaio ad aprile, infatti, la produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici è cresciuta del 6% rispetto al 2012, passando da 6.968 a 7.436 GWh. Gli impianti installati nei primi 4 mesi del 2013 sono 2.798, per una potenza complessiva di 17,5 MW in oltre 1.600 comuni. Si tratta per lo più di piccoli e piccolissimi impianti a carattere domestico.



Rinnovabili: "Alla fine ci guadagniamo quasi 50 miliardi"
di Valerio Gualerzi (Repubblica.it, 18 aprile 2013)

Additate spesso come le principali responsabili del caro bolletta che colpisce l'Italia più di quasi tutti gli altri paesi europei, le rinnovabili sono invece un elemento di risparmio. A ribadire questa conclusione è la nuova edizione dell'Irex Annual Report, il dossier realizzato dalla società di consulenza strategica Althesys presentato questa mattina a Roma nel corso di una tavola rotonda presso il Gestore dei servizi energetici.
La diffusione delle fonti pulite, illustra lo studio, può portare entro il 2030 al sistema elettrico italiano benefici netti compresi tra i 19 e i 49 miliardi di euro. Malgrado i ripetuti allarmi per il costo degli incentivi e le ricorrenti campagne di stampa lanciate contro l'energia verde, investire su fotovoltaico ed eolico ha portato al nostro paese un chiaro vantaggio economico che potrebbe diventare ancora più ampio se continuassimo a sostenere l'energia alternativa con convinzione. Lo studio fornisce infatti due diversi scenari immaginando sia una situazione di business as usual, sia un ulteriore sostegno della politica alla diffusione delle fonti pulite. Nel primo caso il saldo positivo si limiterebbe a 19 miliardi mentre nel secondo arriverebbe a 49.



Le voci di costo della rinnovabili sono essenzialmente due: la spesa per gli incentivi e quella per risolvere le carenze infrastrutturali della rete. A pesare maggiormente è la prima voce, alla quale il Quinto conto energia ha però definitivamente posto un tetto, fissato in 6,5 miliardi di costo cumulato annuo. Cifra che è prevista quindi rimanere stabile sino al 2029. A ciò vanno aggiunti i costi legati alle carenze della trasmissione e della distribuzione (perdite di rete e mancati ricavi dalla vendita di elettricità), stimati tra 1,5 e 1,8 miliardi fino al 2020 (quando si suppone gli interventi siano stati ultimati).
A fronte di queste spese c'è una serie consistente di benefici. Primo fra tutti, le ricadute occupazionali lungo tutte le diverse fasi della filiera. "Gli addetti incrementali, cioè considerando solo i posti di lavoro che non esisterebbero in assenza di rinnovabili - si legge nel rapporto - toccano i 130.000 al 2013 (già in netto calo rispetto ai due anni precedenti) per poi stabilizzarsi tra i 45.000 e i 60.000 al 2030. I benefici valutati lungo tutta la vita utile degli impianti sono compresi tra gli 85 e i 96,6 miliardi". Le fonti pulite generano poi un vasto indotto. "Si stima - afferma ancora il dossier - che nel 2012 gli effetti siano imputabili per il 53% alla fase di installazione e per il 47% a quella di esercizio e manutenzione. Nel complesso la voce contribuisce con benefici tra i 28 e 33 miliardi".



Va poi calcolato il risparmio che le rinnovabili garantiscono in termini di mancate emissioni. Valore in forte calo rispetto al passato, visto il crollo del prezzo dell'anidride carbonica sul mercato europeo Ets, ma che non va comunque disprezzato dato che Althesys lo quantifica tra i 2,6 e i 2,3 miliardi di euro per quanto riguarda la CO2 e di 2,8,-3,4 miliardi per quanto riguarda altre emissioni inquinanti come l'anidride solforosa e gli ossidi di azoto.
Dalla parte dell'elettricità verde c'è poi il vantaggio economico legato alla riduzione del cosiddetto "fuel risk", ovvero il rischio di spendere per l'acquisto di fonti fossili più del dovuto a causa dell'oscillazione dei prezzi. Ma l'ultima e forse più interessante delle voci che contribuiscono alle entrate garantite dalle rinnovabili è la riduzione del prezzo dell'elettricità sul mercato, il cosiddetto effetto di peak shaving. L'Irex Annual Report prende in considerazione solo il saldo netto del fotovoltaico, stimandone il valore tra i 41 e i 47 miliardi. Un'analisi che questa edizione dello studio ha affinato, confermando i risultati anticipati lo scorso anno.



Il rapporto ha ripartito la domanda elettrica in "ore solari" e "ore non solari", comparando il Prezzo unico nazionale (Pun) delle ore delle due differenti categorie. Un meccanismo tecnico, da addetti ai lavori, ma ciò che interessa ai fini della contabilità è il fatto che l'immissione in rete di elettricità prodotta a costo zero dal fotovoltaico nelle ore più assolate ha la capacità di ridurre il prezzo dell'elettricità proprio nell'orario in cui era solita costare di più. Un vantaggio che Althesys quantifica per il 2012 in circa 1,4 miliardi di euro, più del triplo rispetto al 2011, quando il vantaggio fu di 396 milioni. A questi 1,4 miliardi vanno sottratti in realtà circa 586 milioni di euro dovuti all'aumento del Pun nelle ore non solari, anche se non mancano i sospetti (sul tema è stata aperta un'indagine dall'Authority per l'energia) che questo rincaro sia stato indotto in maniera artificiale dai grandi produttori convenzionali per rifarsi delle perdite subite con l'affermarsi delle rinnovabili.
A fronte di questo quadro, l'Irex Annual Report conclude la sua analisi sollecitando l'integrazione delle rinnovabili nel sistema elettrico. "Una delle priorità della politica energetica nazionale è l'integrazione delle fonti rinnovabili nella rete elettrica e il bilanciamento tra la generazione termoelettrica centralizzata e quella distribuita rinnovabile", avverte lo studio.



E in Sicilia la scommessa è stata persa...
di Cristoforo Spinella (Repubblica/Palermo.it, 21 aprile 2013)

A portare la buona novella del sole che diventa energia e fa funzionare lavatrici e televisori era arrivato persino il guru dell'economia alternativa Jeremy Rifkin. Con lui, l'ex governatore Raffaele Lombardo aveva promesso di portare la Sicilia nell'era delle rinnovabili. Secondo l'ex governatore, si sarebbero potute coniugare le opportunità della tecnologia con le straordinarie risorse naturali dell'Isola. E invece, quel progetto annunciato in pompa magna nel 2009  -  sul piano scientifico, un'era fa  -  è rimasto in un cassetto e nel frattempo la regione italiana più irradiata dal sole ha perso il treno migliore sulla strada del fotovoltaico. Così oggi, malgrado un mercato sempre più dinamico e il boom degli impianti privati favorito da prezzi più accessibili e maggiore consapevolezza, la Sicilia guarda dal basso Emilia Romagna e Veneto e lo sfruttamento del solare a Palermo resta lontanissimo dai livelli della grigia Friburgo.



È la cronaca di uno spreco colpevole che ogni giorno costa ai siciliani decine di migliaia di euro tra mancati risparmi sulla bolletta energetica e incentivi sfumati. Quanto ha pesato la mancata lungimiranza degli amministratori di una regione che ogni anno vanta oltre il 50 per cento di ore di sole in più della Lombardia ma meno della metà degli impianti solari? Quanti posti di lavoro avrebbe potuto creare uno sfruttamento pieno delle potenzialità dell'Isola in un settore in cui in Italia sono occupate centomila persone? E cosa si sta facendo oggi per tentare di colmare questo ritardo storico?



LA DIFFUSIONE DEL SOLARE - I raggi del sole catturati e immagazzinati possono essere utilizzati per produrre elettricità o calore. Nel primo caso è la tecnologia del fotovoltaico a operare attraverso i pannelli collocati sui tetti o a terra, mentre l'alternativa al gas si chiama solare termico e porta negli edifici acqua calda e riscaldamento. Risorse potenziali a costo zero per le tasche e per l'ambiente che finora la Sicilia non è stata capace di sfruttare appieno: sebbene ai primi posti in Europa e al vertice in Italia per ore di sole annue, in tutte le graduatorie resta fuori dalle posizioni nobili.
Secondo i dati aggiornati costantemente dal Gse (Gestore dei Servizi Energetici), l'Isola è oggi al sesto posto per numero e potenza degli impianti fotovoltaici, che hanno superato i 34mila e garantiscono quasi il dieci per cento del fabbisogno regionale di energia elettrica. Con meno della metà degli impianti della Lombardia, e ancora lontanissima dai livelli di Veneto ed Emilia Romagna, la Sicilia copre però appena il dieci per cento della produzione nazionale di energia solare. Eppure la crescita negli ultimi anni è stata importante, soprattutto alla luce della mancata pianificazione a livello regionale. "È un boom arrivato a dispetto della politica - suggerisce Mario Pagliaro, ricercatore del Cnr e tra i curatori del "Sicily's Solar Report 2013"Sono soprattutto piccoli impianti collocati sui tetti delle case: pur nella scarsità di informazione ufficiale, i siciliani hanno capito che questa tecnologia funziona e conviene".



L'energia prodotta dal sole costa oggi 6 centesimi per ogni chilowatt: un quinto di quanto pagano le famiglie siciliane con la bolletta tradizionale. Ma quanto si paga un impianto fotovoltaico? Nonostante gli incentivi siano calati di oltre il 60 per cento rispetto al primo conto energia, l'esplosione del mercato ha permesso un calo sensibile dei prezzi: un impianto medio familiare, che dura almeno 25 anni, costa oggi circa cinquemila euro. Un investimento che può essere ammortizzato nel giro di tre anni, dopo i quali oltre ai risparmi in bolletta sull'energia utilizzata restano anche i guadagni su quella immessa in rete e quindi rivenduta. Ancora meno costa l'installazione del solare termico, che in media non supera i mille euro e può essere ripagato in un anno: in Sicilia gli impianti di questo tipo sfiorano ormai i diecimila. Nel frattempo, oltre a quelli legati ai costi sono stati rimossi anche molti degli ostacoli che le Sovrintendenze ai Beni Culturali ponevano per l'installazione nelle aree storiche dei pannelli, diventati molto più flessibili e con minore impatto visivo.

ISTITUZIONI IN RITARDO - Il paradosso Sicilia emerge bene dalle scelte - o meglio, dalle scelte mancate - di molti degli enti locali. Se i privati sul fotovoltaico hanno cambiato marcia, non si può dire altrettanto per le amministrazioni pubbliche. Soprattutto i grandi Comuni dell'Isola, Palermo e Messina in testa, hanno perso l'opportunità della riconversione. Basta fare un paragone con Ragusa, dove gli impianti sono oltre mille e la potenza installata il triplo del capoluogo di Regione: "Mentre il tetto della piscina comunale della città iblea è stato completamente solarizzato, quello dell'Olimpica è stato rifatto più volte senza mai collocare i pannelli che avrebbero abbattuto i costi delle bollette", denuncia Pagliaro. Un ritardo che costa alle casse pubbliche centinaia di migliaia di euro all'anno. Come dimostra anche l'esempio del "Pallone", l'edificio di viale del Fante per cui ogni mese il Comune paga una bolletta di circa diecimila euro: a poche centinaia di metri e in condizioni analoghe, il teatro Crystal solarizzato ne spende poche centinaia. "È mancata una politica energetica attiva da parte della Sicilia, che si è limitata al rilascio delle autorizzazioni senza una vera programmazione", ammette Salvo Cocina, energy manager della Regione. "Si sono perse occasioni importanti, favorendo invece la speculazione: oggi la Sicilia sarebbe potuta essere leader mondiale del solare, guadagnando fino al dieci per cento di Pil", insiste Angelo Consoli, presidente del Cetri (Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale) e braccio destro di Rifkin.



Per avere un'idea dei risparmi mancati, basta guardare come vanno le cose dove il solare esiste. È il caso dei circa 150 piccoli comuni che negli ultimi anni, stritolati tra patto di stabilità e spending review, hanno fatto di necessità virtù "affittando" i propri tetti per l'installazione di pannelli fotovoltaici. Il modello è quello di Castronovo di Sicilia, paesino di tremila anime in cui la potenza degli impianti è la stessa dell'intera città di Messina. Sfruttando il project financing, alla fine del 2010 il Comune ha installato 892 pannelli fotovoltaici sui tetti di scuole e centri sociali, facendo risparmiare ogni anno 30mila euro di bolletta ai cittadini e 130 tonnellate di anidride carbonica all'atmosfera. "Così riusciamo a coprire il 70 per cento del fabbisogno energetico comunale", racconta il sindaco Vitale Gattuso. Che però spiega: "Oggi probabilmente non lo rifarei: con il calo degli incentivi, non è più così conveniente. Meglio i piccoli impianti privati". Insomma, l'occasione storica rappresentata dal ricco sostegno del conto energia per le rinnovabili è già sfumata e il ritardo difficilmente colmabile. Ancora oggi, però, un Comune appena più grande come Raffadali, regno dell'ex governatore Totò Cuffaro, arriva a risparmiare più di centomila euro all'anno. Quanto sarebbe potuto rimanere nelle casse vuote di Palermo o Catania?



UN MERCATO MANCATO - Dietro le opportunità del fotovoltaico c'è anche un business che, come la diffusione della tecnologia, viene sfruttato solo in parte. Secondo il portale "Impreseambiente.it", le aziende che si occupano di installazione di pannelli solari sono 145 e danno lavoro a circa 2500 persone, per lo più sotto i 40 anni: una cifra rimasta stabile nell'ultimo biennio, quando la chiusura di diverse imprese nel palermitano è stata compensata in altre zone dell'Isola. Anche in questo caso, però, si sarebbe potuto fare di più. "In prospettiva, i lavoratori del settore potrebbero decuplicare - immagina Pagliaro - Anche dopo che tutti gli edifici fossero coperti con pannelli solari, si dovrebbe lavorare sull'efficienza energetica e il risanamento. Significa garantire occupazione per i prossimi trent'anni".
Grandi potenzialità che si scontrano con le incertezze del sistema: "Serve chiarezza su incentivi e detrazioni fiscali, altrimenti molti investimenti sono destinati a restare bloccati, specie in questo periodo di difficoltà economica", avvisa Tommaso Castronovo, responsabile energie rinnovabili di Legambiente in Sicilia.



Ci sono poi anche quattro aziende che si occupano della realizzazione degli impianti, in un settore in cui è sempre più forte la concorrenza di Cina, Giappone e sud-est asiatico. Tra queste spicca la "3Sun", la più grande fabbrica italiana di produzione di pannelli fotovoltaici: entrata in funzione alla fine del 2011 come joint venture tra Enel Green Power, Sharp e STMicroelectronics, dà lavoro a circa 300 persone per una capacità produttiva annuale di 160 megawatt nominali. Ma soprattutto, è la prova delle potenzialità spesso inespresse della Sicilia: "Abbiamo scelto di lavorare a Catania per diverse ragioni - spiega Andrea Cuomo, presidente del Cda - Hanno influito la presenza consolidata di St e delle infrastrutture logistiche e le sinergie con le strutture di ricerca locali, ma anche l'irradiazione sul territorio e il posizionamento strategico nel cuore del Mediterraneo: in poco tempo, i nostri prodotti arrivano al porto e vanno in giro per il mondo".



CHI CI GUADAGNA? - Come tutti i grandi business, anche il fotovoltaico può finire nel mirino di investitori più o meno trasparenti. Secondo il "Sicily's Solar Report", il 99 per cento degli impianti siciliani si trova sui tetti degli edifici, e il 92 per cento ha una potenza inferiore a 20 chilowatt. L'Isola, insomma, ha un fotovoltaico distribuito e quindi più efficiente. Non è scontato: basta guardare l'esempio della Puglia, dove il boom che negli ultimi anni l'ha portata ai vertici mondiali per crescita del solare si è tradotto in una concentrazione di grandi impianti: quelli a terra sono oggi circa l'85 per cento del totale. "In assenza di linee guida precise, ogni regione ha avuto le sue regole sulle concessioni delle rinnovabili: con una semplice dichiarazione di inizio attività, in Puglia si potevano realizzare impianti cinque volte più potenti di quelli siciliani", spiega Consoli. Insomma, sono soprattutto i grandi investitori che ne hanno approfittato, mentre in Sicilia il fotovoltaico è molto più distribuito tra famiglie e piccole aziende. "La logica è semplice: più gli impianti sono grandi e concentrati, più è facile che attirino le mire della criminalità organizzata, come è successo con l'eolico", suggerisce Alfio La Rosa, coordinatore del Forum Regionale per l'Energia Distribuita.
Ma i guadagni legati alle rinnovabili non si fermano qui. Un altro business "a costo zero" è quello dei certificati bianchi: a tutti quelli che utilizzano e producono energie rinnovabili viene assicurata una quantità di "bonus" proporzionale al contributo alla tutela dell'ambiente. In gergo tecnico, si chiamano Titoli di efficienza energetica (Tee) e ne viene attribuito uno per ogni tonnellata di petrolio risparmiata. Il meccanismo funziona così: l'Autorità per il Gas e l'Energia Elettrica stabilisce il numero di Tee che le imprese molto inquinanti - inclusi i distributori del gas e dell'elettricità con più di 50mila clienti - devono conseguire ogni anno. Per farlo, o si impegnano per realizzare una reale efficienza energetica, sostituendo le sostanze inquinanti con altre sostenibili, oppure comprano i Tee dalle aziende che producono rinnovabili o hanno fatto installare impianti ad energia pulita.
Oggi il prezzo sul mercato di un Tee è salito in modo considerevole, fino a sfiorare i duecento euro: un valore raddoppiato rispetto al momento della loro introduzione. Si crea così un ulteriore meccanismo di incentivi (stavolta indiretti) per l'uso delle rinnovabili. "È una tassa surrettizia per chi inquina - spiega il professor Gianfranco Rizzo, ordinario di Fisica Tecnica Ambientale alla Facoltà di Ingegneria ed energy manager dell'Università di Palermo - Siccome la legge stabilisce che ogni azienda che usa energia debba averne un certo numero, chi non sfrutta le rinnovabili deve compensare acquistando questi certificati, il cui valore è di almeno cento euro per ogni tonnellata di Co2 evitata". Anche questo un grande business non sfruttato dalla Sicilia che ha tradito il suo sole.

09/05/2013

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