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Interrogarsi sull’essenza di una terra significa proporsi di sciogliere un nodo cruciale che trova il suo valore originario nella storia come culla della memoria di un popolo.
Cavalcando l’onda del tempo è forse più facile cogliere differenze e analogie, riscoprire spazi a noi ignoti, capire il perchè delle tradizioni e conoscere i simboli dell’identità di un luogo.
Il motivo, dunque, della ricognizione del nostro passato va ricercato nella possibilità di riconoscerlo dentro di noi, nei nostri comportamenti, nelle nostre visioni del mondo, nei nostri sentimenti, e fuori di noi, nella società stessa.
Ogni uomo è un confine presente-passato, un pezzetto di storia, un limite temporale ed è attraverso le differenze tra questi spazi di tempo che possiamo costruire il nostro puzzle.
L’origine del viaggio è relativa; si potrebbe partire dalle grotte dell’Addaura alla ricerca dell’arte rupestre, dalla Trinacria inforcando focosi cavalli o dalla Triquetra armati di bronzo, oppure si potrebbe salpare da una nave visigota alla conquista del nuovo regno.
L’eccezionalità delle vicende storiche contagierà gli appassionati delle Mille e una notte che navigheranno tra i giardini incantati dei califfi arabi, anche se non pochi saranno gli amanti del regnum siciliae normanno-svevo che a ben guardare costituisce il patrimonio storico di più illustre tradizione.
Sotto braccio dei conquistadores qualcuno assisterà alla nascita del fico d’India come simbolo dell’isola, mentre chi ancora conserva l’antico sentimento separatista partirà dal 1816 per convertirsi alle “giubbe rosse” decenni dopo.
L’alba del XX secolo apparirà troppo recente per iniziare un viaggio nel tempo ma è solo apparenza di un presente che è già passato.
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