Dall'orgia carnevalesca che esalta la carne come simbolo di eccessi o della natura
animalesca dell'uomo, si passa al tempo del digiuno quaresimale che, viceversa,
si inserisce entro l'universo cristiano esaltando l'ordine contro il caos, il
sacro contro il profano, la purificazione contro il peccato
I riti legati al momento culminante della Quaresima (la Settimana Santa), riassumono
il simbolismo religioso della Sicilia.
Le manifestazioni folkloriche in cui si esprime il simbolismo religioso convivono
con le celebrazioni cristiane, in un contesto altamente teatrale:
diavoli
che ostacolano l'incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna,
Santuna
danzanti che sfilano per le strade,
Giudei
imprecanti che seguono la passione di Gesù,
lunette segnate dall'impronta
della mano della Madonna, ramoscelli di ulivo e palme recati per la benedizione,
farati che accendono le processioni,
schietti
che ballano attorno ad un albero decorato a festa, ecc..
Questa varietà di forme e contenuti si spiega se ci riferiamo al periodo
dell'anno in cui cade la Settimana Santa: la primavera, stagione segnata dalla
rinascita della natura; la storia delle civiltà cerealicole ci racconta
che l'arrivo della primavera è stato da sempre un momento di complesse
cerimonie dirette a garantire la rifondazione del ciclo dell'anno e la fecondità
della terra.
In questo senso la valenza segnica della figura di Cristo, in ambito folklorico,
assume un significato che supera quello cristiano fino a significare, con la sua
morte e resurrezione, la morte e la rinascita cosmica.