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La mafia, che ha vissuto un periodo di crisi nel 2010 grazie ai successi conseguiti dallo Stato, sembra essersi rigenerata ed è tornata a colpire anche riprendendo la sua scia di sangue.
In Sicilia, ad esempio, la mafia è tornata ad uccidere in Sicilia. Mentre il carcere duro e le intercettazioni sono strumenti imprescindibili per la lotta alla criminalità organizzata.
Questi solo alcuni dei contenuti della relazione 2011 sul crimine organizzato che la Procura nazionale antimafia, diretta da Pietro Grasso, ha consegnato alla Commissione antimafia presieduta da Giuseppe Pisanu.

Il dato più inquietante sarebbe il ritorno dell'uso dell'omicidio come strumento per la risoluzione di problemi dell'organizzazione, abbandonato per tutto il 2010. Cinque i morti nel distretto di Palermo. Nella relazione della Dna si conferma che la città di Palermo "è e rimane il luogo in cui l'organizzazione criminale esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale, sia sul piano operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche da essa adottate in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall'attività di repressione continuamente svolta dall'autorità giudiziaria e dalla polizia giudiziaria".
Cosa Nostra è ancora alla ricerca di una nuova leadership e di nuove strategie. Infatti, sta ponendo in essere continui tentativi volti a ristrutturare e fare risorgere le strutture di governo dell'organizzazione criminale, pesantemente colpite dalle iniziative investigative e processuali dell'ultimo decennio. Intanto le organizzazioni mafiose si stanno ristrutturando e riorganizzando, mantenendo intatte le capacità di vitalità e estrema pericolosità. Quindi, si conclude, ''non ci si può illudere sul fatto che lo Stato, approfittando della sua momentanea debolezza, possa più agevolmente e definitivamente sconfiggerla".
Il latitante numero Uno è sempre Matteo Messina Denaro il cui arresto è una priorità assoluta e infliggerebbe un duro colpo.

Sempre secondo la relazione "il carcere duro è imprescindibile" nella lotta alla mafia, per questo deve essere potenziato e mai attenuato. Dato l'elevato numero di detenuti sottoposti (686 nel 2010) a questo regime carcerario servono finanziamenti per nuove strutture detentive. Senza questo strumento investigativo l'azione repressiva ed anche preventiva risulterebbe sostanzialmente priva di ogni efficacia. Permane, ovviamente, l'esigenza di operare uno stretto controllo sulle conversazioni registrate al fine di utilizzare giudiziariamente soltanto quelle effettivamente rilevanti ai fini delle indagini, tralasciando - ed anzi tutelando sotto il profilo della loro segretezza - il contenuto di quelle non utili penalmente.

In riferimento all'impiego di mezzi e strumenti, secondo la Procura Nazionale Antimafia le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, spesso prive di logica e coerenza, hanno comportato "complesse ed articolate indagini a riscontro con enorme e inutile dispendio di risorse umane e materiali". "Indubbiamente - si legge nella relazione - l'indagine sulla 'trattativa' ha tratto ulteriore impulso a seguito delle numerose dichiarazioni rese, a decorrere dal febbraio del 2008, dal Ciancimino; questi a decorrere da quella data si è sottoposto a numerosi interrogatori sia presso la Dda di Caltanissetta che presso l'omologo Ufficio palermitano, ma il suo apporto collaborativo appare essersi caratterizzato per una progressione dichiarativa in gran parte talvolta priva di logica e di coerenza su fatti e soggetti, su cui sono state svolte complesse ed articolate indagini a riscontro con enorme ed inutile dispendio di risorse umane e materiali. Tali indagini peraltro sono culminate in provvedimenti cautelari a carico dello stesso Ciancimino e comunque hanno dimostrato che il Ciancimino ha reso dichiarazioni molto spesso insuscettibili di riscontro ovvero riscontrate negativamente".

Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha ribattuto all'analisi della relazione dicendo: "Immagino che la Direzione Nazionale Antimafia non voglia mettere in dubbio la doverosità degli accertamenti che ogni ufficio giudiziario deve fare in relazione alle dichiarazioni rese da qualunque testimone o imputato di procedimento connesso, visto il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale e in relazione a vicende importanti e delicate come quelle relative alla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia". "Grazie alle indispensabili e utili indagini svolte - aggiunge Ingroia - la Procura di Palermo e quella di Caltanissetta hanno potuto acquisire elementi che hanno riscontrato parte delle dichiarazioni di Ciancimino e hanno consentito anche di smascherare altre rivelazioni aventi contenuto calunniatorio. Proprio grazie a queste indagini si è potuto accertare un altro pezzo di verità".

Per finire, sempre secondo la Dna la mafia sembra ormai "aver attraversato e superato, sia pure non senza conseguenze sulla sua operatività, il difficile momento storico dovuto alla fruttuosa opera di contrasto dello Stato ed aver recuperato un suo equilibrio".
[Informazioni tratte da ANSA, Repubblica.it, ASCA, Adnkronos/Ign]
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