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Cronaca


Scandalo al sole



Convalidato il fermo per l'on. Pd Gaspare Vitrano, arrestato mentre intascava una mazzetta, e per l'ingegnere che mediava tra imprenditori e politica
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Il gip del Tribunale di Palermo, Michele Alaimo, ha convalidato il fermo del deputato regionale siciliano Gaspare Vitrano (Pd), fermato venerdì sera a Palermo per concussione dopo avere ricevuto una mazzetta da 10 mila euro da un imprenditore (LEGGI). A confermare la convalida del fermo di polizia giudiziaria è stato il legale di Vitrano, l'avvocato Vincenzo Lo Re che ha assistito all'interrogatorio durato circa 4 ore.
Convalidato anche il fermo di Pier Giorgio Ingrassia, l'ingegnere che avrebbe fatto da mediatore tra il deputato e l'imprenditore. All'interrogatorio hanno partecipato anche i pm che coordinano l'inchiesta condotta dalla sezione di polizia amministrativa della Squadra mobile di Palermo.
Nell'inchiesta sulle tangenti pagate per il fotovoltaico che ha portato all’arresto di Vitrano, è spuntato il nome di un altro deputato regionale siciliano. Anche lui avrebbe avuto un ruolo nella vicenda. La posizione del secondo politico è stata sommariamente delineata negli atti dell'indagine che hanno preceduto il fermo di Vitrano. L'altro politico, secondo indiscrezioni, apparterrebbe alla stessa area politica del deputato regionale del Pd.

Secondo gli investigatori, l'episodio accaduto non costituirebbe un semplice caso di corruzione, ma viene ricondotto a un consolidato "sistema" di corruzione che nel settore delle energie alternative imponeva agli imprenditori il pagamento di tangenti in cambio dello snellimento dei tempi per il rilascio delle autorizzazioni. Spesso venivano creati ostacoli burocratici artificiosi per indurre i titolari delle imprese interessate all’ installazione di impianti fotovoltaici a pagare le mazzette secondo un preciso tariffario.
Lo scenario dell'inchiesta è stato delineato dal racconto di un imprenditore che aveva ottenuto in sub concessione lavori per la realizzazione di impianti fotovoltaici a Roccamena, nel Palermitano, e a Francofonte, in provincia di Siracusa. Da tempo, tuttavia, le due pratiche erano bloccate in alcuni decisivi passaggi burocratici. Per fare ripartire l'iter delle autorizzazioni si sarebbe fatto avanti Pier Giorgio Ingrassia, un ingegnere ben introdotto nel settore dell'energia alternativa. Ingrassia non si è però presentato soltanto come un tecnico, ma come un elemento di collegamento tra la politica e le imprese. "I soldi non vanno a me ma ad altri che hanno potere. Solo la politica può spingere il procedimento burocratico", avrebbe detto Ingrassia all'imprenditore. Vitrano avrebbe dovuto sbloccare il cantiere di Roccamena. Un altro politico, eletto nel collegio di Siracusa, avrebbe dovuto invece assicurare il suo intervento per dare via libera al cantiere di Francofonte.
L'imprenditore che sta collaborando con gli investigatori ha riferito che il tariffario presentato da Ingrassia prevedeva il pagamento di una tangente da diecimila euro per ogni Megawatt. A Roccamena, la potenza dell'impianto è di 7,5 Megawatt e quindi la mazzetta doveva essere di 75 mila euro. Ma Ingrassia aveva concesso uno sconto: chiedeva 50 mila euro, una cifra non contrattabile. Era ammessa, tutt'al più, una rateizzazione e il primo versamento doveva essere di almeno 20 mila euro, dieci per Vitrano e altri dieci per Ingrassia.



All'appuntamento la vittima si è presentata con "soli" 10 mila euro. "Ci vedremo lunedì per il resto", avrebbe detto Vitrano nel momento in cui ha intascato la rata. Non sospettava che tutta l'operazione fosse registrata dalle microspie e dalle telecamere della polizia.
Si dovevano vedere in un bar in via Principe di Belmonte, all'angolo con via Wagner, in pieno centro a Palermo. All'appuntamento con il deputato Vitrano, ora in stato di fermo all'Ucciardone, l'imprenditore del fotovoltaico che ha denunciato la richiesta di tangente, si è presentato puntuale, alle 17, con una mazzetta di diecimila euro di banconote fotocopiate in precedenza, come aveva disposto la squadra mobile, e una microspia. Pier Giorgio Ingrassia è arrivato in moto e insieme hanno atteso il deputato.
Gli agenti hanno avuto modo di ascoltare in diretta le pressioni di Ingrassia per indurre l'imprenditore a pagare la tangente. "Se non paghi non potrai più lavorare", avrebbe detto Ingrassia nel colloquio al bar. Solo verso le 18 è arrivato, con l'auto blu, il deputato che ha invitato Ingrassia e l'imprenditore a seguirlo negli uffici dell'Azienda sanitaria provinciale di Palermo, in via Cusmano. Il deputato sosteneva di avere lì un appuntamento, ma gli investigatori sospettano che Vitrano ritenesse l'Asp un luogo più "sicuro". Proprio lì ha ricevuto dalla vittima una busta con le banconote. Il deputato non ha ritenuto di aprirla perchè "tanto - avrebbe detto - ci rivedremo lunedì per il resto". Subito dopo, nell'atrio degli uffici dell'Asp, hanno fatto irruzione gli agenti ai quali Vitrano ha consegnato la busta. Il deputato si è giustificato dicendo di non conoscerne il contenuto perchè non l'aveva ancora aperta.
Proprio le intercettazioni hanno fatto cadere in contraddizione Vitrano interrogato dal gip. All'inizio, infatti, ha dichiarato di non conoscere l'imprenditore che gli avrebbe dato la mazzetta di 10 mila euro e che il denaro era destinato a Pier Giorgio Ingrassia. "Ero andato per dirimere un contrasto tra l'ingegnere e quell'imprenditore ma siccome Ingrassia era in motocicletta e aveva paura di trasportare i soldi ho preso io la busta", avrebbe detto. Il pm Maurizio Agnello però gli ha contestato il contenuto di un' intercettazione in cui appare evidente che i soldi erano destinati a lui e che il deputato aveva preso subito in mano la busta col denaro. Vitrano, allora, avrebbe ammesso di aver preso i 10 mila euro giustificando la dazione come il "conferimento di nuovi capitali per la società che aveva attivato con Ingrassia nel settore fotovoltaico". Poco prima il gip aveva interrogato l'ingegnere che aveva detto che i soldi erano destinati a Vitrano a titolo di ringraziamento e riconoscimento per alcuni piccoli aiuti nel risolvere questioni burocratiche in un' ottica di rapporto d'amicizia.



L'inchiesta sulle tangenti per il fotovoltaico ricostruirà, dopo l'arresto del deputato regionale Vitrano, i passaggi burocratici delle autorizzazioni per nuovi impianti in Sicilia. La Procura ha ordinato l'acquisizione (non un sequestro formale) presso la Regione dei documenti e dei fascicoli nei quali è ricostruita la storia dei due progetti per i quali un imprenditore sarebbe stato costretto a pagare una tangente. I magistrati ritengono che le difficoltà, in questo e in tanti altri casi, siano state artificiosamente create da funzionari "disponibili" a sostenere il sistema di corruzione.
L'arresto di Vitrano e dell'ingegnere Ingrassia, ha infatti alzato il velo su una rete di collegamenti anche all'interno della Regione. Questa parte dell'inchiesta approfondirà quindi l'ipotesi di legami interessati tra i politici e alcune figure burocratiche che avrebbero accelerato le procedure quando gli imprenditori pagavano e le avrebbero frenate quando non lo facevano.
Negli uffici della procura prevale il convincimento che su questo fronte l'indagine sia "solo all'inizio". Sin dalle prime battute e dai colloqui registrati dalle microspie tra l'imprenditore e Ingrassia affiora un mercato delle energie alternative in Sicilia nel quale avrebbero trovato spazio intermediari, burocrati, collettori e politici. Punto di partenza dell'indagine è l'iter burocratico delle pratiche che per gli impianti di maggiore potenza produttiva prevede fino a 23 autorizzazioni compreso il "Via", valutazione di impatto ambientale. A gestire il percorso burocratico delle pratiche sono gli uffici dell'Assessorato regionale all'Energia. Da tempo gli assessori hanno stretto i controlli sulle procedure, imposto un ordine cronologico per l'esame delle pratiche e favorito la rotazione di funzionari e impiegati.
Recentemente il dirigente generale Gianluca Galati, per limitare i contatti con l'esterno, ha dettato nuove regole restrittive sull'accesso del pubblico e sui contatti con i funzionari. I visitatori hanno l'obbligo di farsi identificare e i funzionari di compilare una scheda sui colloqui con soggetti esterni. Queste misure avrebbero avuto lo scopo di creare nuovi filtri all'opera di alcuni "mediatori". Uno era proprio Ingrassia che, nel cantiere di Roccamena per il quale era stata chiesta una tangente, era anche direttore dei lavori.

Ma il Pd di Misilmeri stenta a crederci - Il circolo del Pd di Misilmeri, comune di provenienza di Gaspare Vitrano, ha voluto esprimere la propria solidarietà all'onorevole arrestato con una nota. "Abbiamo piena fiducia nel lavoro della magistratura – afferma il segretario cittadino Pd, Nino Vitranoe ci auguriamo che venga fatta al più presto piena luce sulla vicenda. Siamo comunque sicuri dell’integrità morale e dell’impegno che da sempre è stato un segno distintivo dell’operato dell’onorevole Vitrano". "Il sentimento di profonda amicizia precorre un forte e radicato legame politico e genera un senso di assoluta incredulità in quanti hanno condiviso, in tanti lunghi anni, un entusiasmante impegno civico insieme all’onorevole Gaspare Vitrano – sostiene il consigliere provinciale Antonello Tubiolofatto di battaglie disinteressate, condotte all’insegna della massima disponibilità nei riguardi della comunità di Misilmeri, e all’interno del territorio provinciale". "La fiducia nell’uomo, prima che nel politico – continua Tubiolo – conduce a ritenere che vi sarà modo di dimostrare le ragioni di estraneità rispetto alle accuse che gli vengono contestate. Sono certo – conclude – che la magistratura, al di là dei giudizi sommari in cui molti si esercitano, saprà ricondurre questa vicenda a verità, restituendo l’amico Gaspare all’impegno di sempre".
si è fatto sentire con una nota, in cui il segretario cittadino Nino Vitrano e il vicepresidente del Consiglio Provinciale Antonello Tubiolo esprimono la loro vicinanza al deputato regionale.
Il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, a proposito dell’arresto del deputato regionale Gaspare Vitrano, non ha dubbi: "Chi sbaglia paga: è una regola severa che il Pd applicherà senza nessuna titubanza. Un imprenditore che denuncia è un valore". "La denuncia e la selezione della classe dirigente - prosegue Lumia in una nota – sono la via maestra per stroncare la nefasta intermediazione nel rapporto con la pubblica amministrazione. Si conferma inoltre che l’azione di bonifica avviata dal prefetto Giosuè Marino nel settore delle energie alternative è stata quanto mai necessaria".
 
[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, Lasiciliaweb.it, LiveSicilia.it]

14/03/11


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