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Prosegue l'indagine sulle mazzette per il fotovoltaico che ha portato in carcere Gaspare Vitrano, il parlamentare regionale del Pd, che nelle scorse settimane era stato colto in flagrante mentre intascava una tangente di 10 mila euro in contanti, dopo un blitz della polizia in pieno centro, a Palermo.
Dalle indagini, ma anche dalle dichiarazioni, del "mediatore" Pier Giorgio Ingrassia, sono emersi i nomi di alcuni funzionari e dirigenti che sarebbero stati "incorruttibili e impermeabili alle pressioni politiche". Tra questi Francesca Marcenò, già dirigente responsabile dell'assessorato all'Energia e in passato al settore Risorse minerarie ed energetiche, e Adele Mormino, ex sovrintendente dei Beni Culturali di Palermo. Nei prossimi giorni saranno sentite dalla polizia giudiziaria su delega dei magistrati che coordinano l'inchiesta.
A fare il nome di Marcenò è stato anche Vitrano che ha chiesto agli inquirenti di sentirla, convinto che il dirigente possa confermare che da parte sua non c'é stata alcuna pressione per il rilascio delle autorizzazioni per gli impianti fotovoltaici. Nelle scorse settimane Marcenò è stata trasferita nell'ambito di un turn over all'interno degli uffici di via Ugo La Malfa. Secondo l'ingegnere Pier Giorgio Ingrassia, il trasferimento è stato attuato proprio per la sua "inflessibilità".
Adele Mormino è stata invece citata da Ingrassia parlando dell'impianto di Roccamena, inizialmente bloccato proprio dalla sovrintendente perché ricadeva in un'area sottoposta a vincoli archeologici. Proprio in questo frangente è stata creata l'Enerplus 2010, gemella della Enerplus, società a responsabilità limitata nate rispettivamente nel 2010 e nel 2008 che grazie "all'interessamento di Vitrano" e per merito "alle numerose concessioni che ci faceva avere in poco tempo", ha detto Ingrassia ai magistrati, avevano aumentato subito il loro valore tanto da essere vendute a una società spagnola per oltre sei milioni di euro. Tutto il denaro - secondo Ingrassia - era versato in un conto di una banca di Lugano per non incappare in controlli. Dei sei milioni, il 10%, secondo Ingrassia, sarebbe andato a Vitrano e i seicentomila euro per il politico sarebbero stati prelevati proprio dalla Svizzera. Lo stesso Vitrano ha ammesso, durante gli interrogatori, di essere a conoscenza di questo conto in Svizzera dove lui aveva versato i proventi di alcuni investimenti nel fotovoltaico. A fare insospettire gli inquirenti è il fatto che da un investimento iniziale di 40 mila euro, Vitrano avrebbe in poco tempo avuto ricavi per 900 mila euro.
Di un conto in Svizzera ha parlato anche l'altro deputato regionale coinvolto nella vicenda, ma che non sarebbe iscritto nel registro degli indagati: Mario Bonomo. Bonomo ha chiesto ai pm di essere sentito e ha nominato un legale, l'avvocato Angelo Mangione. Il politico sostiene di poter spiegare i movimenti di denaro dalla Svizzera, ma per il momento i pm hanno deciso di non sentirlo.

Le indagini della Procura e degli agenti della Squadra mobile di Palermo hanno inoltre accertato che Gaspare Vitrano, Mario Bonomo e Pier Giorgio Ingrassia erano soci in una impresa del settore fotovoltaico. A confermarlo è stato lo stesso Vitrano nel corso di un interrogatorio.
La società di Bonomo, deputato regionale Api, Vitrano e Ingrassia è la Green srl, con sede a Palermo, che ha ottenuto dalla Regione siciliana le licenze per la costruzione di due impianti fotovoltaici a Carlentini, nel Siracusano. Vitrano e Bonomo la controllerebbero attraverso alcuni prestanome.
L’ingegnere Ingrassia, che ha confermato il suo ruolo da intermediario tra l’imprenditore del fotovoltaico che aveva cantieri a Roccamena (Palermo) e Francofonte (Siracusa) e il deputato del Pd che si sarebbe "interessato" per far viaggiare più velocemente le pratiche burocratiche degli impianti che devono ottenere ben 23 autorizzazioni, ha raccontato anche di essere vittima di un sistema che lo stava stritolando: "Avevo detto più volte a mia moglie che volevo denunciare tutto. Perchè quella a cui ero sottoposto era una vessazione doppia: prima per i soldi che ho dovuto versare dalla società, successivamente con l’imposizione delle ditte. Ultimamente avevo pure cercato di uscirne, provavo a prendere tempo, ad abbozzare scuse... Ma loro erano voracissimi. Proponevano sempre terreni dove realizzare nuovi impianti. E io a volte dicevo che in quel luogo c'erano problemi di natura geologica, o altri impedimenti...".
Vitrano, nell’interrogatorio davanti al gip, subito dopo l’arresto, ha respinto le accuse di Ingrassia sostenendo che non avrebbe mai potuto estorcere denaro all’ingegnere di cui era socio.
Nei giorni scorsi il gip Michele Alaimo ha deciso di concedere all'ingegnere Pier Giorgio Ingrassia gli arresti domiciliari dopo la richiesta di scarcerazione da parte del legale, Ugo Castagna. I pm Maurizio Agnello e Emanuele Ravaglioli avevano dato parere favorevole ai domiciliari anche in virtù delle ammissioni di Ingrassia, sentito per tre volte dai procuratori.
L'avvocato Vincenzo Lo Re, legale di Vitrano, ancora in carcere a Termini Imerese, ha chiesto al tribunale del Riesame la scarcerazione dell'indagato e si attende la decisione dei giudici.
[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, GdS.it, Corriere del Mezzogiorno, Lasiciliaweb.it]
- Arrestato per concussione il deputato regionale Pd Gaspare Vitrano (Guidasicilia.it, 12/03/11)
- Un sistema sporco per l'energia pulita (Guidasicilia.it, 23/03/11)
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