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Il giudice per le indagini preliminari di Palermo, Michele Alajmo, ha disposto la custodia cautelare in carcere per il deputato regionale del Pd, Gaspare Vitrano, e per l'ingegnere Pier Giorgio Ingrassia, entrambi arrestati venerdì scorso. Il deputato è stato colto in flagranza, mentre prendeva una mazzetta da 10 mila euro da un imprenditore del fotovoltaico. A far da tramite tra i due era stato Ingrassia, direttore dei lavori al cantiere di Roccamena (Pa).
Il gip, che ha motivato il provvedimento con il pericolo di reiterazione del reato, ha inoltre fissato un termine di 90 giorni per acquisire nuovi elementi nell'inchiesta della Procura che intanto sta andando avanti, per capire se si tratti di un episodio isolato di concussione o se, come sospettano gli inquirenti, piuttosto una prassi ormai comune. Il legale di Gaspare Vitrano, Vincenzo Lo Re, deciderà nei prossimi giorni se presentare istanza al Tribunale del riesame.
Gaspare Vitrano l'unico responsabile? L'inchiesta ha margini cospicui di allargamento. Secondo gli inquirenti che indagano su questa matassa spinosa, le difficoltà sarebbero state create da funzionari "disponibili" a sostenere il sistema di corruzione. L'arresto del deputato e dell'ingegnere Ingrassia, che faceva pressioni sull'imprenditore taglieggiato perché pagasse altrimenti "non avrebbe più lavorato", ha infatti alzato il velo su una rete di collegamenti anche all'interno della Regione. Una prassi di corruzione presunta e di mazzatte ancora tutta da ricostruire.

Le parole di Ingrassia. "Queste due persone, l'onorevole Vitrano e l'onorevole Bonomo... che hanno veicolato la cosa, c'era un patto chiaro, ci guadagnavano tutti, tutti d'accordo, tutti d'amore e d'accordo". Così l'ingegnere Pier Giorgio Ingrassia spiegava all'imprenditore che ha denunciato il tentativo di concussione prima dell'arresto suo e del deputato Vitrano, chi fossero i "personaggi politici della cui rilevanza non poteva avere idea". Le intercettazioni telefoniche e ambientali sono contenute nel verbale di arresto di Ingrassia e Vitrano esaminato dal gip Alajmo. Il deputato regionale Api Mario Bonomo, cui si fa riferimento nell'intercettazione non risulta indagato. Dalle intercettazioni emerge un patto fra l'ex socio dell'imprenditore che ha denunciato e Ingrassia. Grazie all'interessamento del deputato del Pd avrebbero snellito le pratiche dei cantieri per gli impianti fotovoltaici. L'imprenditore aveva raccontato agli inquirenti che il 24 febbraio Ingrassia, ingegnere alle sue dipendenze e direttore dei lavori nei cantieri di Roccamena (Pa) e Francofonte (Sr), gli aveva spiegato che ci volevano cinquanta mila euro: "Voi avete preso, fatto questi lavori... grazie ad un intervento speciale del sottoscritto a seguito di una richiesta espressa di due politici, mi hanno detto guardi dobbiamo dare questo incarico… siamo andati la e voi avete preso questi lavori ed avete fatto strada avevamo un accordo economico con Gaspare e con -omissis- (fa nome e cognome del socio dell'imprenditore che ha denunciato)".
"A questo lavoro eravamo rimasti che 10 mila euro a megawatt, sarebbero stati 10 mila euro a megawatt, perché erano 6,3 megawatt, sarebbero stati in ogni caso corrisposti, infatti eravamo rimasti per 70 mila... poi c'é stato il problema che voi due megawatt non li avete potuti fare perché vi hanno tolto una serie di discussione contro discussione c'erano problemi di pagamento... ed eravamo rimasti che 50 mila euro sarebbero stati dati a queste persone, senza le quali voi non avreste potuto lavorare A questi due politici. Che se lei vuole ora ci sediamo in macchina e ci andiamo... glielo dico, sono due, uno un onorevole del Pd ed uno di Api, ci andiamo e li incontriamo, uno si chiama Gaspare Vitrano".
Ingrassia spiega all'imprenditore: "... lei mi deve dire domani quanto mi consegna e io dopo glielo vado a dire e come facciamo per gli altri cioé dobbiamo pagare queste persone?... No non mi interessa, non mi interessa, domani mattina lei cortesemente non mi deve dare meno di ventimila euro, domani pomeriggio lei deve venire qua con non meno di 20 mila euro, se non succede... lei ha finito di lavorare... Le assicuro che le fanno finire di lavorare... lei ha cinque... sei... quattro cantieri... sette cantieri... glielo assicuro questo è il discorso... perché questo è in grado di fare la politica...".
L'incontro col parlamentare regionale Pd viene fissato in via Principe di Belmonte, da dove si spostano assieme in moto fino a raggiungere l'Asp di via Cusmano. Durante il tragitto Ingrassia dice: "Se qua tutti ci comportiamo bene possiamo lavorare per i prossimi 10 anni!... Se ci comportiamo male abbiamo finito... Quanto hai portato?". "Diecimila euro! No vabbé lunedì gli faccio avere gli altri 10, tranquillo! Lunedì entro le 11 ha tutto...".

Spuntano altre tangenti. La tangente di diecimila euro non sarebbe l'unica incassata dal deputato Gaspare Vitrano per agevolare l'iter burocratico di alcuni impianti fotovoltaici. A raccontarlo, nel corso dell'interrogatorio davanti al Gip, è stato l'ingegnere Ingrassia, secondo cui, Vitrano in passato avrebbe intascato ventimila euro per un altro cantiere. Un particolare che trova conferma anche dalle intercettazioni: "Ci hanno riconosciuto tutto, tutto. Hanno riconosciuto i signori a questa terza parte e ci può parlare lei con i due fratelli", diceva riferendosi a due imprenditori di cui nel verbale di arresto viene specificato il cognome. Gli inquirenti sono convinti di avere scoperto un sistema ben strutturato. Più che agevolare le pratiche, il deputato sarebbe stato pagato preventivamente per non ostacolarle. Ingrassia spiegava, infatti, all'imprenditore che lo ha denunciato: "Le assicuro che le fanno finire di lavorare, perché questo è in grado di fare la politica, questo è in grado di fare con ispettorato del lavoro, questo sono in grado di fare con gli assessorati, questi sono in grado di fare, io le do questo consiglio dopodiché lei è libero di regolarsi come vuole".
Ingrassia sarà di nuovo interrogato, probabilmente domani, dai pubblici ministeri Maurizio Agnello e Emanuele Ravaglioli.
Perquisizione nell'ufficio di Vitrano. Ieri gli investigatori hanno perquisito l'ufficio del deputato regionale del Pd, Gaspare Vitrano. L'ufficio si trova al piano parlamentare di Palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea siciliana. Vitrano ricopre il ruolo di deputato-segretario e fa parte del consiglio di Presidenza dell'Ars, per questo motivo ha diritto a una propria stanza, separata da quelle del gruppo del Pd dove ogni deputato ha la propria scrivania.

L'energia rinnovabile e gli "affari politici". Dopo lo scandalo che ha travolto il deputato Vitrano, il settore dell'eolico e del fotovoltaico catalizza l'attenzione degli inquirenti. E nuova linfa per le indagini viene dalle parole di imprenditori attivi nell'ambito delle energie alternative come Salvatore Moncada che - come riporta "Repubblica Palermo" in edicola stamani - denuncia di avere subito pressioni da parte di un burocrate della Regione. "In cinque anni non ho mai ottenuto un'autorizzazione per il fotovoltaico – dice l'imprenditore che nell'era Cuffaro ha avuto decine di autorizzazioni per l'eolico - ma non ho ottenuto nemmeno un diniego né tanto meno una richiesta di integrazione della documentazione. Le mie istanze sono state semplicemente ignorate. Ma non tutte subiscono lo stesso trattamento. Come dimenticare quel dirigente generale che nel 2009 ha rilasciato una quindicina di autorizzazioni tutte alla stessa impresa? E dire che in un anno intero di autorizzazioni ne erano state rilasciate sì e no una trentina. Quel dirigente - ha denunciato Moncada - è lo stesso che all'inizio del 2009 mi aveva proposto durante un pranzo al quale mi aveva invitato se ero interessato a rilevare un progetto eolico già autorizzato. Io rifiutai perché chiedevano circa 12 milioni ma decisi di non ignorare quanto accaduto. La cosa più grave è che il dirigente ha cambiato settore ma è ancora ai vertici della burocrazia".
[Informazioi tratte da Ansa, Lasiciliaweb.it, LiveSicilia.it]
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