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Si è difeso per tre ore, rispondendo alle domande del pm Maurizio Agnello, il deputato Gaspare Vitrano, arrestato l’11 marzo mentre intascava una presunta mazzetta da un imprenditore del fotovoltaico (LEGGI). Vitrano, detenuto nel carcere di Termini Imerese, avrebbe fornito qualche elemento in più sulla vicenda, che dovrà adesso essere riscontrato dagli inquirenti.
Sull’interrogatorio di Vitrano i pm e il difensore Vincenzo Lo Re mantengono il più stretto riserbo. Vitrano durante l’interrogatorio di garanzia era caduto in qualche contraddizione. All’inizio, infatti, aveva dichiarato di non conoscere l’imprenditore che gli avrebbe dato la mazzetta di 10.000 euro e che il denaro era destinato a Pier Giorgio Ingrassia, pure lui arrestato come mediatore della concussione. "Ero andato per dirimere un contrasto tra l’ingegnere e quell’imprenditore, ma siccome Ingrassia era in motocicletta e aveva paura di trasportare i soldi ho preso io la busta", avrebbe detto. Dopo le contestazioni del pm, Vitrano avrebbe ammesso di avere preso i diecimila euro, giustificando la mazzetta come il "conferimento di nuovi capitali per la società che aveva attivato con Ingrassia nel settore fotovoltaico". Dopo l’interrogatorio i magistrati hanno deciso di svolgere nuovi accertamenti.
Nei giorni scorsi, in un lungo e nuovo interrogatorio, Pier Giorgio Ingrassia ha risposto alle domande del pm Emanuele Ravaglioli fornendo elementi ulteriori sul mercato delle concessioni di nuovi impianti di energia alternativa. L'ingegnere "mediatore" ha raccontato come funzionava, come si oliava il sistema delle tangenti nel fotovoltaico.
Secondo indiscrezioni, Ingrassia pare che abbia anche parlato del ruolo di alcuni funzionari della Regione "disponibili" a creare artificiosi ostacoli burocratici per indurre gli imprenditori a pagare le mazzette. Sull’interrogatorio, che avrebbe allargato il quadro dell’inchiesta, viene mantenuto il massimo riserbo. Non è stato neppure chiarito se ci sarà un altro interrogatorio e se le risposte di Ingrassia possano preludere a una collaborazione.
Secondo i magistrati della Procura di Palermo il "caso Vitrano" non sarebbe isolato ma viene ricondotto a una pratica molto consolidata. L'ingegnere arrestato avrebbe raccontato di un "sistema" di corruzione ma anche del "tariffario" imposto per il rilascio delle licenze per nuovi impianti. Tracce di questi meccanismi sono già entrate nell’inchiesta attraverso le conversazioni, registrate dalla polizia, tra Ingrassia e l’imprenditore taglieggiato. Ingrassia aveva già fatto qualche ammissione durante il primo interrogatorio. La perquisizione nell’ufficio di Vitrano all’Assemblea regionale siciliana aveva anche fatto ritrovare alla polizia documenti su progetti presentati all’assessorato regionale all’energia.
[Informazioni tratte da Ansa, Corriere del Mezzogiorno.it]
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