"I Patrioti termitani" e l'Unità d'Italia in Sicilia

A Termini Imerese una conferenza per il 90° anniversario della morte di Francesco Denaro Pandolfini

Quando
giovedì 24 ottobre 2019
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Per celebrare il 90° anniversario della morte del Patriota e letterato termitano Francesco Denaro Pandolfini (1843-1929), giovedì 24 ottobre 2019 si terrà a Termini Imerese (PA), alle ore 11.00, presso l'Istituto di Istruzione Superiore di Seconda Grado "Gregorio Ugdulena" la conferenza dal titolo: "I Patrioti termitani".

Il programma della conferenza: 
Saluti: Prof.ssa Patrizia Graziano (Dirigente Scolastico)
Relatori: Generale Mario Piraino (Storico) "Francesco Denaro Pandolfini e i picciotti termitani"; Patrizia Bova (Accademia Mediterranea Euracea di Scienze, Lettere e Arti, Termini Imerese); Dott. Geol. PhD Antonio Contino (Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare, Università di Palermo) "Il Castello di Termini Imerese tra Geologia e Storia"; Michele Nigro S.Ten. Rcpl G.d.F. (Ricercatore Storico Militare) "La Guardia di Finanza nel Risorgimento siciliano".

Introduce e modera: Dott. Rosario Ribbene (Giornalista)
Sarà presente:il  Dott. Girolamo Di Fazio (Commissario Straordinario della Città di Termini Imerese). Inoltre, saranno presenti, il Dott. Sergio Merlino D'Amore, Presidente dell'Archeoclub d'Italia, sede di Termini Imerese e la Prof.ssa Flora Rizzo, Presidente dell'Archeoclub d'Italia sede di Cefalù.

Francesco Denaro Pandolfini

Francesco Denaro Pandolfini, da giovane prese parte ai moti rivoluzionari del 1860, dandone un resoconto scritto  nel suo: "Cronache Terminesi dell'anno 1860", pubblicato cinque anni dopo. Ricordiamo questo patriota e letterato termitano attraverso le pagine di Ignazio Candioto nella sua "Civitas Splendidissima" (Termini Imerese). Leggenda e storia con documenti. A cura del Fascio di Combattimento di Termini Imerese e pro Opere Assistenziali. Scuola Salesiana del Libro, 1940, XII+273+7 pp.

"Mi sia concesso, prima di por fine a questi brevi note di glorie nostre, di parlare anche di Francesco Denaro Pandolfini che, apprezzatissimo e stimatissimo per il suo ingegno e per le sue opere fuori della sua, della nostra Città, in Italia ed all'Estero, non ha avuto, fino ad oggi, dai suoi concittadini, per onorarne la memoria, che la intitolazione di una strada.

Nato l'11 novembre 1843, educato nel nostro Liceo all'amore per le lettere ed all'amore di Patria, prese parte, giovanissimo, militando, si direbbe oggi, tra gli estremisti, alla rivoluzione del 1860, descritta da lui cinque anni dopo in un opuscolo che menò allora grande rumore.
Fiero della parte avuta nella redenzione della Patria "non mosse ciglio né piegò sua costa" neanche dinanzi alle minacce più gravi: disdegnoso dei mezzi termini, fu disinteressato, franco, leale ed onesto fin quasi, direi, all'assurdo.

A soli 24 anni insegnò lettere in Palermo negli istituti Margherita, Epicarmo, Veneziano e Randazzo, e fu membro stimatissimo dell'Accademia di lettere e scienze ed arti presieduta in quell'epoca dal dotto latinista Giuseppe De Spuches, Principe di Galati.
Fu intimissimo del Pitrè, di Ugo Antonio Amico, di Eliodoro Lombardo, di Salomone Marino, del Marinuzzi, di Mons. Di Giovanni, di Mons. Carini. A causa della malferma salute, fu costretto a rinunziare ad una cattedra di liceo offertagli dal Senatore Perez, allora Ministro della Pubblica Istruzione, e più tardi, ad un posto a sua libera scelta nella biblioteca Vaticana, offertogli da Mons. Carini. Tornato in patria per la morte del padre, vi rimase: ebbe affidata la direzione didattica nelle nostre scuole e per trenta anni dedicò la sua vita alla scuola ed alle lettere. Scrittore forbito, poeta squisito, di profonda dottrina, eccelse su tutti i poeti del suo tempo con le sue versioni di latino.

Di esse, la illustre poetessa Vittoria Aganoor Pompili ebbe a scrivere all'Autore: «Queste non sono versioni, ma Ovidio, Propezio, Tibullo e Claudiano stessi che scrivono o meglio riscrivono in italiano i loro versi latini, che in italiano dicono i loro pensieri e le loro fantasie, i sentimenti favoriti della loro anima».

Ed il Prof. Romorino in «Atene e Roma» del dicembre 1904 N.ro 71-72 ebbe a scrivere: «di traduzioni in versi di poeti latini se ne pubblicano tante, ma di rado avviene imbattersi in versioni così spontanee, così veramente poetiche, come quelle che si leggono in questo libro di Saggi... 
Il pregio principale di questi saggi di versioni sta non tanto nella quasi sempre riproduzione fedele del pensiero e dei sentimenti dell’Autore tradotto, quanto nella spontaneità delle frase e nella scorrevolezza armoniosa del verso. Non ti pare di avere davanti delle traduzioni, ma di componimenti originali e di recente fattura... Già s'era fatto conoscere nella repubblica letteraria con un volume di versi originali che fu accolto con plauso dagli intelligenti come prodotto di una ricca e facile vena. Ora con questo volume di versioni ha dato la prova dei buoni studi suoi ed ha fatto vedere con quale preparazione a base di classicismo abbia egli nutrito il suo spirito».

All'amore per le Muse accoppiò quello per la sua terra e per l'Italia, e fu uno dei primi che abbe la chiara visione di quanto il Fascismo avrebbe fatto per l'Italia nostra, e nei colloqui che raramente aveva con gli intimi che lo visitavano durante la sua solitudine, mostrava la sua profonda ammirazione per il Duce che entusiasticamente raffrontava con Cesare, Napoleone e Macchiavelli.
Morì, compianto da tutta la cittadinanza e dal mondo letterario italiano, il 3 aprile 1929.
Di lui lasciò un autoritratto in un sonetto inedito che con l'autorizzazione della figlia sig.na Quirina mi piace trascrivere:

Su questa fronte crin castagno e folto,
picciolo occhio, ceruleo, vivace,
sottil corpo, bel collo, asciutto il volto,
rapido agli atti, nei disegni audace.
Nelle vesti negletto e disinvolto,
un po rude, fantastico, tenace,
sempre a schietto linguaggio il labbro sciolto,
muovo la guerra e poi desio la pace.
Pronto all’ira, al perdono, al pianto, al riso,
ama i bimbi e i poeti il genio mio,
amico ai buoni, ai farabutti inviso.
Nell’età verde amai le donne anch’io:
or delle donne alla beltà del viso
credo soltanto e sol confido in Dio.

Il convegno è patrocinato dal Comune di Termini Imerese; dall'Istituto di Istruzione Superiore di Secondo Grado "Gregorio Ugdulena"; dall'Associazione Nazionale Finanzieri d'Italia Sezione di Palermo; dal Comitato Spontaneo Studio Fortificazioni Militari; dall'Archeoclub d'Italia Sezione di Termini Imerese; dall'Archeoclub d'Italia Sezione Cefalù; dall'Accademia Mediterranea Euracea di Scienze, Lettere e Arti - Termini Imerese; dal Gruppo Ricerca Ecologica; dall'Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici; da RodoArte Associazione Onlus e da TeleTermini.

Giuseppe Longo

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