"La città aurea - Urbanistica ed architettura a Ragusa negli anni Trenta"

Una mostra che indaga i profondi cambiamenti urbanistici e architettonici che cambiarono profondamente Ragusa

Quando
da venerdì 07 febbraio a martedì 25 febbraio 2020
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Una città divenuta capoluogo di provincia, desiderosa di crescere, destinata a trasformarsi da agricola ad industriale. Cambiamenti di un assetto urbano, tra la prima e la seconda guerra mondiale, che fecero di Ragusa “la città aurea”. Opere pubbliche nuove, come piazze, edifici, ospedali. Ma anche l’arrivo di grandi architetti e urbanistici che hanno creato e dato nuovi spunti, riuscendo a coinvolgere i talenti locali, senza oscurarli ma facendoli riflettere di propria luce. Una mostra, promossa dalla Soprintendenza di Ragusa, indaga questi profondi cambiamenti che riguardarono proprio Ragusa, accendendo i riflettori su quei passaggi chiave che portarono la città, in pochi anni, a risplendere e ad affermarsi nel nuovo ruolo di capoluogo di provincia.

La mostra intitolata “La città aurea - Urbanistica ed architettura a Ragusa negli anni Trenta”, curata e progettata da Carlo Giunta insieme al comitato scientifico formato dal soprintendente Giorgio Battaglia, dallo storico Giorgio Flaccavento, dall’archeologo Saverio Scerra e dall’architetto Titta Tumino, sarà visitabile fino al 25 Febbraio alla Sala Borsa della Camera di Commercio di Ragusa.

La mostra fa parte di un ciclo di iniziative volute dalla Regione Siciliana che toccano i vari capoluoghi di provincia per concludersi con un’esposizione finale a Palermo. Un appuntamento che consente di scoprire (e riscoprire) progetti che in quegli anni hanno profondamente cambiato Ragusa, e nel contempo avviare, a quasi un secolo di distanza, una nuova e corale riflessione sul futuro urbanistico di questa città. 



“La città aurea” degli anni Trenta, in quell’azione di cambiamento, si è avvalsa di grandi progettisti di fama nazionale e internazionale ma anche di artisti e architetti locali che hanno fin da subito trovato lo spazio per proporre le proprie idee in un’ottica di crescita collettiva. La mostra offrirà dunque dei focus su Ernesto La Padula, a cui si deve la progettazione di piazza Libertà, esempio tra i più importanti in Italia di architettura razionalista, ed ancora Ugo Tarchi che progettò il palazzo di Governo collegandolo all’ottocentesco palazzo del Comune, e poi Duilio Cambellotti a cui si devono gli affreschi dei saloni della Prefettura o Francesco Fichera che progettò gli edifici che ospitano la Camera di Commercio.

Un focus specifico riguarderà Francesco La Grassa, autore del piano regolatore generale in vigore negli anni Trenta, lo strumento urbanistico che guidò e regolamentò i cambiamenti della città, prevedendo anche grandi opere, alcune mai realizzate, come un doppio ponte a fianco del ponte vecchio o un grande politeama che non ebbe mai la luce. Ma anche grazie a quel piano, nacquero la prima grande scuola pubblica, quella di via Ecce Homo, l’ospedale Civile, la Casa del Mutilato, il palazzo del Consiglio provinciale dell'Economia (oggi Camcom), il palazzo delle Poste con la sua piazza, piazza Libertà, prevista prima circolare e poi realizzata a forma di trapezio e altri importanti palazzi che diedero sostanza al giovanissimo capoluogo di provincia. A fianco di questi progettisti, come evidenzierà la mostra, ci furono anche artisti e progettisti locali, come Antonio Cannì, Salvatore Cascone, Carmelo Cappello, Arturo Di Natale, Giovanni Biazzo che diedero un fattivo contributo in quella fase di crescita.

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