Apriti cielo, di Franco Politano

Il percorso espositivo pensato per i luoghi cosi intrisi di storia, è un omaggio alla stessa storia dell’umanità

Quando
da venerdì 01 giugno a domenica 30 settembre 2018
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  • Location: Oratorio dei Bianchi
  • Indirizzo: Via Dello Spasimo - Palermo
  • Quando: dall'1 Giugno al 30 Settembre 2018
  • Autori: Franco Politano
  • Curatori: Giacomo Fanale
     

Presso l'Oratorio dei Bianchi a Palermo è in esposizione la personale di Franco Politano intitolata 'Apriti Cielo', realizzata grazie al contributo di Banca Generali, è ispirata al forte significato del prestigioso spazio espositivo che la ospita, l’Oratorio dei Bianchi. Il percorso espositivo pensato per i luoghi cosi intrisi di storia, è un omaggio alla stessa storia dell’umanità

Un umanità che si mostra nella sua vera essenza, attraverso la semplificazione di un percorso di conquiste morali, e di una espiazione delle colpe universali di una umanità per la sua stessa natura ambigua e duale, sempre in aperto conflitto tra bene e male. Un percorso di conquista e di espiazione dunque, che qui vuole rappresentarsi. L’artista con la sua sensibilità, riesce attraverso un percorso filologico fatto di simboli di riferimenti intrisi di misticismo, ad aprirsi ad una visione più alta, che se pur conscia dei propri limiti, va oltre la condanna di cui la storia è memore dei molti misfatti perpetuati in ogni tempo, e di una umanità tradita a favore di valori non sempre prodighi di bene, sebbene eternati a tal fine.

Eleggendo le sue opere a rappresentarne l’umanità subente ed impotente, l’artista vuole esprimere la sua rabbia repressa, rappresentata con tanta vemenza per molto tempo celata. Ed è attraverso metafore che un umana debolezza viene messa a nudo. Una denuncia quindi della propria natura, tradita ed oltraggiata, dove si Franco Politano, poeta di un rimario suo personale, in cui ogni gesto, ogni simbolo risuona di gestualità poetica. Le opere da sole, ognuno nel proprio significare, sono le rime di una poesia solidale all’umano sentire. L’uso di materiale povero e non solo, in parte materiale di riciclo, materializzano l’umano rinnovarsi di valori che il tempo ha impregnato di sudore e di sofferenza. Ogni materiale di recupero è di per se storia. Una storia della storia che si coniuga con l’umano patire di una vita che si rinnova sempre e comunque, conservando quanto rimasto del suo essere primitivo. I titoli stessi delle opere, sono lo specchio della denuncia e della condanna che l’opera manifesta simbolicamente di un umanità compromessa fautrice di indicibili nefandezze prodotte a danno della sua stessa sopravvivenza.

La grande corona di spine sospesa, posta a raffigurare l’amore per l’umanità di Colui che con tanta sofferenza si è fatto carico della cattiveria dell’umanità intera, nel luogo stesso in cui il tribunale d’inquisizione ne oltraggiava nel Suo nome la dignità dell’umanità. Dunque denuncia e non solo, riflettere su quanto il pensare e l’agire dell’uomo ha male interpretato i valori più alti promulgati anche dal Cristianesimo nel nome dell’unico Dio. Uomini che confondono l’amore con il possesso dell’altro, che si trincerano dentro le mura domestiche per compiere i loro misfatti nel segno di un amore che diventa criminale. Umanità condizionata da secolari pregiudizi chiusa ad ogni accettazione del diverso, alla condanna senza appello, a perpetuare le crudeltà più estreme. A questa rappresentazione estrema e desolante, l’artista vuole contrapporre un idea di umanità, quella a cuioffrire la porta alla speranza, una speranza, qualunque essa sia e da qualunque parte avvenga, dal crocifisso posto appena varcata la soglia, alla porta degli angeli su un orizzonte infinito a cui affidare i propri aliti di speranza. Non ultimo un cielo incombente di speranza a cui rivolgere lo guardo perché lì sta la soluzione di ogni conflitto. Questo cielo dunque la cui chiave è lì, pronta a dare risposte, basta dunque attendere che dalle implorazioni “apriti cielo” avvenga il conforto all’inquieto vivere.

Verso l’alto scrive la Direttrice del Polo Evelina De Castro” riporta i luoghi al loro pathos senza tempo perchè di ogni tempo, di ogni passaggio storico, politico o religioso, riporta le emozioni alla esperienza individuale, drammatica e interiore attraverso il percorso che dall’esterno all’interno, dal basso verso l’alto, dalla chiesa della Vittoria all’Oratorio dei Bianchi, da avvio a un viaggio interiore in cui la materia dell’arte dei secoli passati, carica dei suoi valori estetici esaltati dalla patina storica, diviene vissuto profondamente individuale, motore di forte emotività. Le opere di Verso l’alto, non addolcite e rese rassicuranti dal filtro del tempo, richiamano ad un presente che non consente distrazioni. 

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