A Palermo, seguendo il candido barocco dei Serpotta

Tra oratori e chiese, nella Capitale italiana della cultura seguendo un itinerario serpottiano

23 giugno 2017
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Il centro storico palermitano offre ai visitatori numerose testimonianze della florida stagione artistico-culturale della Palermo capitale del viceregno di Sicilia, che ha plasmato la stessa fisionomia urbana nel fervore costruttivo del XVII secolo attraverso il lavoro di grandi artisti e sapienti maestranze. Esito formale eccezionale di questa stagione sono le decorazioni e le sculture di Giacomo Serpotta e della sua bottega, uno degli assoluti protagonisti di quest’epoca che contribuì non solo a rivoluzionare l’arte dello stucco, facendolo assurgere alla dignità stessa del marmo, ma a dare elegante veste decorativa a chiese e oratori grazie anche alla sensibilità ed alla disponibilità economica di importanti ordini religiosi e di facoltose confraternite e compagnie.
Percorrere le vie del centro storico della Capitale italiana della Cultura 2018, seguendo il candore barocco dell’arte del Serpotta, permette ai visitatori di scoprire alcune delle numerose testimonianze palermitane, spesso parte sconosciuta del paesaggio cittadino, di una precisa tipologia architettonico-funzionale, prevalentemente - eccetto alcune eccezioni - di origine laicale: gli oratori.

Le tappe del nostro itinerario

TappaOratorio dei Bianchi

Ubicato nell’antico quartiere della Kalsa, l’oratorio si inserisce in un antico e paradigmatico complesso architettonico, il cui nucleo più antico comprende i resti lignei della Porta della Vittoria, omaggio al successo di Roberto il Guiscardo sugli Arabi, che abitavano in quest’area della città. L’oratorio fu costruito al di sopra della quattrocentesca chiesa della Vittoria a partire dalla metà del XVI secolo per volere della confraternita del Santissimo Crocifisso, detta “dei Bianchi” dal colore dell’abito cerimoniale. Il complesso architettonico, dall’esterno, si caratterizza per il suo loggiato tardo secentesco, caratterizzato da possenti arcate a bugne. All’interno, l’originaria chiesa della Vittoria, presenta lungo la navata gli stucchi serpottiani provenienti dal complesso delle Stimmate, oggi collocati in un allestimento espositivo che ne ricrea la partitura e la cadenza originarie. Le statue allegoriche in stucco, di Giacomo Serpotta, sono poste sulle alte basi a "marmi mischi" a restituire il sorprendente contrasto fra il bianco dello stucco e il tripudio coloristico del commesso marmoreo. Dallo scalone monumentale del 1744 a doppia rampa si accede al primo piano, dove si trova l’oratorio, preceduto dall’antioratorio; l’aula oratoriale contiene una serie di pitture parietali del XVIII e XIX secolo, che possono essere raggruppate per dinastie e tematiche: i monocromi dei Cotardi, i temi biblici ad opera dei Mercurio e di Giuseppe Testa, mentre opera di Antonio Manno è la pala d’altare del 1800. Alle spalle dell’aula oratoriale si aprono due sale, una delle quali è il salone "Fumagalli", destinato in origine alle riunioni dei confrati e che prende il nome dell’autore dell’affresco a trompe l’oeil - Gaspare Fumagalli - datato al 1776.

TappaOratorio della Croce e Martorio di Cristo detto del Sabato

L’oratorio, ubicato all’interno della Casa Professa, vide avvicendarsi nel corso del XVII secolo la congregazione degli Artefici sotto il titolo della Purificazione della Vergine e la congregazione dell’Immacolata Concezione e S. Francesco Borgia, già fondata dai Gesuiti nel 1646. Dopo l’espulsione dei Gesuiti nel 1775 l’oratorio venne concesso alla Deputazione della Biblioteca del Senato. Solo all’inizio del XIX secolo, con il rientro dei Gesuiti, l’oratorio fu affidato alla congregazione della Croce e Martorio di Cristo detta del Sabato, fondata nel 1626 da Giuliano Colangiura. Il sabato, infatti, era il giorno in cui i congregati si riunivano per le letture del Vangelo. Nell’oratorio la dotta teologia gesuitica viene esemplificata grazie ad un complesso impaginato, creato dalla relazione tra le figure dipinte e a stucco. All’interno dell’aula, nella volta centrale, campeggia "L’incoronazione della Vergine", affresco attribuito a Filippo Randazzo (1692-1744 ca.). Datato tra la fine del XVII secolo e gli anni quaranta del secolo successivo, l’impianto decorativo delle pareti lunghe è costituito dalla scansione delle tele (che raffiguravano figure femminili dell’Antico Testamento e di cui sono rimasti oggi alloggio e titolazione) e delle statue in stucco - allegorie delle virtù - ascritte a Procopio Serpotta.

TappaOratorio del Carminello

La compagnia della Madonna del Carmine fu fondata nel 1586 e dal 1590 ebbe la sua sede in questo oratorio. La mole compatta e semplice degli esterni cela la ricchezza e la raffinatezza della decorazione scultorea interna. L’apparato plastico pone dei problemi attributivi e di datazione poiché privo di unità stilistica: si è ipotizzata la realizzazione della zona presbitreriale a cura di Giuseppe Serpotta e la raffinata controfacciata a cura di Giacomo Serpotta. La decorazione, databile tra la fine XVII secolo e i primi decenni del secolo successivo, comprende due medaglioni con la "Natività" e il "Riposo in Egitto" sormontati da cherubini e retti da due coppie di angeli. I due gruppi scultorei inquadrano una cornice curvilinea su cui poggiano due statue allegoriche della "Mansuetudine" con l’agnello e della "Compassione".

TappaOratorio di San Giuseppe dei Falegnami

Ubicato nell’edificio del complesso universitario della Facoltà di Giurisprudenza, l’oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami costituisce un eccezionale esempio del barocco siciliano. Ad esso si accede dall’ingresso originale di via D’Alessi, attraverso un portale che mostra i segni dei rimaneggiamenti ottocenteschi. Il vestibolo presenta una volta decorata con motivi a stucco del Seicento e da questo si accedeva ai due oratori che erano anticamente presenti nel complesso. L’aula dell’oratorio è interamente decorata da stucchi dei primi del Settecento - attribuiti a Giuseppe Serpotta aiutato probabilmente da Procopio - in cui si inseriscono gli affreschi tardosettecenteschi. L’intero apparato iconografico dell’oratorio rimanda più alle due congregazioni originarie, ovvero quella del SS. Sacramento e di Gesù, Giuseppe e Maria, che a quella dei Falegnami.

TappaOratorio di San Mercurio

L’oratorio, che insiste sul cortile di S. Giovanni degli Eremiti, fu fondato da un gruppo di nobili palermitani, i quali realizzarono l’edificio per la compagnia della Madonna del Deserto o della Madonna della Consolazione in San Mercurio, fondata nel 1572. L’apparato in stucco dell’aula e dell’antioratorio, caratterizzati da putti e cherubini dai movimenti vigorosi e giocosi, è stato attribuito a Giacomo Serpotta - che avrebbe iniziato i lavori in questo oratorio alla morte di Antonio Pisano - coadiuvato nell’opera dal fratello Giuseppe e dal figlio Procopio.

TappaOratorio di SantOrsola

L’oratorio afferiva alla compagnia Compagnia di Sant'Orsola o dell’Orazione della morte o dei Negri (dal colore dell’abito indossato dai confratelli), fondata nel 1569. L’interno dell’oratorio presenta delle decorazioni a stucco seicentesche con putti, festoni e ghirlande, ma anche ossa e teschi, di pregevole fattura - attribuite a Giacomo Serpotta. Affreschi, dipinti e decorazioni arricchiscono soffitti e pareti. Le decorazioni a stucco nella volta inquadrano entro tre medaglioni gli affreschi con riferimenti alle pietose attività della compagnia. Al centro della volta un affresco del XVII secolo riproduce il simbolo dei Negri. I temi affrescati sulle pareti si rifanno a episodi della vita della Santa, a cui è dedicato anche il dipinto Trionfo di Sant'Orsola, di Giacomo lo Verde. L'altare ligneo ottocentesco riporta al centro il monogramma mariano. La controfacciata presenta una tela raffigurante una Deposizione - precedentemente attribuita al Novelli - caratterizzata da elementi dello stile fiammingo.

TappaOratorio della Madonna del Soccorso

L’oratorio, a cui si accede dal chiostro della Chiesa di S. Agostino, è stato interamente rimaneggiato in anni recenti. Dell’antica fisionomia permangono le decorazioni a stucco settecentesche, le cui cornici definivano lo spazio delle finestre sui lati. La controfacciata dell’aula presenta i resti di un affresco raffigurante S. Giuseppe e il Bambino. L’oratorio, dedicato alla Madonna del Soccorso, presentava anticamente una copia della miracolosa immagine omonima, oggi ubicata nella chiesa di S. Agostino.

TappaOratorio di San Marco


Foto www.francescoinviaggio.it

L’oratorio di San Marco, parallelo all’omonima chiesa, presenta un portale in pietra arenaria scolpita, databile al terzo decennio del XVII secolo, sebbene la decorazione della piccola facciata presenti dei motivi rococò del XVIII secolo. La decorazione interna presenta delle esili cornici settecentesche in stucco che disegnano la disposizione decorativa degli elementi. I sovrapporta in legno dei portali, rispettivamente ubicati sulla controfacciata e sui lati del presbiterio, mostrano le effigi dei quattro Evangelisti. Il presbiterio, dalla volta a botte, contiene un altarino dipinto, sormontato da un’edicola barocca a stucco.

TappaOratorio di SantOnofrio

L’oratorio di Sant'Onofrio fu edificato per volere dell’omonima compagnia alla fine del XVI secolo, di fronte a una fonte in cui confluivano le acque del Papireto. L’edificio, compatto e squadrato, presenta un portale neoclassico, con una coppia di colonne corinzie. Nell’antioratorio, una nicchia custodisce il simulacro in cartapesta di Sant'Onofrio realizzata nel 1603 dal "Cieco di Palermo". L’aula, fortemente rimaneggiata negli ultimi duecento anni, presenta le pareti ripartite da lesene corinzie a finto marmo, alternate alle finestre. Al centro di ciascuna parete dei lati lunghi vi sono delle cappelle con altare. L’area del presbiterio ospita un altare marmoreo neoclassico sormontato da un Crocifisso ligneo della metà del XVIII secolo, mentre la pregiata pala d’altare - attribuita allo Zoppo di Gangi - raffigurante La morte di S. Onofrio, si data al 1609-1610 e anticamente doveva essere incorniciata da stucchi di Giacomo Serpotta.

TappaOratorio di Santo Stefano al Monte

Ubicato nell’antico piano della "Panneria", l’oratorio venne fondato nel 1589 dalla Compagnia di Santo Stefano. L’esterno presenta una facciata a capanna con sottili lesene, dal profilo lineare e squadrato. L’interno ad aula presenta stucchi di Procopio e Giovan Maria Serpotta del 1755 e tracce di affreschi. La decorazione dell’aula si incentrava sulle tele seicentesche attribuite al pittore genovese Bernardo Castello e alla sua bottega, intitolate al Santo titolare e oggi ubicate al Museo Diocesano. L’oratorio venne rimaneggiato nel XIX secolo.

TappaOratorio del S.S. Crocifisso alla Magione

La congregazione del S.S. Crocifisso - che attendeva alle pratiche di pietà e di assistenza agli ammalati - ricevette nel XVIII secolo dal cardinale Branciforti la concessione di un locale ricavato nell’antico refettorio della chiesa della Magione. All’interno, l’oratorio presenta un affresco quattrocentesco raffigurante Il Crocifisso, la Madonna e S. Giovanni, che era ubicato sull’altare dell’oratorio e che da restauri recenti ha svelato un ulteriore frammento di un affresco del Duecento. L’aula rettangolare mostra sui lati lunghi una cornice inserita in un’edicola formata da una coppia di lesene composite e gli scanni. Sulle pareti, inoltre, si sviluppa un fregio continuo con motivi fitomorfici, ed elementi ovali a stucco, all’interno dei quali erano affrescate scene bibliche, ormai pressoché danneggiate.

TappaOratorio dell’Immacolatella


Foto www.palermodavedere.it

Costruito sul finire del XVI secolo e rinnovato nella prima metà del XVIII secolo, l’oratorio si ubica tra la Chiesa di San Francesco d’Assisi e l’Oratorio di San Lorenzo e per la composizione e decorazione costituisce gioiello del barocco palermitano. Costruito su tre elevazioni, l’oratorio presenta un portale incorniciato da false colonne e sormontato dalla statua dell’Immacolata. L’interno presenta numerose decorazioni scultoree di diversi materiali, come nell’antioratorio i due medaglioni in stucco raffiguranti San Gioacchino e Sant’Anna e i rilievi marmorei descriventi l’Annunciazione e la fuga in Egitto. Lungo le pareti dell’oratorio si dispone una sequenza di medaglioni che ritraggono i Dottori della Chiesa e le tele della fine del XVIII secolo, raffiguranti l’Assunzione di Maria in cielo e l’Adorazione. L’area dell’altare presenta un simulacro dell’Immacolata, del XVII secolo, che si ubica fra due coppie di colonne tortili in marmo rosso a sostengono la trabeazione del frontone, caratterizzato dalla presenza dell’effigie in stucco dell’Altissimo, opera di Procopio Serpotta, autore anche delle altre decorazioni in stucco dell’oratorio. Infine, la volta dell’oratorio è affrescata e le parti in rilievo che narrano episodi della vita della Vergine.

TappaOratorio di San Lorenzo


Foto www.ilgeniodipalermo.com

Costruito intorno al 1570 dalla Compagnia di San Francesco d’Assisi, sui resti di un’antica chiesetta dedicata a San Lorenzo, l’oratorio fu punto di riferimento e sede della Compagnia (che dal 1574 fu definita dei "Bardigli" per il colore turchino degli abiti) – a cui appartenevano i mercanti genovesi - fino al 1950. La controfacciata e le sue decorazioni furono gravemente danneggiate nel 1943, restaurate e ricostituite nel 1945 da Filippo Mignosi. L’oratorio, il cui prestigio era arricchito dalla pala d’altare caravaggesca (il cui soggetto era la Natività) - trafugata nel 1969 - è impreziosito dagli stucchi di Giacomo Serpotta, la cui attività in questo sito si colloca tra il 1699 e il 1706. Per il suo eccezionale apparato plastico a rilievo, l’Oratorio di S. Lorenzo è considerato uno dei capolavori dell’artista: lungo le pareti sono rappresentati episodi della vita dei Santi Lorenzo e Francesco, attraverso una successione di "teatrini", scandita dalla presenza delle aggraziate statue allegoriche. Infine, il movimento delle figure di gesso è incrementato dalla presenza, in tutto l’apparato decorativo, di putti intenti in scherzi e giochi, che alleggeriscono, con la gioia e la spensieratezza, la seriosità dei motivi religiosi principali.

TappaOratorio di Santa Caterina d’Alessandria all’Olivella

La confraternita di S. Caterina, fondata nel 1401, ricevette in concessione dall’Arcivescovo di Palermo l’antica chiesa di S. Rosalia nella contrata dell’Olivella nel 1414. Nel 1593 la confraternita fondò la compagnia omonima, realizzando una nuova chiesa e un oratorio, quest’ultimo completato nel 1638. L’oratorio una squadrata volumetria esterna e si risolve internamente in un complesso apparato iconografico di stucchi e pitture. La magnifica decorazione interna a stucco è opera di Procopio Serpotta, membro della confraternita insieme al figlio Giovan Maria, dal 1725. La configurazione seicentesca, in parte modellata da Gaspare Serpotta nel 1658, venne rimodernata nella configurazione attuale da Procopio Serpotta e Domenico Castelli dal 1719. Il complesso apparato plastico, probabilmente uno dei migliori di Procopio Serpotta, ricalca quello del padre Giacomo nell’oratorio del Rosario in San Domenico. La chiave di lettura iconografica prende le mosse dalla santa titolare, Caterina d’Alessandria, protettrice dei filosofi e dei teologi, tale discorso viene esplicato tramite la simultanea presenza di Allegorie e versi biblici. Le statue illustrano la commistione tra discipline teoriche e pratiche.

TappaOratorio dei Padri Filippini all’Olivella

La veste attuale dell’oratorio - una piccola cappella - risale alle modifiche del 1730 operate da Francesco Ferrino. L’aula rettangolare dal pavimento maiolicato presenta una decorazione fitta, tendente all’horror vacui: legno scolpito, intarsi e pitture a fresco dai disegni geometrici. Di particolare interesse appare la volta, che presenta al centro un affresco settecentesco, raffigurante l’apparizione della Vergine a S. Filippo Neri, attribuito alla scuola di Olivo Sozzi.

TappaOratorio del S.S. Rosario in Santa Cita


Foto www.ilgeniodipalermo.com

La compagnia del SS. Rosario in Santa Cita fu fondata nel 1570 dopo la scissione con l’omonima compagnia con sede in San Domenico ed inaugurò il proprio oratorio nel 1686. La compagnia, tra le più ricche e prestigiose, costretta ad un rigido protocollo comportamentale, si dedicava ad opere assistenziali ed alla remissione dei peccati attraverso forme di indulgenza plenaria. L'oratorio di Santa Cita rimarca lo schema tipo dell’oratorio come luogo di assemblea e di culto, con doppia funzione liturgica e sociale e col netto contrasto architettonico tra l’esterno fortemente modesto e l’interno splendidamente adorno. Al sito si accede attraverso un piccolo portale sormontato da uno scudo marmoreo che attraverso una scalinata porta al ballatoio maiolicato su cui prospettano due portali marmorei tardo-cinquecenteschi. Un ampio antioratorio conduce all’aula oratoriale, splendida nel raffinato corteo barocco di stucchi sapientemente elaborati e realizzati da Giacomo Serpotta, incaricato tra il 1685 e il 1690 di impreziosire l’intero ambiente ecclesiastico con un apparato iconografico basato sugli exempla dei Misteri e delle Virtù. L’aula rettangolare presenta i caratteri identificativi dello spazio liturgico ed insieme assembleare: il seggio dei Superiori tra le due porte d’accesso, l’altare rialzato nell’area presbiteriale e gli scanni lignei in ebano intarsiato di madreperla sulle pareti lunghe su cui sedevano i confrati per assistere alle cerimonie religiose e alle adunanze. Sulle pareti laterali un raffinato ciclo plastico, composto da putti, statue allegoriche e teatrini, illustra i Misteri Dolorosi, Gaudiosi e Gloriosi. L’episodio cardine dell’oratorio, rappresentato al centro della controfacciata alla zona absidale, è la storica battaglia di Lepanto in cui la flotta cristiana, protetta dalla Madonna del Rosario, vince contro i Turchi. Il catino presbiteriale quadrangolare fu decorato dal Serpotta tra il 1717 e il 1718: l'intervento ritenuto necessario per esaltare la magnifica tela raffigurante la Madonna del Rosario dipinta da Carlo Maratta del 1695 ed inserita sull’altare.

TappaOratorio del S.S. Rosario in San Domenico

La compagnia del SS. Rosario in San Domenico fu fondata nel 1568 e l’oratorio realizzato nei locali adiacenti l’abside della Chiesa di San Domenico intorno al 1574. I confrati dedicarono particolare attenzione all’arredo interno che doveva riflettere, per ricchezza ed eleganza, lo status sociale ed economico dei componenti la Compagnia. L’oratorio, infatti, testimonia la vivace cultura pittorica presente nella Palermo seicentesca. I pregevolissimi dipinti seicenteschi furono realizzati da artisti quali Mario Minniti, Anton Van Dyck, Pietro Novelli e Matthias Stom, tra gli altri, e nella metà del secolo l’arredo pittorico dell’oratorio era completo. Posteriormente, i dipinti seicenteschi preesistenti furono integrati con un apparato decorativo in stucco eseguito da Giacomo Serpotta tra il 1710 e il 1717. L’intervento plastico doveva valorizzare e risaltare il discorso teologico di matrice domenicana che affidava ai Misteri e alle Allegorie di Virtù la contemplazione e l’espiazione dei peccati. Il ciclo iconografico si sviluppa in senso verticale ed orizzontale attraverso un gioco di rimandi tra le tele, le statue, gli ovali e le terzine di putti. Tra le tele sono state inserite delle leggiadre statue allegoriche raffiguranti le Virtù, che riflettono il perfetto ideale della bellezza.

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