Akrai, la sentinella di Siracusa

Sulla cima di un colle sorge l'inespugnabile cittadella alleata di Siracusa

14 giugno 2016
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Nei pressi di Palazzolo Acreide, sul colle Acremonte, dalle pareti ripide e rocciose, sorge l'inespugnabile cittadella di Akrai, edificata intorno al 664-663 a.C. dai corinzi siracusani, 70 anni dopo la fondazione della città di Siracusa. Per la sua particolare posizione strategica, la cittadella, per lungo tempo, fu considerata la sentinella dei confini meridionali del territorio siracusano ed ebbe un notevole sviluppo e floridità economica. Akrai raggiunse il suo massimo splendore sotto il regno di Gerone II (275 a.C.-215 a.C.). Fedele a Siracusa, ebbe però vita politica, amministrativa e militare autonome. Nel 211 a.C., dopo la caduta di Siracusa, passò sotto il dominio romano con il nome di Acre, in seguito sotto quello bizantino, poi fu completamente distrutta dagli arabi e dimenticata per quasi otto secoli, sino a quando lo studioso siciliano Tommaso Fazello non se ne interessò. Nella prima parte del XIX secolo il barone Gabriele Judica intraprese i primi scavi archeologici da cui emerse parte dell'acropoli.

L'area archeologica di Akrai - Si può raggiungere partendo da Piazza del Popolo a Palazzolo Acreide, percorrendo via Carlo Alberto, via Acre, via Primosole, via Teatro Greco sino a giungere nei pressi degli scavi. A pochi metri dall'ingresso si offre al visitatore lo spettacolare Teatro Greco, il monumento più rappresentativo di Akrai, molto probabilmente realizzato intorno alla seconda metà del III sec. a.C., durante l'età di Ierone II. Il teatro è composto da otto scalette, con nove cunei e dodici fila di sedili, con 700 posti a sedere, è orientato verso settentrione e ha una serie di caratteristiche che lo rendono unico nel suo genere rispetto agli altri teatri del periodo classico. Prima di tutto non è di forma semicircolare, non è scavato nella roccia ma adagiato su un pendio naturale precedentemente preparato con pietrame, su cui poggiano i blocchi delle gradinate. L'orchestra inoltre non è perfettamente circolare, come si è riscontrato in tutti gli altri teatri greci, ma semicircolare e lascia apparire la scena molto avanzata rispetto ai canoni classici.

Il teatro oggi non conserva l'aspetto originario anche perchè in epoca romana subì numerose trasformazioni e in epoca bizantina addirittura, sull'area di parte della scena, venne impiantato un edificio per la lavorazione del grano, rinvenuto nel 1820. Ad ovest del teatro si può ammirare il Bouleuterion, edificio di modeste dimensioni che si apriva sull'agorà, dove si riuniva il senato (Boulé) cittadino. Oltre il muro di cinta del Bouleuterion anticamente si trovava un impianto termale di epoca romana, riadattato in periodo bizantino a battistero. Molto interessanti sono pure i resti del Tempio di Afrodite, scoperto grazie al ritrovamento di un'antica iscrizione che parlava di tre templi all'interno dell'area archeologica: Aphrodision, l'Artemision e il Koreion. Anticamente era composto da 6 colonne doriche sulla parte frontale e 13 sui lati, oggi rimangono solo i blocchi del basamento che ne delimitano il perimetro dato che molto materiale fu trafugato dagli abitanti della zona, dopo il terremoto del 1693, e impiegato per ricostruire le loro abitazioni.

Akrai era circondata da poderose mura costruite tra il IV e la seconda metà del II sec. a.C. che si innestavano in uno sperone di roccia naturale. Le mura erano provviste di due porte: quella siracusana che si apriva a poca distanza dall'attuale ingresso e quella selinuntina, sulla propaggine estrema dell'Acremonte. Un asse viario con pavimentazione lavica collegava le due porte e fendeva da est ad ovest l'abitato, mentre su di esso fiorivano le piccole arterie che si diramavano nel centro abitato.

Le necropoli - Lo sviluppo della cittadella è testimoniato dalla presenza di diverse necropoli abbastanza estese. Dietro il teatro greco per esempio si possono ammirare le Latomie, dalle quali venne prelevato il materiale necessario all'edificazione delle abitazioni e dei monumenti di Akrai, che in seguito furono adibite a necropoli. La più grande è sicuramente l'Intagliata, di forma ellittica con alte pareti, cui si accedeva attraverso una porta posta sotto il teatro e dentro erano custodite diverse sepolture di età cristiana. Particolarmente interessante è l'ipogeo della Grotta dei Cavalli, un'abitazione di epoca bizantina composta da quattro grandi vani di forma rettangolare, scavate nella roccia con accesso da uno stretto cunicolo. Nella parte meridionale della latomia si trova un piccolo ipogeo, il più bello e meglio rifinito dell'intero complesso che contiene sulle pareti anche due tombe centrali a baldacchino.

L'Intagliatella, soprannominata dall'archeologo Paolo Orsi 'Via Sacra', è la più antica delle cave ed ha una forma ad L. All'interno a varie altezze si succedono nicchie votive contenenti pinakes (tavolette o dipinti votivi) di tombe di varie epoche, ma anche di abitazioni di periodo bizantino. Quest'area è caratterizzata da uno splendido bassorilievo della prima metà del I sec. a.C., che raffigura a sinistra una scena sacrificale e a destra un banchetto degli eroi con al centro un guerriero romano che sta compiendo un sacrificio.

Il bassorilievo è di grande valore perchè è uno dei pochi in cui sono fusi modelli stilistici greci e romani. Appena usciti da Palazzolo Acreide, all'imbocco della strada provinciale che conduce a Noto si trova un'altra latomia, i Templi Ferali, butterata di piccoli incavi dove venivano messe (dal III al II sec. a.C.) le offerte votive per i defunti come piccoli vasi contenenti monete. A Sud est dall'antica Akrai sorgono invece, la Necropoli della Pinita e le altre necropoli. La Necropoli della Pinita costituisce il più appariscente monumento della vita preistorica di Palazzolo e si compone di 54 necropoli a grotticelle artificiali che si aprono sulla verticale rocciosa esistente, ben visibile dalla sottostante strada.

Santuario della dea Cibele o della Magna Mater - Oltre l'abitato di Palazzolo Acreide, lungo la vecchia strada provinciale per Noto, si trova sulla sinistra via dei Santoni che conduce al più vasto complesso di figurazioni riguardanti il culto della Magna Mater. Nel sito sono custoditi 12 grandi rilievi, che coprono un fronte di circa 30 metri, 10 dei quali riproducono la medesima figura femminile seduta, mentre gli altri due contengono scene più complesse, con diversi personaggi. Il monumento è di grande interesse perchè si tratta del più grande santuario noto dedicato dedicato al culto della dea Cibele, divinità orientale della fecondità introdotta in seguito a Roma con il nome di Magna Mater o Cerere.

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