Alla scoperta di Bronte, che non è soltanto la "Città del Pistacchio"...

Storia, Natura, Architettura della cittadina che ricade nei parchi dell'Etna e dei Nebrodi

13 marzo 2020
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Alle pendici occidentali dell'Etna si trova Bronte, comune il quale territorio ricade nel Parco dell'Etna e in quello dei Nebrodi. Viene chiamata "Città del pistacchio" perché nelle sue terre vulcaniche e argillose la coltivazione di questo frutto viene tramandato da secoli da padre in figlio.

Scorcio della Bronte storico-rurale con in primo piano un ramo di un pistacchio

Bronte fu parzialmente danneggiata dall'eruzione dell'Etna del 1651, mentre la colata lavica dell'eruzione del 1843, seppur non raggiunse l'abitato, è ricordata soprattutto per un'esplosione che costò la vita a decine di persone che morirono orribilmente dilaniate dal fuoco. Si trattò dell'incidente più grave conosciuto nella storia delle eruzioni dell'Etna direttamente associabile con l'attività del vulcano.

L'ammiraglio britannico Horatio Nelson

Nel 1799, l'ammiraglio britannico Horatio Nelson fu insignito del titolo di duca di Bronte da Ferdinando I delle Due Sicilie con una donazione significativa di terreni, fra cui il Castello e la chiesa di Santa Maria nei pressi di Maniace.

Durante il Risorgimento, il comune fu teatro di un episodio controverso, noto come i "Fatti di Bronte". L'8 agosto del 1860, parecchi (contadini) brontesi durante una rivolta uccisero 16 "cappelli". Per "cappelli" (in siciliano cappeddi o cappieddi) si intendevano i signori (latifondisti perlopiù), cui quel copricapo era riservato, mentre ai cafuni (villici) competeva la coppula o birritta. La rivolta fu soffocata da Nino Bixio; dopo un successivo sommario processo furono fucilati 5 presunti colpevoli.

Un ritratto delle sorelle Brontë

Una curiosità riguarda il cognome delle sorelle scrittirci Brontë che parrebbe provenire dal nome del comune siciliano. Il padre infatti, Patrick Prunty, avrebbe deciso di cambiare, ad un certo punto della sua vita, il proprio cognome in Brontë, in onore di Horatio Nelson di cui ebbe grande ammirazione.

Le tappe del nostro itinerario

TappaCastello di Nelson

Il castello di Nelson

L'abbazia di Santa Maria di Maniace (chiamata anche Castello di Nelson, Ducea di Nelson, Ducea di Maniace o Castello Maniaci di Bronte) è un edificio che si trova al confine fra i comuni di Bronte e Maniace. Fu fondata nel XII secolo dalla regina Margherita di Navarra, sposa di Guglielmo I di Sicilia, in onore del comandante bizantino Giorgio Maniace, principe e Vicario dell'Imperatore di Costantinopoli.

Venne donata in perpetuo, insieme al feudo (15.000 ettari di superficie), nel 1799 dal re Ferdinando I delle Due Sicilie all'ammiraglio inglese Horatio Nelson per gratitudine di aver represso la Repubblica partenopea, salvandogli il regno.

Il castello di Nelson

Oggi il sito è un complesso musealizzato. Del grandioso tempio dedicato alla Madonna dalla regina Margherita rimangono le navate, uno splendido portico gotico-normanno e l'icona bizantina della Odighitria. Dietro la chiesa, in quelli che furono i magazzini, alcuni scavi hanno riportato alla luce l'abside dell'antica costruzione normanna. Inoltre si possono osservare due torrette medievali ed un grande parco all'inglese.

Dell'antico castello rimane poco, oltre le torrette citate ed una parte della cinta muraria, in quanto gli ambienti furono riadattati dagli eredi di Nelson a scopi abitativi o a magazzini al servizio dell'agricoltura, ma sono visitabili ed espongono alcuni cimeli d'epoca appartenuti all'ammiraglio. Nel cortile interno vi è una croce celtica dedicata all'ammiraglio Nelson.

Nel parco si trova invece un piccolo cimitero, dove spicca una croce celtica in pietra nera dell'Etna, che indica la sepoltura del poeta scozzese William Sharp.

TappaBosco di Centorbi

Bosco di Centorbi

Il Bosco di Centorbi è un'area boschiva che sorge sul versante occidentale dell'Etna, nel territorio del comune di Bronte. Si tratta di un querceto sempreverde con dominanza di leccio. Il paesaggio è caratterizzato da numerosi crateri avventizi (Monte Minardo (1.304 m), Monte Peloso (1.269 m), Monte Ruvolo (1.410 m), Monti Tre Frati (1.384 m, 1.376 m), Monti Nespole (1.633 m, 1.725 m), anch'essi in genere coperti di bosco.

L'accesso escursionistico è dalla Casa Forestale di quota 1.160 metri, raggiungibile dall'abitato di Bronte percorrendo la strada in basolato lavico che conduce alla "Grotta della Neve", una neviera ricavata modificando un frammento di grotta lavica, usata in passato per la produzione di ghiaccio.

Centorbi ricorda il nome che la città di Centuripe (EN) assunse nel 1548.

TappaBalze Soprane

La spirale megalitica di Balze Soprane

Nel lembo estremo della Valle dell'Alcantara, tra i Comuni di Bronte, Randazzo e Maletto, sopravvivono le tracce di quello che potrebbe essere uno dei più antichi luogo di culto esistenti in Sicilia.

Nella località era nota da tempo, e in parte anche scavata un'altra struttura megalitica costituita da dieci lastroni di pietra lavica sbozzati e disposti a spirale (larghi 0,80/0,90 m, alti da 1,40 a 1.60 m, spessi 0,20/0,30 m, ad eccezione di uno che non è un lastrone bensì un blocco, spesso circa 0,70 m). Dell’eventuale copertura non si è conservata traccia e si ritiene probabile la struttura ne fosse del tutto sprovvista.

Tutto attorno a tale struttura (diametro complessivo di 5,30 m) è una sorta di corridoio largo 1.10 m delimitato da bassi blocchi appoggiati ad ovest ad una piccola altura che sovrasta la costruzione. Accanto ad essa sono presenti altri lastroni, circa dieci, di cui solo due nella posizione originaria, che potrebbero essere parte di una seconda struttura. Non esiste alcun indizio che indichi la cronologia, che si ritiene comunque appartenere anch'essa all'età preistorica per la tecnica costruttiva e la tipologia architettonica.

TappaReal Collegio Capizzi

Real Collegio Capizzi

Il complesso monumentale del Real Collegio Capizzi (convitto e scuole), iniziato il 1° Maggio del 1774 ed inaugurato il 12 Ottobre del 1778, è frutto dell'iniziativa e della perseveranza del­l'umile sacerdote brontese Eustachio Ignazio Capizzi che, durante i quattordici anni trascorsi nella diocesi di Monreale, maturò una straordinaria esperienza di fondazione e di costruzione di collegi.

Bronte all’epoca privo di scuole; l'analfabetismo dominava incontrastato tra il popolo, ed agli studi potevano accedere solo clero e nobiltà. Da qui il disegno generoso di dotare il suo paese di un'istituzione che consentisse ai brontesi di affinarsi e di crescere culturalmente e, a ben ragione, ritenuta la più impor­tante gloria cittadina, che pone Bronte, almeno negli ultimi due secoli, in posizione di sicura preminenza sugli altri centri della Sicilia.

Per oltre venti lunghi anni Ignazio Capizzi lavorò tenacemente alla realizzazione di questo suo sogno, affrontando e superando grandi difficoltà e ostracismi.

TappaChiesa della SS. Trinità

Chiesa della SS Trinità

Anche se non si può dire con certezza che la chiesa della SS. Trinità (comunemente detta "La Matrice") sia la più antica chiesa di Bronte, certamente però è la più grande e quella più importante e signifi­cativa dal punto di vista architetto­nico ma soprattutto storico e documentale.

Singola e isolata, la Matrice è ubicata tra le vie Matrice, Santi e S. Giuseppe, in leggero pendio su rocce laviche affioranti (ancora visibili sul fianco destro e sul retro). Non ha caratteri architettonici e decorativi tali da potere attribuire definizioni stilistiche assolute ma sulle superfici intonacate risaltano ancora alcuni elementi che, senza ombra di dubbio, la definiscono come una delle fabbriche di maggiore vetustà presenti a Bronte.

Fu edificata nella forma attuale nella prima metà del cinquecento (dal 1505 al 1579) con la fusione di due chiese: la chiesa maggiore di Santa Maria e la vicina chiesa della SS. Trinità. Santa Maria, la più grande e la più antica, probabilmente di origine normanna, era a tre navate com'è tuttora, sostenuta da dodici colonne in pietra arenaria con capitelli corinzi e foglie d'acanto e tetto a travature simile a quello dell'Annunziata. L'altra, la chiesa della Ss. Trinità, più piccola, occupava lo spazio dell'attuale transetto con ingresso dal lato dove oggi c'è l'altare barocco del Crocifisso.

TappaSantuario di Maria SS. Annunziata

Santuario di Maria SS. Annunziata

Il Santuario di Maria SS. Annunziata, Patrona con San Biagio di Bronte, è uno dei più antichi monumenti religiosi di Bronte. Sorge al margine ovest del paese, nella parte inferiore dell’antico centro storico, delimitato ora dal tracciato della circonvallazione che scende verso la contrada Sciarotta.

Esso unisce in un'unica mirabile immagine la solida espressi­vità del complesso e la forza innovativa degli elementi architettonici di ispirazione rinasci­mentale.

Di particolare bellezza è il campanile, del 1625, cuspidato e di proporzioni mas­sicce, che dà slancio all'insieme ed è caratterizzato dalle vistose parastre bugnate e dal coronamento merlato. La chiesa costruita in muratura in pietrame lavico, ha una cupola emisferica a sesto acuto con lanterna e il tetto a capanna con capriate in legno. L'interno è a navata unica e presbiterio quadrato ante coro.

TappaChiesa di San Giovanni Evangelista

Chiesa di San Giovanni Evangelista - ph Giuseppe Anzalone
Foto Giuseppe Anzalone

La Chiesa di San Giovanni Evangelista, dal caratteristico campanile di grossi conci squadrati di pietra, ricade all'interno del nucleo più antico di Bronte. Si erge su un grande scalinata lavica a ventaglio, leggermente arretrata rispetto alla sede stradale del Corso Umberto, strada d'attraversamento di tutto il centro storico brontese nonché principale asse viario e infrastrutturale della città.

Il linguaggio espressivo della chiesa risalta nella finezza e cura dei dettagli delle forme del portale lavico, lavorato secondo modanature e fregi dalle abili mani dei maestri scalpellini brontesi. Risale al 1799.

Chiesa di San Giovanni Evangelista, Cappella di Santa Rosalia - ph Giuseppe Anzalone
Foto di Giuseppe Anzalone - www.prolocobronte.it

La mole massiccia del campanile lo sovrasta dall'alto della torre merlata; la forma massiccia e tozza si conclude in alto con un volume prismatico a base ottagonale. I blocchi di pietra lavica, ben squadrati e di grosse dimensioni, sono interrotti dall'alta zoccolatura e dalla cornice aggettante della cella campanaria. Tre monofore si aprono sul lato frontale e destro.

All'interno la chiesa è adornata da sette altari con un insieme compositivo di ogni singolo altare di notevole fattura.

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