Andar per giardini in Sicilia

Un inedito percorso ecoturistico tra le essenze e i colori che i migliori giardini del Mediterraneo sanno offrire

21 giugno 2017
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La "verde isola Trinacria". Così Omero definì la Sicilia nella sua Odissea. E l'itinerario che vi proponiamo vi porterà in luoghi dove a predominare, coloristicamente parlando, è sicuramente il verde, ma nei quali, allo stesso tempo, la varietà cromatica è così ampia che la vostra vista dovrà adattarsi ad una visione "lisergica" della realtà. Straordinariamente stimolato sarà anche il vostro olfatto, sono infatti molteplici gli odori scaturiti dai posti nei quali vi indirizzeremo. Delle mete magari insolite rispetto ai più classici itinerari siciliani, ma che vale la pena raggiungere nell'ottica di quello che possiamo definire un percorso ancora trascurato dai circuiti turistici, che pone al centro la bellezza della natura atropizzata per eccellenza: la bellezza dei giardini.

Le tappe del nostro itinerario

TappaGiardino della Kolymbetra

Tra il tempio di Castore e Polluce e quello di Vulcano, nel cuore della Valle dei Templi di Agrigento, si estende una vasta area verde nota come il "Giardino della Kolymbethra".
Dopo un lungo abbandono, nel 1999 la Regione Sicilia ha affidato l’area al Fondo Ambiente Italiano, per un periodo di venticinque anni. Nel novembre 2001, dopo aver ultimato la campagna dei restauri paesaggistici e aver ripristinato le antiche colture, il FAI ha riaperto lo storico Giardino al pubblico inserendolo nel circuito di visita della Valle dei Templi: "una piccola valle che, per la sua sorprendente fertilità, somiglia alla valle dell'Eden o a un angolo delle terra promessa" (Abate di Saint Non, 1778).

I cinque ettari della Kolymbethra offrono una notevole varietà arborea e paesaggistica. Nelle zone più scoscese sono presenti tipiche specie della macchia mediterranea, come il mirto, il lentisco, il terebinto, la fillirea, l’euforbia e la ginestra. Nel terreno pianeggiante del fondovalle, al di là del piccolo fiume bordato da canne lungo il quale crescono salici e pioppi bianchi, si estende l’agrumeto che con limoni, mandarini e aranci di antiche varietà, viene irrigato secondo le tecniche della tradizione araba. Dove l’acqua non arriva, nascono gelsi, carrubi, fichi d'india, mandorli e giganteschi olivi "saraceni".
La Kolymbethra rappresenta, per caratteri percettivi, ambientali e produttivi, il paesaggio più illustre dell'arboricoltura siciliana, ovvero quello irriguo dell'agrumicoltura. In Sicilia gli impianti di agrumi si chiamano "giardini" proprio per sottolineare la loro bellezza, oltre che la finalità produttiva. Il profumo della zagara assume così il senso di una presenza arborea che non è mai legata solo alla produzione, ma anche al piacere.[www.visitfai.it/giardinodellakolymbethra/]

TappaGiardino Inglese di Palermo

Il Giardino Inglese di Palermo venne progettato nel 1851 dall'architetto Giovan Battista Filippo Basile che seguì uno schema molto in voga nella seconda metà dell'Ottocento, ovvero non creare uno spazio misurato e geometrico (il cosiddetto "giardino all'italiana") ma seguire le forme e le irregolarità naturali del terreno dandogli un'aria più naturale creando appunto un "giardino all'inglese" (da qui il suo nome).
Per rendere l'atmosfera ancora più suggestiva e più esotica, secondo i dettami della moda in quel periodo, furono inserite piante provenienti da tutto il mondo, scelte in collaborazione con il botanico palermitano Vincenzo Tineo (1791-1856), all'epoca Direttore dell'Orto botanico di Palermo.

Il giardino comprende due parti, separate dal viale della Libertà: il Bosco e il Parterre. Il primo, progettato da Basile rispettando le asperità del terreno, è un alternarsi di collinette e piccole valli, attraversato un tempo da sentieri curvilinei in terra battuta e oggi ricoperti dall'asfalto, tra i quali è possibile imbattersi in un tempietto progettato da Ernesto Basile ispirandosi all'architettura arabo-normanna e una serra in vetro e ferro battuto in stile ottocentesco. Troviamo inoltre numerose sculture sparse per il giardino. Nel Parterre sorge quella che anticamente era denominata "Villa Garibaldi", area verde oggi dedicata alla memoria dei giudici Falcone e Morvillo, dove troviamo il monumento equestre a Giuseppe Garibaldi.
Il giardino ospita numerose specie esotiche, in gran parte provenienti dall'Orto botanico cittadino, tra cui diversi grandi esemplari di Ficus macrophylla, alcuni vetusti esemplari di Cycas revoluta, piccoli boschetti di albero del drago (Dracaena draco), fioriture odorose di Sophora secundiflora e Jacaranda mimosifolia, boschetti di bambù (Bambusa vulgaris), l'albero della fiamma australiano (Brachychiton acerifolius) e il baniano sacro (Ficus benghalensis).

TappaGiardino di Villa Bellini di Catania

In Via Etnea, il salotto di Catania, su una superficie di circa 70.940 mq si sviluppa Villa Bellini, uno dei  giardini pubblici più belli d'Europa grazie alla ricchezza del suo patrimonio botanico che comprende una grande varietà di piante e alberi tropicali. Intitolata al grande musicista catanese Vincenzo Bellini, la villa fu inaugurata nell'ormai lontano 1883.
L'ingresso principale, sulla via Etnea, si apre sotto la chioma di maestosi esemplari di Ficus che crescono ai piedi di un'ampia scalinata pavimentata con ciottoli bianchi e neri disposti a mosaico. La scalinata termina in un vestibolo al centro del quale spicca una grande vasca con fontana e cigni e che è delimitato da monumentali quinte sovrastate da quattro statue che simboleggiano le Arti. Il prospetto dell'ingresso principale è chiuso in alto dall'elegante Chiosco dei concerti in stile moresco, costruito nel 1879  sul piazzale della collinetta sud, dove sorgeva la villa di Biscari.

Villa Bellini si estende in forma irregolarmente trapezoidale ed il suo perimetro è quasi del tutto delimitato da ringhiere in ghisa artisticamente decorata. All'interno si possono ammirare aiuole fiorite, praticelli erbosi ricchi di ogni specie di fiori, ponticelli, tunnel, vasche, fontane, statue, un piazzale che divide la collina nord dalla sud, panchine per il riposo e la lettura e tanti vialetti ombrosi. Anche per questa diversità di panorami che offre, il Giardino è considerato uno dei più belli d'Europa.
La villa possiede un patrimonio botanico ricco e differenziato, sebbene caratterizzato da specie comunemente diffuse nel verde urbano. Tra alberi e arbusti si contano più di cento specie di piante soprattutto Palme, Araucarie e Ficus con diversi esemplari ultracentenari. In misura quantitativamente minore sono rappresentate specie mediterranee (Ulmus canescens,Quercus ilex, Pinus halepensis, P. pinea, Cupressus sempervirens, Viburnum tinus). La componente erbacea, rappresentata in gran parte da specie a fioritura vistosa  viene utilizzata per riempire le aiuole o per decorare varie strutture architettoniche.

TappaGiardino di Villa Pennisi ad Acireale

Il Giardino di Villa Pennisi, ad Acireale, è uno dei pochi giardini antichi che hanno resistito agli assalti della speculazione edilizia: si è infatti riusciti a mantenerlo intatto nella sua struttura e nelle sue dimensioni originali. L'incarico di disegnare il giardino fu affidato a Mariano Falcini, artefice di tutto il corpo di Villa Pennisi, il quale volle imprimergli un impianto classico, con percorsi delimitati da alte siepi di bosso e grandi aiuole, ma volle pure inserirvi le piante di origine tropicale che ancora vi si possono ammirare; senza trascurare tuttavia essenze tipicamente mediterranee, che creassero un insieme particolarmente attraente e pieno di fascino. Così, vengono incontro al visitatore palme centenarie (Washingtonia, Chamaerops, Poenix) o gigantesche Yucca, Strelitzia, Guaiabo, Cycas, Jacaranda, Chorysia, circondate da più familiari noce, pino marittimo, gelso. Oggi, le imponenti siepi di bosso hanno ceduto il loro ruolo a più ridenti bordure di Chlorophytum elatum a foglia variegata; mentre il prato di Dichondra rende omogeneo e luminoso il percorso tra le varie aiuole, mettendo in risalto, insieme al disegno complessivo del giardino e agli ampi spazi aperti tra gli imponenti gruppi arborei dalla recente ristrutturazione, anche le ortensie, le clivie, l'ibisco, la lantana, le rose, le dature.

Punto focale del giardino è un magnifico gazebo in ferro battuto con la sua griglia dall'elegante disegno su cui si arrampica un glicine, e il pavimento in acciottolato disposto in fanne geometriche, circondato da agapanthus azzurri, da cespugli di rose, da gerani Macrantha o da colorate Dimorfoteca. Più in là una vasca rotonda esibisce un'antica fontana in terracotta raffigurante due fanciulli che giocano, ed ospita ninfee, papiri, fiori di loto, mentre è circondata da capelvenere e da gruppi di felci rustiche. Ci si imbatte poco più avanti nella spettacolare scultura di un imponente gruppo di Phoenix reclinata con lo stupefacente disegno dei suoi lunghi e flessibili tronchi che si allungano e si torcono spandendosi in arditi ghirigori. Proseguendo, poi, lungo lo stretto sentiero che si snoda dalla scalinata di marmo da cui si accede al giardino, si incontra una seconda vasca, delimitata da una bellissima ringhiera in ferro battuto, mentre, ad impreziosire la porzione di muro che fa da sfondo, si vedono ancora i resti di un'antica decorazione pittorica e plastica ormai purtroppo quasi completamente perduta. Poco lontano dalla vasca, attende di essere restaurata una preziosa struttura caratterizzata da una pianta a "croce greca": si tratta del piccolo, raccolto e armonioso edificio in cui le signore dell'epoca si riunivano a prendere il thé, il cui tetto è artificialmente coperto da una cascata di pietre laviche, a simulare i resti di un'antica eruzione, e a far risaltare la raccolta protezione del "tempietto" femminile contro le naturali insidie del vicino vulcano. Accanto, una piccola scala in ferro battuto conduce ad un "belvedere" posto all'altezza della copertura del manufatto, dal quale una volta lo sguardo spaziava fino al maestoso Etna. [villapennisi.com]

TappaGiardino di San Giuliano a Villasmundo

A Villasmundo, a metà strada tra Catania e Siracusa, i 60 ettari della proprietà dei marchesi di San Giuliano racchiudono molto della storia di un’antica famiglia nobiliare locale e le suggestioni di un territorio siciliano che porta i segni di antiche civiltà, tra necropoli dell'età del Bronzo e vestigia della Magna Grecia. Di tutta la superficie, coltivata ad agrumeto, 4 ettari sono stati destinati al giardino a partire dal 1974, quando l'attuale proprietario iniziò a piantare alberi e arbusti ornamentali. Il giardino accompagna la struttura tardo quattrocentesca della masseria fortificata e prende il posto dell'immensa aia in cui un tempo si batteva il grano e si ammassavano uva e olive per la produzione di vino e olio, prima della conversione esclusiva ad agrumi: ogni anno, da ottobre a maggio, in questa terra fertile si raccolgono arance di 15 diverse varietà per un milione di chili.

Negli anni Novanta, anche con l'intenzione di dare sistemazione paesaggistica al piccolo cimitero della proprietà, è stato chiesto l'intervento di Oliva di Collobiano, che ha disegnato il cosiddetto Giardinetto, articolato in quattro spazi delimitati da muretti a secco. I quattro momenti compositivi, che sostituiscono il frutteto e ne sfruttano le saie, ovvero le tradizionali canaline di irrigazione di derivazione araba, comprendono un giardino arabo con vasche di acqua e ninfee; un giardino tropicale di palme e grandi esemplari di cactus; un giardino meditarraneo che associa rose e pompelmi; ed infine un giardino di aromi che si ammanta della vaporosa vegetazione di elicriso, lavanda, timo, salvia, cisto, mirto e altre piante che sprigionano profumo. Giudicato all'apice del suo interesse tra maggio e giugno per le fioriture, il Giardinetto curato dalla capo giardiniera Rachel Lamb, si rivela quasi più affascinante in settembre-ottobre, quando rinasce dopo l'arsura estiva e offre un armonioso e articolato esempio di giardino contemporaneo in terra di Sicilia. [www.grandigiardini.it]

TappaGiardino Ibleo

Il Giardino Ibleo è il più antico dei quattro giardini principali di Ragusa Ibla e fu costruito nel 1858 per iniziativa di alcuni nobili locali e di buona parte del popolo che lavorò gratuitamente per la realizzazione dell'opera. Sorge su uno sperone di roccia che si affaccia sulla vallata dell'Irminio, all'estremità est dell'abitato a circa 385 m s.l.m. Questo polmone verde assicura un piacevole angolo di pace, di ristoro e di tranquillità per coloro i quali hanno già attraversato la città.
Il giardino presenta una forma piuttosto regolare costituita da una grande L. alla quale si aggiunge lo spazio rettangolare del Parco delle Rimembranze. Nel giardino si possono distinguere approssimativamente tre parti corrispondenti alle diverse fasi della sua realizzazione. La prima (dall'ingresso principale alla chiesa dei Cappuccini, costituisce il nucleo originario del giardino, la più omogenea dal punto di vista floristico per la presenza di esempalri appartenenti tutti alla flora mediterranea. Caratterizzano quest'area il maestoso esemplare Ulmus minor all'ingresso, il lungo Viale delle Palme e il Viale delle Colonnine con diversi esemplari di Cercis siliquastrum.

Dalla chiesa dei Cappuccini ci si inoltra nella seconda parte del giardino, realizzata con uno stile più formale, secondo un gusto tipico degli inizi del Novecento, con aiuole di forma geometrica disposte intorno ad una vasca circolare. Un elemento di raccordo è rappresentato dalla collinetta, tipica componente del giardino tardo-romantico, con una piccola rotonda a cui si accede da due tortuose scalette in pietra delimitate da diverse essenze mediterranee. La terza e più recente parte è costituita dalla zona informale della pineta, il cosiddetto Boschetto delle Rimembranze.

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