Bagheria: la Villa dei mostri

"Il Palazzo di Palagonia per la sua bizzarria non ha uguale sulla faccia della terra..."

13 luglio 2016
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Proponiamo un itinerario dentro e fuori le settecentesche ville di Bagheria, gioielli dell'architettura siciliana, che hanno reso celebre nel mondo questo comune, poco distante da Palermo, che ha dato i natali a personaggi di assoluto rilievo nel campo delle arti e della cultura. Ne ricordiamo tre su tutti: il pittore Renato Guttuso, il poeta Ignazio Buttitta e il regista Giuseppe Tornatore.

Villa Palagonia: la Villa dei Mostri - Superba ed eccentrica, Villa Palagonia, meglio conosciuta come la Villa dei Mostri, è uno dei monumenti siciliani barocchi più conosciuti grazie alla presenza di numerose statue grottesche che sembrano sorvegliarla. Lo scienziato e appassionato viaggiatore scozzese Patrick Brydon nel suo ''Viaggio in Sicilia ed a Malta'' (1770) così la descrisse: ''Il Palazzo di Palagonia per la sua bizzarria non ha uguale sulla faccia della terra... il Principe di Palagonia (Francesco Ferdinando Gravina II) ha dedicato la sua vita intera allo studio delle chimere e di mostri e se ne è fatti fare tanti che più ridicoli e più strani neppure la fantasia dei più arditi scrittori di romanzi e storie di cavalieri erranti avrebbero saputo creare (...) pare di essere capitato nel paese dell'illusione e dell'incantesimo. Costui ha posto teste umane su corpi di animali di ogni genere e teste di animali su corpi umani. Talvolta poi ricorre all'incrocio di cinque o sei bestie diverse che non hanno alcun riscontro in natura. Mette una testa di leone su un collo d'oca e sotto ti colloca un corpo di lucertola, zampe di capra ed una coda di volpe. Sul dorso di questo mostro ne pone uno più orrendo se è possibile con cinque o sei teste ed una foresta di corna tale da dar dei punti alla bestia dell'Apocalisse (...). Un'orologio a pendolo è sistemato nel corpo di una statua. Gli occhi della figura si muovono col pendolo. La camera da letto e lo spogliatoio sembravano due scomparti dell'arca di Noè. Bestie che compaiono li dentro: rospi, ranocchi, serpenti, lucertole, scorpioni tutti scolpiti in marmo di colore adatto. Ci sono anche molti busti altrettanto stravaganti. In alcuni si vede da una parte un bellissimo profilo, girati dall'altra si presenta uno scheletro, oppure una balia con un bambino in braccio col corpo di un infante, ma la faccia è quella grinzosa di una vecchia di 90 anni''.

La villa fu fatta costruire nel 1715 da Francesco Ferdinando Gravina, principe di Palagonia. Per la progettazione fu incaricato il frate domenicano Tommaso Maria Napoli, architetto coadiuvatore del Senato di Palermo, con la collaborazione di un altro grande e stimato architetto siciliano, Agatino Daidone. Tommaso Maria Napoli ebbe il merito di conferire alla villa uno straordinario disegno planimetrico unitario, con tutti gli elementi che si sviluppano e  agiscono coordinatamente rispetto all'asse baricentrico del viale. Sia il casino principale che i corpi bassi, i cortili ed il viale soggiacciono infatti, ad un unico asse prospettico. Morto il fondatore nel 1737 gli succedette il figlio Ignazio Sebastiano che, a sua volta, morì nel 1746. Fu il figlio di questi, Francesco Ferdinando II, a iniziare i lavori per la realizzazione dei corpi bassi che circondano la villa e a ideare le numerose statue grottesche ed il bizzarro arredamento  che hanno fatto guadagnare al principe l'appellativo di 'precursore dell'arte surrealista'.
Lo scrittore e viaggiatore Henry Swinburne, nel 1777 chiese al principe notizie sull'originale iconografia dei mostri, egli rispose: ''In Egitto, secondo Diodoro Siculo, l'azione dei raggi solari sul limo del Nilo è talmente potente da far scovare ogni sorta di animale''. Nasce da questa convinzione, probabilmente, la villa dei mostri, chiamata così per le particolari decorazioni che adornano i muri esterni dei corpi bassi, formate da statue in "pietra tufacea d'Aspra", raffiguranti animali fantastici, figure antropomorfe, figure mitologiche e mostri di tutti i tipi e tempi. Inizialmente le statue erano più di 200, mentre oggi ne restano appena 62, molte delle quali in cattivo stato di conservazione, annerite dallo smog e sbriciolate dagli anni.

La tradizione vuole, inoltre, che Francesco Ferdinando II fosse strano, brutto e deforme e quindi, quasi per vendicarsi del suo avverso destino, volle ridicolizzare, attraverso una serie di caricature, amici e conoscenti che lo circondavano e che partecipavano ai tanti ricevimenti che egli era solito tenere nel suo palazzo. Nel 1787 il grande scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe, nel suo memoriale 'Viaggio in Italia', parlò, non di stranezza, ma addirittura di pazzia del principe:"Per trasmettere tutti gli elementi della pazzia del principe di Palagonia, eccone l’elenco. Uomini: mendicanti dei due sessi, spagnuoli e spagnuole, mori, turchi, gobbi, deformi di tutti i generi, nani, musicanti, pulcinella, soldati vestiti all’antica, dei e dee, costumi francesi antichi, soldati con giberne e uose, esseri mitologici con aggiunte comiche (...) Bestie: parti isolate delle stesse, cavalli con mani d’uomo, corpi umani con teste equine, scimmie deformi, numerosi draghi e serpenti, zampe svariatissime e figure di ogni genere, sdoppiamenti e scambi di teste (...) messe assieme senza scelta né discernimento, immaginate e proverete il penoso sentimento che opprime chi si trova a passare sotto le verghe da questa follia.

Gli ambienti interni - Il palazzo si articola in due piani. Si accede al piano nobile attraverso uno scalone a doppia rampa in prezioso marmo di Billiemi, sotto il fastoso principesco stemma della famiglia Gravina. Subito ci si imbatte in un vestibolo ellittico fatto affrescare con scene raffiguranti le ''fatiche di Ercole'', in omaggio al nuovo gusto di fine '700. Alla sua destra  si trova la "Sala degli specchi", il meraviglioso salone quadrato di ricevimento decorato in maniera lussuosa con marmi di svariato colore, con  il tetto interamente coperto di specchi che deformavano, deridendole, le figure riflesse. Nei muri medaglioni e busti artistici raffiguranti il principe e persone di famiglia, scolpiti nel marmo dal Gagini. Da questo ampio salone si accede alla sala della cappella e, di fronte ad essa, attraversando la "Sala degli specchi", si giunge nella sala del biliardo. Un tempo questi ambienti erano riccamente arredati. Non mancavano anche a questo proposito le stranezze: i piedi di alcune sedie erano segati in maniera disuguale così che rimanessero zoppe,  mentre altre erano talmente inclinate in avanti che bisognava fare molti sforzi per non scivolare e cadere. Sotto i velluti delle sedie spesso erano stati nascosti spilli e spuntoni
La costruzione della villa costò al principe di Gravina centomila scudi, una cifra enorme per i tempi. Oggi il palazzo, monumento nazionale di proprietà privata, purtroppo è in pessimo stato di manutenzione.

Il viale d'ingresso - Il viale che conduceva a Villa Palagonia, iniziava con un grande arco trionfale a tre fornici (volte), chiamato dei 'Tre portoni', sorretto da colonne che precedeva quattro file di cipressi. Alla fine di questo breve viale, lungo circa 190 metri e largo 21, era collocato un  secondo arco di trionfo ad una sola fornice, detto della 'S.S. Trinità', da cui partiva una balaustra adorna di vasi, sedili e gruppi statuari mostruosi che costeggiavano il viale, lungo 400 metri e largo 12. Questo secondo viale giungeva fino alla grande esedra ellittica legata ai corpi bassi che circondavano la villa.
Del primo arco oggi purtroppo non resta nulla tranne che qualche fotografia, mentre resta integro il secondo arco. Il viale fu realizzato tra il 1747 ed il 1776. L'arco della S.S. Trinità, comunemente detto 'Arco del Padreterno', è costituito da un parallelepipedo con le pareti laterali curve decorate da sei grandi  statue, poggianti su alti piedistalli che lambiscono la cornice posta a completamento delle paraste (finte colonne con scopo ornamentale), con sopra una elegante balaustra traforata finemente.

Nel piedritto (sostegno dell'arco o della volta) di sinistra,  si trova una cappella coperta da una calotta semisferica, mentre in quello di destra è ubicata una scala che conduce al terrazzo belvedere.
La struttura dell'arco è realizzata da grossi e squadrati blocchi di tufo, comunemente detti  pietra d'Aspra, proveniente dalle vicine cave di Monte Catalfano. Alcuni elementi decorativi come i due stemmi della famiglia Palagonia sono in marmo bianco di Carrara. Le statue, anch'esse in tufo, rappresentano soldati armati che indossano abiti ricchi di dettagli e ornamenti. Le statue originariamente erano ricoperte da stucco di gesso e calce di colore bianco che oltre a proteggere il tufo aveva la funzione di nobilitare il materiale facendolo sembrare più prezioso, simile al marmo. Prima dell'ultimo restauro, nella parte interna dell'arco, erano collocati tre bassorilievi in legno, inseriti nello sfondo azzurro della volta, rappresentazione del cielo. Quello descritto era l'ingresso principale di Villa Palagonia. L'ingresso opposto, quello da cui si accede oggi da piazza Garibaldi è arricchito da due grosse statue di nani, scolpite in pietra ammonitica,che sembra facciano da sentinelle al palazzo.

La chiesa di Villa Palagonia - L'architetto Tommaso Maria Napoli fu incaricato di costruire una Chiesetta privata attigua al palazzo, oggi aperta al pubblico per l'esercizio del culto. Anche nella Chiesa il principe volle lasciare il segno delle sue stranezze. Infatti, ai piedi del Cristo Crocifisso attaccato alla volta della Chiesa mediante un gancio, un uomo in ginocchio somigliante al principe Gravina, sta legato con una catinella all'ombelico del Cristo stesso. Si dice che il principe fosse molto religioso e soprattutto molto devoto di Sant'Ignazio di Loyola.


Il poeta Argentino Jorge luis Borges fotografato da Ferdinando Scianna a Villa Palagonia, 1984

La fama della Villa - Era la Pasqua del 1787 quando il poeta Johann Wolfang Goethe, accompagnato dal pittore e paesaggista Kniep, visitò Villa Palagonia. Pur rimanendo fortemente disgustato alla vista della villa il poeta dedicò ad essa numerose pagine dei suoi appunti e, prima ancora del rientro in patria, grazie alle sue lettere, la sua descrizione si diffuse alla corte di Weimar del duca Karl August e nel salotto della sua amica Charlotte von Stein. Goethe ebbe modo anche di incontrare il principe Francesco Ferdinando Gravina II e lo descrisse come ''un signore allampanato, un vegliardo solenne e grave, tutto azzimato ed incipriato'', un nobiluomo vecchio stampo insomma, almeno all'apparenza. In realtà, il principe si discostava non poco dai nobili che lo circondavano.
Molti storici e critici dell'arte hanno voluto vedere in lui un precursore dell'arte surrealista mentre i suoi contemporanei lo giudicarono più semplicemente ''pazzo''. La fama di Villa Palagonia comunque, era già grande quando  il poeta Goethe la visitò, infatti nove anni prima erano iniziate le descrizioni di viaggiatori stranieri, come gli inglesi  P. BrydoneH. Swinburne, del conte polacco M. De Borch e del francese architetto ed incisore Houel il quale affermava senza mezzi termini di ''aver visitato il palazzo più originale che esiste al mondo e già famoso in Europa a forza di stranezze...'' . Da allora il palazzo è stato visitato da innumerevoli uomini illustri e utilizzato anche, nell'ultimo secolo, per fare riprese cinematografiche. Da ricordare per esempio nel 1962 il film ''Mafioso'' di Alberto Lattuada interpretato dal grande Alberto Sordi. Belle anche le immagini relative al viale d'ingresso presenti nel film Baaria di Giuseppe Tornatore.

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