Castiglione di Sicilia, il paese presepe

Incastonato tra l'Etna e la Valle dell'Alcantara un piccolo borgo immerso nel verde

06 aprile 2017
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ph. Salvo Curcuruto [Wikipedia / CC BY-SA 2.0]

Incastonato tra l'Etna e la valle del fiume Alcantara, sorge Castiglione di Sicilia, che, con i suoi 120,41 kmq, è uno dei comuni territorialmente più estesi della provincia di Catania. Il centro abitato si trova ad un'altezza di circa 600 metri sul livello del mare, mentre il suo territorio raggiunge i 3.348 metri nella sommità del cratere nord-est dell'Etna. Castiglione di Sicilia ospita sei borgate: quelle di Passopisciaro, Rovittello, Solicchiata sono adagiate nel versante etneo e quelle di Mitogio, Gravà, Verzella nella Valle dell'Alcantara. Proprio per questa grande estensione territoriale, che ricade nei due parchi dell'Etna e dell'Alcantara, i paesaggi si alternano lasciando il visitatore stupefatto dinanzi all'imponente mole del Vulcano, ai fitti boschi che ornano le sue falde, alle grotte di origine lavica e alle profonde gole del fiume Alcantara. Inoltre, il paese è incorniciato da rigogliosi boschi di castagni, noccioleti, querce e da estese coltivazioni di aranceti, vigneti, noccioleti e mandorleti che si alternano in alcuni tratti del territorio alle brulle lave. La collocazione geografica e la vegetazione rigogliosa gli conferiscono l'aspetto di un presepe di grande fascino, che soprattutto nel periodo natalizio si anima di mille luci e colori e di un'atmosfera gioiosa. Castiglione di Sicilia insomma è il luogo ideale per chi vuole rilassarsi un po', soprattutto nel periodo natalizio, quando il paese riscopre una serie di culti e tradizioni, come ad esempio i 'nuveni' (novene) itineranti che si tramandano da generazioni. In ogni quartiere inoltre, i cittadini allestiscono i tradizionali presepi che ogni sera per tutto il periodo natalizio, divengono meta dei fedeli che qui alternano canti popolari natalizi e filastrocche. Secondo la tradizione in ogni quartiere si presentano dolci e ricette tipiche locali come i caratteristici 'cuddureddi', dolci natalizi ripieni di nocciole e miele ed i deliziosi 'sciauni', frittelle di ricotta fresca. Il visitatore inoltre, può gustare gli altri squisiti prodotti locali, come il vino nero pregiato che ha fatto meritare a Castiglione il titolo di 'Città del vino' e i tanti altri prodotti della tradizione culinaria, come i maccheroni fatti in casa e conditi con il ragù di maiale e la ricotta al forno, i 'tagghiarini' alle ortiche ed il coniglio selvatico, ma anche le 'fave a maccu', le carni di maiale, castrato, agnello e capretto e le tipiche conserve come la mostarda, i formaggi, la ricotta e gli insaccati.

Le tappe del nostro itinerario

TappaCastello di Lauria

Giungendo dalla strada provinciale che porta al centro abitato, ci si imbatte nell'imponente Castello di Lauria, edificato molto probabilmente durante il periodo normanno-svevo, e collegato per mezzo di passaggi sotterranei alla Roccaforte del Castelluccio e ad un avamposto identificabile con la Chiesa di San Pietro che, un tempo, costituivano un vero e proprio complesso difensivo. Il castello era costituito da vari ambienti con funzioni diverse: la zona nobile era riservata al castellano, ma c'erano anche le scuderie, i fienili, le stalle, le abitazioni per i servi, le carceri, le cisterne per conservare l'acqua piovana o per nascondere vettovaglie e suppellettili preziosi durante gli assedi, nella parte più alta un ampio locale, detto 'Solecchia', che comunemente si ritiene fosse la zecca dove si coniavano le monete, ma poteva essere il luogo dove il feudatario si riparava dal sole. Il Castello di Lauria si trova proprio nel centro storico, all'interno del borgo medioevale che, soprattutto la sera, con la complicità di una illuminazione che ne esalta il fascino, assume l'aspetto di un presepe, con i suoi campanili e le chiese, il castello, le torri, 'u Cannizzu', uno dei simboli di Castiglione, e i tanti palazzi antichi. 

TappaU Cannizzu e la Chiesa di San Vincenzo


ph. www.etnanatura.it

Visitare Castiglione significa dunque, ammirare un ricchissimo patrimonio storico-culturale risalente ad epoche e dominazioni diverse, ognuna delle quali ha lasciato testimonianze di inestimabile valore. 'U Cannizzu', è un altro raro reperto, edificato tra il XII e XIV secolo, utilizzato come granaio e deposito d'acqua in tempo di carestie e come torre di avvistamento di eventuali assalti di nemici. Si trova in uno dei siti più incantevoli del paese, una parete a strapiombo frammezzata da stretti passaggi tra blocchi di arenaria. Da non perdere inoltre, le tante chiese tra cui la Basilica della Madonna della Catena del 1655, per la stupenda immagine che vi si venera, la Chiesa di Sant'Antonio, in uno dei quartieri più caratteristici e più antichi di Castiglione, quello dei Cameni, la Chiesa di San Domenica, forse la più importante cuba bizantina presente in Sicilia, monumento nazionale dal 1909, la Chiesa SS. Apostoli Pietro e Paolo, fondata dal conte Ruggero nel 1105 nella parte più alta del paese, all'interno del complesso difensivo medievale, la Chiesa di San Marco risalente al secolo XII, la Chiesa di S. Benedetto del 1447, semplice nella sua linearità, la Chiesa di Santa Maria, nella suggestiva via omonima circondata da quartieri antichi con viuzze strette, ripide e case piccole addossate l'una sull'altra e ancora la Chiesa di San Vincenzo, la Chiesa di S. Nicola e la Chiesa Maria SS. del Carmine.

TappaChiesa di San Nicola

Le origini della città si perdono nella notte dei tempi e diversi ritrovamenti archeologici (resti umani, frammenti di ossidiana e ceramiche del III millennio a.C.) in una grotta in contrada Marca, nei pressi del fiume Alcantara, vicino la Chiesa di San Nicola, documentano la presenza di insediamenti già prima dell'arrivo dei greci. L'area infatti sembra fosse abitata, sin dal Neolitico, e soprattutto nell'età del rame e del bronzo da popoli come i Siculi, i Sicani o gli Elimi. Numerosi storici tuttavia hanno fissato la data di fondazione al 403 a.C. quando i Nassi, sconfitti da Dionisio di Siracusa, risalirono il fiume Akesine, cioè l'Alcantara, accrescendo gli sparuti insediamenti già esistenti nella contrada Imbischi-Acquafredda e a Francavilla. 

TappaCuba di Santa Domenica

Nel 535 a.C. la Sicilia venne occupata dai greci bizantini, che risvegliano la cultura e l'economia dell'isola lasciando numerosi monumenti come tempietti rustici, detti 'cube'. Mirabile esempio di "cuba bizantina" è la Chiesa di Santa Domenica, poco fuori l'abitato di Castiglione.
Poco si sa invece, del periodo romano e delle invasioni barbariche. L'attuale Castiglione sorse però, nel pieno Medioevo (sec. XII) in seguito alla cacciata degli Arabi da parte dei Normanni, i quali diedero inizio ad una espansione demografica e fondarono il Castello e il Cannizzo, che costituivano dei solidi baluardi difensivi. La sua origine medioevale è testimoniata dalla presenza di una cinta muraria munita di nove porte. Il massimo splendore fu raggiunto nel corso del XIII secolo quando Federico II di Svevia le concesse l'appellativo di 'Animosa' e le confermò il privilegio di battere moneta.

Alla fine dello stesso secolo, in Sicilia arrivarono gli Angioini, che per le loro esose tasse furono cacciati (durante la guerra dei Vespri) dall'isola con l'ausilio dell'ammiraglio Ruggero di Lauria, che appoggiava Pietro d'Aragona. Il Lauria ottenne come ricompensa diversi feudi, tra cui anche Castiglione, che scelse spesso come residenza estiva. Qualche secolo più tardi, nel 1602 la baronia di Castiglione concessa alla famiglia Gioeni passò a Tommaso Gioeni che venne nominato dal re di Spagna Filippo III primo principe di Castiglione. Nel 1612 la città ottenne il diritto di esercitare la giurisdizione civile e criminale, che gli permise la formazione di una borghesia terriera e di un apprezzabile sviluppo urbanistico. Nel 1860 viva fu la partecipazione alla causa dell'unità d'Italia, e grande fu il tributo di sangue offerto dai castiglionesi durante la grande guerra (1915-18) e durante la seconda guerra mondiale, quando il 12 agosto 1943 il generale Rodt, comandante della XVI divisione Granatieri, qui portò a termine il primo eccidio nazista in terra italiana massacrando 16 inermi cittadini, mentre altri circa 200 vennero presi in ostaggio.

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