Filicudi, paradiso naturale dell'Umanità

Un mare limpidissimo, suggestive grotte e fondali di incomparabile bellezza

02 agosto 2016
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A circa 24 miglia marine a ovest di Lipari, nell'arcipelago delle Isole Eolie, Filicudi emerge in tutto il suo splendore dalle acque azzurre del Mediterraneo, con il suo aspetto aspro e selvaggio. Per il mare limpidissimo, le suggestive grotte, gli anfratti e i fondali di incomparabile bellezza Filicudi può definirsi un autentico paradiso naturale che l'Unesco ha posto sotto la sua protezione in quanto Patrimonio dell'Umanità. L'isola ha una superficie di circa 9,7 km² e amministrativamente fa parte del comune di Lipari. Gli antichi la chiamavano 'Phoenicusa', che secondo Aristotele significa  'ricca di felci' per la diffusa presenza di una caratteristica palma nana ancora presente sui promontori della Montagnola e della Fossa Felci. Filicudi è la seconda isola più occidentale dell'arcipelago ed è dominata dal Monte Fossa Felci, un vulcano spento alto 774 metri, sulla cima del quale è possibile godere di uno splendido panorama sull'arcipelago delle Eolie. L'isola inoltre, ospita ben altri sette vulcani tutti spenti da moltissimo tempo e, per questo molto corrosi dall'erosione.

Flora e fauna - La presenza umana nell'isola è molto antica e il paesaggio conserva i segni che per secoli l'uomo ha lasciato qui, come i terrazzamenti abbandonati presenti su quasi tutta l'isola compresa l'area tra Monte Palmieri, Riberosse e Valle Chiesa, oltre che nel versante meridionale e occidentale. L'avena, il trifoglio stellato e le ginestre, hanno preso il posto delle coltivazioni di un tempo. Dalla sciara sino alla costa settentrionale si trova una vegetazione xerofila riferibile all'Oleo-Eupharbietum dendraidis, che in alcune stazioni dei versanti di Fossa delle Felci raggiungono oltre i 650 m s.l.m. Tra le orchidee figurano in tutto il loro splendore l'orchidea gialla con fiori giallo-biancastri, l'Orchis Mario L. e la splendida Fior di ape. Per quanto riguarda la fauna, sino al 1937, l'isola era il regno della foca monaca, anno in cui fu abbattuto l'ultimo esemplare nella Grotta del Bue Marino, nella quale oggi ha trovato il suo habitat ideale una colonia di Rondone Pallido. Sulla costa settentrionale è invece ubicata un'eccezionale colonia di Falco della Regina, composta da diverse coppie nidificanti.

Le tappe del nostro itinerario

TappaPecorini A Mare

Gli abitanti - che nella stagione invernale sono circa 300 - vivono tra i centri di Filicudi PortoValdichiesa e Pecorini a Mare, collegati tra loro da una fitta trama di mulattiere. La splendida bellezza delle coste frastagliate e le risorse naturali hanno incrementato il turismo in maniera esponenziale negli ultimi venti anni, in seguito all'arrivo sull'isola della corrente elettrica. Con l'elettricità sono giunti anche ausilii per ogni attività, le pompe elettriche per l'acqua dei pozzi, le televisioni sono divenute di massa, gli elettrodomestici hanno cominciato a diffondersi. L'acqua corrente invece, viene trasportata mediante navi cisterna dato che non esiste sull'isola un'impianto dissalatore. L'economia si basa fondamentalmente sulla presenza turistica dato che la pesca è praticata soltanto a livello amatoriale e non professionale. Anche l'agricoltura ha un suo peso con la produzione di capperi e fichi. Il collegamento dell'isola di Filicudi alla terraferma è assicurato da un servizio di trasporto marittimo via aliscafo, nave o catamarano. Nell'isola ci sono due approdi principali: il Porto e Pecorini Mare che in condizioni metereologiche negative diventano poco sicuri.

TappaSecca di Capo Graziano

Gli appassionati di immersioni subacquee possono esplorare i fondali di Filicudi che custodiscono un autentico tesoro archeologico con nove navi greche e romane inabissate nella secca di Capo Graziano, a circa 75 metri di profondità. Possono immergersi e scendere sino a 45 metri sub con brevetto di secondo livello accompagnati da diving autorizzati. All'interno dell'itinerario archeologico, grazie all'ausilio di una segnaletica, si ha la possibilità di ammirare il relitto 'A', una nave di età ellenistica datata fra il III e il II secolo a.C., la sagoma del relitto 'G' ricoperto di sabbia che risale al V secolo a.C. e il relitto del 'Città di Milano', una posacavi della Marina affondata nel 1919. Sul fondo sono anche visibili le ali di aliscafi che hanno impattato sulla secca, oltre a numerose anfore, vasellame e corredi. E' in cantiere un progetto che permetterà il posizionamento di telecamere per consentire la visione dei relitti di Capo Graziano attraverso Internet. 

TappaGrotta del bue marino

Sempre via mare è possibile visitare la Grotta del Bue Marino e, poco lontano, in mezzo al mare, l'altissimo scoglio di origine vulcanica denominato 'Canna'. Per gli amanti della storia e dell'archeologia è possibile visitare il villaggio preistorico di Capo Graziano raggiungibile da Capo Pecorini attraverso un sentiero. Il villaggio preistorico, risalente all'età del bronzo, si sviluppa sul Piano del Porto ed è stato distrutto nel corso del XIII sec. a.C. Un altro centro abitato preistorico, probabilmente successivo al precedente, si estende sull'altura della Montagnola ed è costituito da una ventina di capanne di forma ovale, situate su una terrazza , nelle quali sono state ritrovate numerose ceramiche che ora sono conservate nel museo di Lipari. Da non perdere inoltre, a Valdichiesa la Chiesa di Santo Stefano, costruita nel XIX secolo che conserva le reliquie del santo patrono.

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