Il cammino di Santa Rosalia

La grotta di Santo Stefano Quisquina e quella di Monte Pellegrino, i due luoghi certi dove visse la Santuzza

14 luglio 2015
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"Santa Rosalia in gloria, intercede per la fine della peste a Palermo", Antoon van Dyck (1624)

Storia e leggenda si intrecciano mirabilmente per raccontarci le vicende di una grande Santa, la palermitana Santa Rosalia, 'la rosa senza spine' che, nel 1624, liberò il capoluogo siciliano da una terribile epidemia di peste, dopo che le sue ossa furono portate in processione per una città infinitamente provata per i tanti morti.
La sua vita si mosse tra Palermo e Santo Stefano Quisquina (AG), passando con naturalezza dal lusso e dalla vanità della corte di re Ruggero II, in cui era cresciuta, alla povertà e semplicità di due piccole grotte, entrambe protette dai monti e da una fitta vegetazione, dove condusse una vita di stenti, totalmente dedicata alla fede, alla contemplazione e a Dio. Una cosa del genere, risulta difficilmente comprensibile per la maggor parte di noi, abituati a vivere in case dotate di tutte le comodità, riscaldate d'inverno e condizionate d'estate. Bisogna dunque, sforzarsi d'immaginare, per un attimo, una ragazzina di circa 12-14 anni che dalla vita avrebbe potuto avere ogni cosa: ricchezza, bellezza, una vita felice e serena, un marito, dei figli e tanto altro ancora, abbandonare tutto, compresa la sua famiglia, per andare a vivere in un luogo angusto e malsano come una grotta, così come farebbe un animale selvatico, e dedicare la sua esistenza ad una ricchezza evidentemente, per lei, più grande.
Le due grotte, una in territorio di Santo Sefano Quisquina, l'altra a Palermo sul Monte Pellegrino, sono le due uniche cose certe che caratterizzano la vita di Santa Rosalia. In occasione del Festino, che avrà luogo, come ogni anno, dal 10 al 15 luglio, vogliamo proporvi un itinerario a tema che da Santo Stefano Quisquina ci porterà sino a Palermo, sul Monte Pellegrino, sulle tracce della tanto amata Santuzza.

Pillole di Storia - (Palermo, 1128 - Palermo, 4 settembre 1165) Non si ha nessuna notizia storica certa sulla famiglia di Santa Rosalia ad eccezione di un iscrizione scolpita in una grotta in territorio di Santo Stefano Quisquina, in cui lei stessa dice di essere figlia di Sinibaldi, signore della Quisquina e del monte delle Rose. Leggenda vuole che mentre il re Guglielmo I osservava uno splendido tramonto alla finestra una figura misteriosa gli apparve dicendogli: «Guglielmo io ti annuncio che, per volere di Dio, nascerà nella casa di Sinibaldo, tuo congiunto, una rosa senza spine», e da questo sembra essere derivato 'Rosalia' il nome della bimba . L'infanzia trascorse serena e ricca presso la corte di re Ruggero II, ma un giorno questi la concesse in sposa al conte Baldovino, futuro re di Gerusalemme, che l'aveva salvato da un animale selvatico, durante una battuta di caccia. Rosalia aveva circa 12-14 anni quando si presentò a corte con la ferma intenzione di non sposarsi, di abbracciare la fede e con le splendide trecce bionde tagliate. Una vera delusione per il padre Sinibaldo e la madre Maria Guiscarda che avevano pianificato per lei un futuro degno delle sue origini.
La giovane in seguito, scappò di casa e si rifugiò dapprima presso il monastero della Basiliane di Palermo, ma lo abbondonò presto per le frequenti visite dei genitori e del promesso sposo che cercavano, in tutti i modi di dissuaderla. Si rifugiò quindi nei boschi di Palazzo Adriano e poi in una grotta in territorio di Santo Stefano Quisquina, all'interno dei possedimenti del padre. Nel frattempo però la sua fama crebbe a dismisura e la grotta divenne un luogo di pellegrinaggio, tanto che Rosalia decise di abbandonarla e ritornare a Palermo. Qui trovò rifugio in un'altra spelonca sul Monte Pellegrino, ma le fu altrettanto difficile sfuggire all'invadenza dei pellegrini che, con insistenza le andavano a far visita. Sembra che proprio un gruppo di pellegrini, il 4 settembre del 1165, la trovò morta all'interno dell'antro che si era scelta come casa, ormai fiaccata nel corpo dalle tante penitenze e dalla vita dura che si era costretta a vivere.

Le tappe del nostro itinerario

TappaEremo di Santa Rosalia


ph. www.valdikam.it

Sul lato più freddo e oscuro della Serra Quisquina, tra secolari boschi di querce, sorge a 936 m sul livello del mare l'imponente Eremo della Quisquina, eretto in onore di Santa Rosalia. La struttura è caratterizzata da uno stile architettonico definito ambientale poichè ben si mimetizza con l'ambiente circostante e comprende, oltre alla grotta, la chiesa, la cripta e gli ambienti conventuali come le celle, la cucina ed il refettorio. La chiesa ha un’unica navata con l’abside con volta a botte decorata. L’altare centrale, di ottima fattura con marmi pregiati, è sovrastato da una statua marmorea di Santa Rosalia risalente al 1773 e scolpita da Filippo Pennino.

La storia dell'eremo ha inizio nel 1624, quando, poche settimane dopo la scoperta dei resti della Santa, nella grotta del monte Pellegrino a Palermo, due muratori trovarono l'altra grotta nel secolare bosco della Quisquina, nelle cui vicinanze fu subito costruita una cappella. All'ingresso della spelonca della Quisquina un'iscrizione in latino arcaico, attribuita alla stessa Santa Rosalia, così recita: «Ego Rosàlia Sinibaldi Quisquinae Et Rosarum Domini Filia Amore D.ni Mei Iesu Christi In Hoc Antro Habitari Decrevi (Io Rosalia Sinibaldi, figlia delle Rose del Signore, per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di abitare in questa grotta)». Rosalia conosceva bene la Serra Quisquina perchè faceva parte dei possedimenti paterni e la grotta in cui trovò rifugio era stata, in diverse occasioni, da lei visitata, durante l'infanzia. L'antro, dove trovò pace per circa 12 anni (probabilmente dal 1150 al 1162), è mimetizzato da una vegetazione fitta e rigogliosa, ed è il luogo ideale per chi, fuggendo da una vita mondana, cerca un luogo tranquillo dove trovare Dio.
Non si deve pensare che la Santa abbia vissuto per tutto questo tempo in assoluta solitudine. In quei secoli di fiorente eremitismo, infatti, chi decideva di lasciare il mondo per dedicarsi alla preghiera di solito si ritirava in una grotta o in una cella, nei dintorni di una chiesa o di un convento, in maniera tale da avere assistenza religiosa dai vicini monaci e per seguire le funzioni liturgiche. Questo vale anche per S.Rosalia: sappiamo, infatti, che all'epoca (anzi già dall'anno 1000) esisteva in loco un convento di monaci Basiliani, di cui ancora oggi rimangono dei resti nelle campagne di Melia. 
[Info e visite: Coop. La Quercia Grande, Via L. Attardi, 54 - Santo Stefano Quisquina - Ag - Tel/Fax 0922 989805 - Cell. 347 5963469 - 328 1006962]

TappaSantuario di Santa Rosalia

Monte Pellegrino è un promontorio roccioso che sovrasta il capoluogo siciliano e chiude a nord il golfo di Palermo e a sud il golfo di Mondello. Il massiccio si protende sul mar Tirreno con i suoi fianchi ripidi, segnati da grotte e fratture millennarie. Il poeta tedesco Goethe, durante un suo famoso viaggio in Sicilia, ne rimase talmente incantato da definirlo 'il promontorio più bello del mondo”. Sul fianco nord-orientale del Monte Pellegrino si aprono alcune cavità, abitate nel Paleolitico e nel Mesolitico, la cui importanza è dovuta, al di là dei ritrovamenti d’ossa e strumenti utilizzati per la caccia, alla presenza di uno straordinario complesso d'incisioni rupestri che ornano le pareti e che costituiscono un caso unico nel panorama dell’arte rupestre preistorica.

In una delle tante grotte che ospita il monte trascorse gli ultimi anni della sua vita e morì Santa Rosalia. Il culto della Santa era già molto diffuso negli anni immediatamente successivi alla sua morte, ma soltanto dopo il 1624, anno in cui le ossa furono ritrovate e portate in processione per le vie di Palermo, liberando la città dalla peste, fu riconosciuta ufficialmente la sua santità. In seguito a questo episodio la Santuzza fu nominata Patrona di Palermo al posto di: Santa Cristina, Sant'Oliva, Sant'Agata e Santa Ninfa a cui si erano inutilmente rivolte le preghiere dei palermitani per debellare la peste.
La Grotta dove visse e morì Rosalia oggi è stata trasformata in un Santuario, al cui interno è presente una grossa quantità d'acqua che esce dalle crepe delle rocce e viene canalizzata verso l'esterno. Entrando a sinistra si trova una grande urna di cristallo che racchiude una statua raffigurante la santa  e dove i devoti depongono ex voto e offerte. Il 4 settembre, data della sua morte, si rende omaggio alla Santuzza e si sciolgono i voti facendo "l'acchianata" cioè percorrendo a piedi o in ginocchio l'antica scala che dalle pendici del monte porta alla Grotta. La festa però più sentita dalla cittadinanza rimane comunque "u fistino".

Il culto - Secondo la tradizione, Santa Rosalia, nel 1625, salvò Palermo dalla terribile epidemia di peste che l'aveva colpita e che stava decimando l'intera popolazione urbana. La tradizione racconta che Rosalia apparve in sogno ad una donna gravemente malata, Girolama Gatto, promettendole la guarigione se si fosse recata sul Monte Pellegrino e indicandole il punto preciso in cui erano sepolte le sue ossa, che furono trovate il 15 luglio del 1624. La commissione di teologi e medici, istituita dal cardinale Giannettino Doria per esaminare i resti ritrovati, giunse ad un esito deludente perché i resti sembravano appartenere a più corpi. A questo punto si compì un secondo prodigio e Rosalia apparve ad un povero saponaro, Vincenzo Bonelli, che persa la giovane moglie per la peste, era salito sul Monte Pellegrino con l'intenzione di togliersi la vita, buttandosi giù dal precipizio sul mare. La Santa lo dissuase dal suo propositosuicida, incitandolo ripetutamente ad informare il cardinale Doria, Arcivescovo della città di Palermo, che le ossa precedentemente trovate su Monte Pellegrino erano proprio di Santa Rosalia. Bisognava portarle in processione per la città in maniera tale da far cessare la peste. Ogni anno, il 14 e il 15 luglio, il tradizionale "Festino" ricorda proprio questo evento miracoloso, in seguito al quale Rosalia fu proclamata Santa e patrona di Palermo.

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