Il Castagno dei Cento Cavalli

Ai piedi dell’Etna, subito fuori il comune di Sant’Alfio, un vero e prodigioso spettacolo della Natura

19 maggio 2017
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Sapete dove si trova il castagno più grande e antico d'Europa? Si trova in Sicilia, ai piedi dell’Etna, appena fuori l'abitato del Comune di Sant'Alfio. Si tratta del Castagno dei Cento Cavalli e con i suoi 4000 anni circa (in verità, gli studiosi non sono d’accordo sull’età della pianta, c’è infatti chi sostiene che il castagno abbia intorno ai 2000 anni) e la sua imponenza e maestosità è un vero spettacolo della Natura.
Il Castagno dei Cento Cavalli è uno dei tanti "tesori" del territorio etneo, al di là del mito e della sua millenaria storia, è certamente un unicum scientifico da proteggere e che ha il merito di valorizzare gli itinerari turistici e culturali di quella meravigliosa zona. Ad esempio, un salto a Sant’Alfio vale proprio la pena farlo.

La cittadina, le quali origini risalgono alla fine del ‘600, mantiene pressoché inalterato il centro storico che, segnato da vie anguste su cui si ergono i palazzi ottocenteschi più importanti, si impernia sulla piazza Duomo, che ad est si allunga in un magnifico Belvedere cui è possibile godere il panorama della costa jonica da Taormina fino al golfo di Augusta. Stradine sinuose seguono l’ascesa verso la montagna e tra portali e mascheroni in pietra lavica, tra uno scorcio e l’altro di paese, si intravedono rigogliosi distese di boschi di castagni, noccioleti e ciliegeti.

Le tappe del nostro itinerario

TappaIl Castagno dei Cento Cavalli

"Questo Castagno è una rarità assoluta - spiega la geologa AIGAE, Violetta Francese, Coordinatrice delle Guide Ambientali Escursionistiche della Sicilia -. È stato il noto botanico torinese Bruno Peyronel a verificarne e stabilirne il primato europeo. Infatti dagli studi di Peyronel emerge che il Castagno dei Cento Cavalli non solo è il più antico ma anche più grande d'Europa".
​Già nel 1700 l'abate Giuseppe Recupero, noto naturalista dell'epoca, dimostrò con metodi empirici, scavando tutto attorno all'albero fino alla profondità di 70 cm, che si trattava di un'unica pianta.
La sua storia si fonde con la leggenda di una misteriosa regina e di cento cavalieri con i loro destrieri, che, si narra, sotto i rami trovarono riparo. Il temporale continuò fino a sera, così la regina passò sotto le fronde del castagno la notte in compagnia, si dice, di uno o più amanti fra i cavalieri al suo seguito...
Nel 1982 il Corpo forestale dello Stato lo ha inserito nel patrimonio italiano dei monumenti verdi, forte di 22.000 alberi di notevole interesse, ed evidenziato tra i soli 150 di eccezionale valore storico o monumentale. Tra il 28 settembre ed il 1º ottobre 2006 si svolse a Sant'Alfio il Convegno Internazionale: "L'Unesco e la tutela dei Beni Ambientali per uno sviluppo sostenibile: Il Castagno dei Cento Cavalli" che si concluse con la dichiarazione dell'albero come Monumento Messaggero di Pace.

TappaChiesa Madre


By Alqasar at Italian Wikipedia - Transferred from it.wikipedia to Commons - CC BY-SA 3.0

La Chiesa Madre fu costruita a partire dalla metà del seicento, sulle terre dei "Parrini", sacerdoti del paese di Viagrande che donarono il terreno dove oggi sorge la Chiesa. Tutti i cittadini parteciparono alla sua edificazione, inizialmente realizzando una sola navata centrale. Successivamente (1867) si intraprese l’ampliamento della Chiesa aggiungendo le due navate laterali. Mezzo secolo dopo venne abbattuta la vecchia facciata per innalzare l’attuale rustico realizzato in pietra lavica.
Sul campanile (nel 1792) venne collocata una campana fusa a Sant’Alfio, dai maestri artigiani del comune di Tortorici che venne battezzata col nome "Alfia". Questa campana aveva un suono vibrante malgrado la fusione non fosse riuscita bene cosicché, nel 1926 venne rifusa ed ingrandita ad Agnone, nella fonderia Marinelli e ribattezzata col nome "Maria"La chiesa è dedicata alla Madonna delle Grazie e ai Santi Patroni Alfio, Filadelfo e CIrino.

TappaChiesa del Calvario


Foto di Alqasar di Wikipedia in italiano - Trasferito da it.wikipedia su Commons, CC BY-SA 3.0

La Chiesa del Calvario è una piccola struttura che risale al 1878, data in cui furono realizzate le sue parti iniziali, allo scopo di avere un luogo di culto per le celebrazioni del Venerdì Santo; la costruzione venne seguita dai sacerdoti Domenico e Peppino Caltabiano. La chiesa si erge alla sommità di una collina di notevole interesse paesaggistico. Ad essa si può accedere per mezzo di una piccola scalinata in pietra lavica, che conduce direttamente all'ingresso e alle tre navate che compongono l'edificio sacro. Al suo interno esso offre vari altari in legno che testimoniano l'arte prodotta dagli artigiani di un tempo.

TappaChiesa di Nucifori

La chiesa di Nucifori sorge nel quartiere Nucifori della città. Fu progettata nel 1957, ma la sua edificazione avvenne solo negli anni successivi. Le linee architettoniche che la caratterizzano sono essenziali. Al suo interno essa conserva il busto della Madonna di Tindari, alla quale gli abitanti sono particolarmente devoti; l'immagine viene festeggiata solennemente la prima domenica di settembre.

TappaChiesa dei Magazzeni

Situata a circa 6 km dal centro abitato di Sant’Alfio, la chiesa dei Magazzeni fu costruita nel 1958 come chiesa memoriale dello scampato pericolo del paese e delle campagne, dall’eruzione del 3 novembre 1928. La lava che minacciava il paese mise in allarme la popolazione, i devoti accorsero nella Chiesa Madre invocando l’aiuto di Dio e dei Santi Patroni. I più anziani rimasero a pregare nella chiesa madre, mentre gli altri partirono con le sacre reliquie dei santi patroni in processione verso Magazzeni, dove si era aperta una bocca eruttiva la cui lava si incanalò nel torrente Magazzeni. Coloro che avevano visto il fuoco della lava esortavano la processione a tornare indietro dato l’incombente pericolo, ma il popolo rispondeva che erano al sicuro perché avevano con loro i tre Santi. Quando il popolo arrivò vicino la lava, si inginocchiò gridando e supplicando "VIVA SANT’ALFIO", così facendo la lava fece ancora qualche passo e dopodiché si fermò.

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