Il Castello di Roccavaldina

Un weekend nella cittadina del Messinese fondata da un tribuno romano

03 novembre 2016
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A circa 320 metri sul livello del mare, sul versante tirrenico dei Peloritani, adagiata su uno splendido anfiteatro naturale, sorge Roccavaldina, piccolo centro nato durante il medioevo con il nome di Rocca.
In seguito venne aggiunto Valdina in onore della famiglia aristocratica aragonese che resse il feudo per alcuni secoli. Secondo la tradizione invece, le origini del paese sono molto più remote tanto che sarebbe stato uno dei tanti valorosi tribuni romani che si distinsero nelle guerre puniche a fondare il primo nucleo abitato, chiamato Pagus.
E' il castello l'elemento storico-architettonico più significativo del paese e per secoli fu il simbolo del potere dei feudatari della zona. Si tratta di una maestosa costruzione, arroccata su una collina, sorta inizialmente come struttura difensiva e successivamente adibita a residenza principesca dai Valdina. Dall'alto delle sue torri è possibile godere di un panorama mozzafiato che si apre sulla piana di Milazzo verso il golfo per perdersi, nelle belle giornate, nel suggestivo scenario delle Eolie.

Il castello è costituito da stili diversi mescolati tra loro tanto da creare una struttura armonica che per la verità sarebbe riduttivo chiamare castello, ma che così viene definito in riferimento alla parte più antica della costruzione. Il castello vero e proprio è ciò che resta di una costruzione normanna che anticamente comprendeva ben quattro torri massicce disposte agli angoli e un ponte levatoio. Nel maniero non c'erano finestre al piano terreno, mentre a quello superiore erano sistemate alcune aperture piccole e strette con una corona di merli che completava la struttura tipicamente medioevale. Di tutto ciò oggi rimangono solo due torri e il grandioso portale a sesto acuto di stile gotico al centro della facciata, guarnito di robusti battenti e da borchie di ferro appuntite. La parte abitativa del castello, di epoca successiva rispetto alla struttura militare, è legata a quest'ultima con un inusuale sistema di sutura: una corte interna sulla quale si affaccia uno splendido loggiato con volte a crociera alleggerite dalla presenza di elementi decorativi quali costoloni bugnati (rivestimento murario tipico del periodo rinascimentale) e mensole a forma di capitello. Infatti superato l'imponente ingresso militare ci si imbatte in uno spazio più intimo ed elegante che contrasta con il prezioso loggiato rinascimentale e che costituisce l'anello di congiunzione tra i due ambienti. Il palazzo è caratterizzato da uno stile di transizione tra il rinascimentale ed il barocco e presenta elementi decorativi tipicamente barocchi innestati su una struttura stilisticamente più antica, come ad esempio le conchiglie e le pigne nei timpani, o le mesole del balcone angolare che seguono a raggiera l'edificio.

Minitour per Roccavaldina - Chi volesse visitare Roccavaldina dovrebbe iniziare senza ombra di dubbio dal Convento dei cappuccini, altra importante testimonianza architettonica risalente al '600. Ancora oggi è possibile ammirare parte del bellissimo chiostro e l'annessa cappella conventuale dalle linee molto semplici che si sono salvati dall'usura del tempo. Inizialmente il convento dedicato a Santa Cecilia era di proprietà dei Padri Conventuali Riformati di Messina, mentre la Chiesa annessa era intitolata a San Giovanni Battista e solo successivamente a San Francesco D'Assisi. Un'altra chiesa degna di essere visitata è la Chiesa madre, dedicata al protettore San Nicolò di Bari, e si trova nella zona alta del paese.

Dalle semplici linee architettoniche la chiesa esisteva molto probabilmente già in epoca romano-bizantina, mentre nel 1500, in seguito ad una serie di scosse sismiche, crollò del tutto. Fu ricostruita gradualmente prima ad una navata ed in seguito furono aggiunte le navate laterali con le cappelle. Splendido il campanile rinascimentale con la cella campanaria a loggia aperta su quattro lati. Tra le opere d'arte custodite in chiesa ricordiamo l'Annunciazione di autore ignoto e alcuni affreschi del XVII secolo raffiguranti scene del Vecchio e Nuovo Testamento. In prossimità della Chiesa Madre c'è anche, la Chiesa della Madonna della Catena, edificata intorno all'anno mille. L'interno è formato da una navata centrale e da un transetto laterale, separato da tre colonne in muratura. Al centro della navata principale è posto un altare in muratura, sormontato da un grande quadro della Madonna della Catena in olio e tela. La chiesa inoltre custodisce un quadro della Pietà del XVI secolo, un grande crocefisso in legno del XVIII ed un'acquasantiera in marmo del XVI secolo. Dalla piazzetta adiacente alla chiesa si gode uno stupendo panorama che va dal golfo di Milazzo al promontorio di Tindari mentre fanno da sfondo le isole Eolie.

Roccavaldina inoltre, custodisce un'antica farmacia nota in tutto il mondo per il suo ricco e straordinario corredo di vasi farmaceutici comprendente ben 238 pezzi di varia forma e dimensioni. Purtroppo nei vari passaggi e nel tempo una  parte dei vasi è stata dispersa e qualche raro esemplare si rinviene oggi presso diversi musei italiani ed esteri o presso raccolte private. Possiamo ritenere che originariamente il corredo potesse raggiungere oltre 350 unità.

Pillole di storia - Dopo la battaglia di Milazzo, in cui i romani sconfissero i Cartaginesi nel 260 a.C., il territorio circostante all'odierna Roccavaldina (chiamato 'Lavina' molto probabilmente perchè qui scorreva un fiume dalle acque pure e fresche), come abbiamo già detto, fu affidato ad un tribuno romano che si era distinto in battaglia per le sue eroiche gesta che lo fece bonificare e disboscare dai suoi schiavi. Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente le invasioni barbariche si moltiplicarono tanto che Bisanzio inviò il famoso condottiero Belisario, che riuscì a bloccare gli invasori proprio in prossimità del Pagus che assunse il nuovo nome di Casale del Conte. Nel 900 i Saraceni trasformarono il nome del casale in 'Rachal Elmerum' mentre con l'arrivo dei normanni, Guglielmo il Buono ne fece dono al monastero di Santa Maria della Scala, noto per il culto di un'immagine sacra della Madonna. Per la grande devozione che questo luogo era capace di suscitare, il nome fu trasformato in cenobio, che diventò feudo di Scala e finì sotto la giurisdizione del territorio demaniale di Rameth (oggi Rometta).
Successivamente il feudo fu smembrato in due parti affidate a due nobili cavalieri: Giovanni La Rocca e Giovanni Mauro dai quali presero rispettivamente i nomi di Rocca e Maurojanni. Nel 1500 l'area fu devastata da un potente terremoto e il feudo fu venduto ad una famiglia aristocratica aragonese, i Valdina, che si occupò di far edificare il castello attorno al quale crebbe il nuovo centro abitato. Maurojanni divenne così Valdina e Rocca fu chiamata Roccavaldina. Nel '700 iniziò il declino dei Valdina tanto che nel 1776 l'ultimo discendente, Giovanni, fu costretto a vendere persino il titolo di marchese. Roccavaldina tornò agli onori della cronaca durante la spedizione dei mille quando ben 23 roccesi, seguendo Garibaldi, contribuirono significativamente alla liberazione dell'isola. Dopo l'Unità d'Italia, il paese fu attrezzato di acquedotto e rete fognaria e di un sistema di illuminazione. Intanto Torregrossa e Valdina si staccarono da Roccavaldina diventando comuni autonomi.

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