Il Parco Archeologico di Monte Jato

Sopra San Giuseppe Jato e San Cipirrello l'antica Jetas, cittadella fondata dagli Elimi

15 settembre 2016
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A circa 30 km da Palermo, sopra i centri abitati di San Cipirello e San Giuseppe Jato, si eleva maestoso il Monte Jato (m.852 s.l.m.) che domina la vallata del Fiume Jato e, verso est, quella del ramo destro del Fiume Belice. Partendo da San Giuseppe Jato e percorrendo un sentiero distante tre km dal paese, si giunge in cima al monte in cui si trovano i resti dell'antica cittadella di Jetas, che ricade proprio nel territorio dei comuni di San Giuseppe Jato e San Cipirello. Il sito controlla da una parte il valico di Portella della Paglia, attraverso cui era assicurato l'accesso alla Conca d'Oro ed il collegamento con l'antico emporio punico di Panormos, dall'altra la vallata del Belice, attraverso cui era possibile il collegamento con la costa meridionale dell'isola e con la colonia greca di Selinunte. Si tratta di un'antica cittadella, fondata probabilmente dagli elimi, caratterizzata dalla compresenza di solide mura greco-romane, con pietre rigorosamente tagliate e sistemate e di precarie mura di epoca medioevale. L'insediamento fa parte di un sistema di abitati su altura, attivi dall'età greca e romana fino a quella medievale. Una missione di scavi, guidata dal professor Peter Isler dell'Università di Zurigo nel 1971, ha contribuito in modo determinante a riportare alla luce l'abitato di Jetas, cittadella citata da storici del calibro di Tucidide, Diodoro Siculo, Plinio e Cicerone.

Pillole di storia - il primo insediamento umano sul Monte Jato sorse intorno al I millennio a.C. Attorno al VI sec. a.C., si ebbero invece, i primi contatti col mondo coloniale greco e, proprio grazie ad architetti e artigiani greci, sorsero i primi edifici in muratura e la città greca con i suoi edifici caratteristici: il tempio di Afrodite, il teatro, l'agorà, la casa privata a peristilio e altri. A partire dal IV secolo a.C. Jetas, cosi come tutta la Sicilia occidentale, fu sotto il dominio dei Cartaginese. Grazie al racconto di Diodoro Siculo sappiamo che essa, tra il 278 ed il 275 a.C., fu assalita da Pirro, re dell'Epiro, e che durante la prima guerra punica (264-241 a.C.) gli Jetini, cacciati i Cartaginesi, si consegnarono ai Romani e ripresero possesso del Monte. Da un passo della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio e attraverso le opere di Silio Italico è noto che nel 79 d.C. Jetas (denominazione latina) divenne una delle 45 città siciliane tributarie di Roma e nella prima età imperiale fu uno dei 50 insediamenti urbani più importanti dell'isola. Ai romani seguirono i bizantini sino alla conquista araba del 827. Le fonti e i documenti di età normanna attestano che la presenza musulmana a Giato (nome dell'età arabo-normanna) era molto forte. Nel 1190 la città era diventata assieme ad Entella il simbolo e la roccaforte della rivolta dei musulmani della Val di Mazara che si opponevano a Federico II. Nel 1246, nel domare una rivolta religiosa, il centro venne definitivamente raso al suolo dalle truppe di Riccardo di Caserta e gli abitanti furono deportati a Lucera di Puglia. Da allora il sito fu abbandonato. Nel 1779, il Principe Beccadelli Bologna fondò di San Giuseppe dei Mortilli, l'attuale San Giuseppe Jato, attorno ad un casale ed una chiesetta dei gesuiti.

Le tappe del nostro itinerario

TappaTeatro Greco

Il Parco Archelogico di Monte Jato comprende una vasta area di circa 200 ettari che include, oltre la zona interessata dall'insediamento antico (circa 40 ettari), l'area delle necropoli, la collina sottostante la città murata, sede di una postazione fortificata di età sveva, il suggestivo terrazzo su cui sorge la piccola basilica dedicata ai Santi Cosma e Damiano, ma anche le pareti che cingono il monte e i sottostanti più dolci declivi utilizzati come pascolo e coltivati a vigneti o frutteti. Nell'area sono state rinvenute diverse strutture appartenenti a varie epoche storiche fra le quali ricordiamo l'Agorà risalente al 300 a.C., caratterizzata, sul lato ovest, da un portico con doppia fila di colonne e dal Bouleuterion o 'Sala del Consiglio', che presenta una pianta semicircolare. Il Teatro, risalente al III secolo a.C, presenta ben 35 gradinate che rappresentavano i posti a sedere per gli spettatori ed ha una capienza di 4.400 persone. Qui sono state rinvenute quattro statue raffiguranti menadi e satiri, oggi conservate presso l'antiquarium di San Cipirrello. La Casa a peristilio, una grande dimora signorile (1600 mq) eretta su due piani intorno a un cortile interno circondato da colonne. Il pian terreno ospita 23 stanze, i cortili e due cisterne di raccolta dell'acqua piovana. Ma esistevano, a Jetas, altre grandi dimore, come evidenziato da scavi ad occidente e a nord est della casa a peristilio. In una delle stanze di rappresentanza tutt'oggi è visibile uno splendido pavimento realizzato in opus signinum (tipo di muratura ottenuto con pietre frantumate e costipate nella calce), in cui risalta un'iscrizione dedicata all'ospite che lasciava la casa.

TappaTempio di Afrodite

Sono presenti anche il bagno e il locale retrostante in cui era disposto il camino per il riscaldamento dell'acqua. Vicino al bagno è situato un cortile di servizio in cui c'era una fornace per la preparazione del pane. Adiacente alla casa sorge il Tempio di Afrodite, costituito da un vano posteriore, la cella ed il pronao separato da due colonne. Costruito intorno al 550 a.C., secondo il canone architettonico greco, è l'edificio ellenistico più antico di carattere pubblico. La facciata era messa in risalto da grossi blocchi di pietra agli angoli esterni. I muri esterni, soprattutto dei lati nord e ovest, sono ben conservati, mentre sul lato a valle restano solo le fondamenta. Più a sud si trovano vasti ambienti, sempre di fattura greca, adibiti a botteghe e a granai dove sono stati ritrovati anche resti di ceramica a decorazione piumata dello Stile di Cassibile (1000-800 a.C.), e di ceramica locale a decorazione incisa o impressa dello Stile di Sant'Angelo Muxaro-Polizzello, o a decorazione geometrica dipinta. Nel Medioevo l'edificio subì notevoli danni perché se ne ricavarono pietre per nuove costruzioni. Nell'area dell'agorà si sono poi individuati i resti di altri edifici sacri e domestici databili dall'età tardo arcaica a quella classica. Il percorso archeologico può concludersi con la visita al Museo Archeologico, che custodisce le 'cariatidi', statue di menadi e satiri prelevate dalla facciata del teatro greco ed altri reperti del periodo elimo, greco e romano.

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