Il Parco dei Nebrodi

I Nebrodi d'inverno tra boschi secolari, fiumi e laghi montani: un autentico paradiso

07 settembre 2016
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Un autentico paradiso terrestre con fiumi e torrenti le cui acque scorrono limpide tra la fitta vegetazione; laghetti montani, prati fioriti in tutte le stagioni, ombrosi boschi secolari, spazi incontaminati di macchia mediterranea. Questo e molto di più offrono i Nebrodi agli occhi incantati dei visitatori che li scoprono per la prima volta.
In quest'area montana di 200mila ettari infatti, è concentrato il più grande patrimonio forestale della Sicilia. La zona si estende nelle tre province di Messina, di Catania ed Enna, ed è limitata a sud da un braccio del Simeto, a ovest dal fiume Pollina, a est dalla fiumara di Novara di Sicilia e a meridione dal vulcano più grande d'Europa, l'Etna. Per proteggere questo patrimonio naturale nel 1993 è stato istituito un  parco protetto che copre circa 85mila ettari di bosco. Si tratta della più vasta area protetta della Sicilia e di una delle più estese dell'intero continente.

I Nebrodi sono caratterizzati dalla dolcezza dei rilievi, dovuta alla presenza di estesi banchi di rocce argillose-arenacee. Le cime, che raggiungono con Monte Soro la quota massima di 1847 metri, hanno fianchi arrotondati e si aprono in ampie vallate solcate da numerose fiumare che sfociano nel Mar Tirreno. Anche se non mancano occasionali zone rocciose, che danno al paesaggio una connotazione dolomitica, con profili irregolari e fessurati, come nel caso del Monte San Fratello e delle Rocche del Crasto (1325 mt), i Nebrodi sono ricchissimi di vegetazione tanto che gli arabi li definirono 'un'isola nell'isola'.
Qui è possibile ammirare boschi secolari, ampi e verdi pascoli, silenziosi laghi e freschi torrenti che contrastano con l'immagine comune di una Sicilia arida ed arsa dal sole.

Salendo di quota la vegetazione varia a seconda della temperatura e delle precipitazioni. Dai 600 agli 800 metri inizia il cosiddetto piano mediterraneo caratterizzato dalla tipica macchia mediterranea sempreverde, ove predominano l'euforbia, il mirto, il lentisco, la ginestra e dove si riconoscono elementi arborei a foglie strette quali il corbezzolo, la sughera, il leccio.
Dagli 800 ai 1200-1400 metri si passa al piano supramediterraneo, ricco di querce caducifoglie. Le specie più diffuse sono la roverella, la rovere, la quercus gussonei e nelle zone più fresche domina il cerro.
Oltre i 1200-1400 metri di altitudine inizia il piano montano-mediterraneo. Qui 10mila ettari di bosco ricoprono i crinali delle montagne ed è possibile ammirare delle splendide faggete. Un po' più in alto troviamo rari esemplari di acero montano, acero campestre e frassino. Tra le specie del sottobosco ci sono l'agrifoglio, il pungitopo, il biancospino, la daphne.
Per quanto riguarda invece, la fauna questo, un tempo, era considerati il regno dei cerbiatti, degli orsi, dei caprioli e dei daini e ancora oggi costituisce la parte della Sicilia più ricca di fauna, nonostante il progressivo impoverimento ambientale. Lo stesso nome Nebrodi deriva dal greco 'Nebros' che vuol dire appunto cerbiatto, un'animale sacro a Dioniso. Nel parco all'inizio del secolo vivevano i lupi i cui ultimi esemplari furono uccisi dai cacciatori alla fine degli anni '20 e  i grifoni - scomparsi agli inizi degli anni '60 - volteggiavano sulle Rocche del Crasto. Oggi i Nebrodi ospitano numerosi piccoli mammiferi tra cui l'istrice, il gatto selvatico, la martora, la testuggine comune e palustre, il discoglosso (una rana), la rana verde minore.

Di particolare interessante è il "cavallo sanfratellano", discendente secondo alcuni dall'antico cavallo sicano.
Tra gli uccelli alcuni sono di grande interesse, come la cincia biglia di Sicilia, il codibugnolo di Sicilia. Ai margini dei boschi vivono molti rapaci come la poiana, il gheppio, il lanario, il nibbio reale, il falco pellegrino e nelle zone rocciose e fessurate nelle Rocche di Crasto l'aquila reale. Nelle zone più umide possiamo incontrare il merlo acquaiolo, il martin pescatore, la ballerina gialla, la folaga; nelle aree a pascolo la, ormai rara, coturnice di Sicilia, l'upupa ed il potente corvo imperiale. Meritano di essere citati il Cavaliere d'Italia e l'Airone cinerino. Infine, ricchissima è la fauna di invertebrati. Su 600 specie censite, 100 sono nuove per la Sicilia, 25 nuove per l'Italia e 22 nuove per la scienza.

Il Parco, che come detto ha un'estensione di 85.687 ettari, è suddiviso in 4 zone: la zona A, di riserva integrale, si estende per circa 24.546 ettari e comprende le uniche stazioni siciliane di Tasso ed alcuni affioramenti rocciosi. La zona B, di riserva generale si estende per 46.879 ettari includendo le rimanenti aree boschive e quelle destinate al pascolo. La zona C, di protezione, si estende per 569 ettari comprendendo 9 zone in cui si trovano strutture turistico-ricettive e culturali. La zona D, di controllo, è la zona di preparco che si estende per 13.593 ettari costituendo la fascia esterna dell'area protetta. 
Ventuno sono i comuni di antica fondazione nell'area del Parco, tra questi Floresta, Alcara Li Fusi e San Marco d'Alunzio hanno conservato una tradizione rurale e artigianale. Luoghi dove il tempo sembra essersi fermato molti decenni fa.

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