Il Parco delle Madonie

Torrenti, foreste e valli nascoste: questo e tanto altro offrono le Madonie

07 settembre 2016
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Le Madonie si ergono maestose dalle acque del Mar Tirreno arrivando a sfiorare i 2000 metri di altezza.
Pizzo Carbonara, in assoluto la cima più alta con i suoi 1979 metri, domina la Sicilia intera specchiandosi nel cristallino mare di Cefalù. Una delle particolarità che caratterizza il territorio delle Madonie è appunto l'armoniosa coesistenza tra aree marittime e montane.
Torrenti, foreste, cime ghiacciate, valli nascoste, abissi, doline e inghiottitoi: questo e tanto altro offrono questi rilievi dalle forme a volte dolci e morbide, a volte aspre e strapiombanti, ora ricche di boschi e acque, ora aride e steppose. Sulle Madonie che occupano appena il 2% della superficie dell'isola, sono presenti oltre la metà delle specie vegetali siciliane tra le quali parecchie endemiche. Notevole è il patrimonio naturalistico, storico e artistico di questi luoghi, evidenti sono anche  i segni lasciati dall'uomo, testimonianze di una presenza millenaria che risale alla preistoria. Il Parco naturale regionale delle Madonie è stato istituito nel novembre del 1989 ed oggi é vasto complessivamente 39.679 ettari estendendosi su una vasta area della provincia di Palermo. Si trova nella parte centro-settentrionale della Sicilia compresa tra la valle del fiume Pollina, a est; la valle dell'Imera settentrionale, a ovest; un lungo tratto della fascia costiera tirrenica inclusa tra gli abitati di Campofelice di Roccella e Pollina, a nord; l'altopiano gessoso-solfifero, a sud.

Il Parco è diviso in 4 aree ciascuna con specifiche peculiarità: zona A, di riserva integrale in cui l'antropizzazione (modifica del territorio da parte dell'uomo) è minima, l'ambiente naturale è conservato nella sua integrità con ecosistemi di grande interesse naturalistico e paesaggistico. La zona B, di riserva generale caratterizzata da ecosistemi di elevato pregio naturalistico e paesaggistico con maggiore grado di antropizzazione rispetto alla zona A. Nell'area sono consentite le infrastrutture strettamente necessarie, quali strade di accesso, opere di ricostruzione di ambienti naturali. Nella zona C, di protezione sono ammesse soltanto costruzioni, modifiche edilizie e trasformazioni del terreno, rivolte alla valorizzazione del Parco e all'incremento della fruibilità culturale, turistica e ricettiva. Nella zona D, di controllo sono consentite tutte le attività purché compatibili con le finalità del parco.

La distribuzione della vegetazione, che non avviene mai casualmente, è strettamente correlata al tipo di substrato roccioso, al suo sviluppo altitudinale e quindi al clima. Nelle colline, ove maggiore è l'incidenza dell'attività umana, prevalgono paesaggi agrari comprendenti verdeggianti giardini di agrumi, secolari oliveti, vigneti, colture cerealicole e varie espressioni di vegetazione mediterranea, le cui essenze più rappresentative sono il lentisco, il mirto, l'olivastro, l'olivello spinoso, il corbezzolo, l'erica, l'euforbia arborescente.
Alle quote intermedie, questo tipo di vegetazione viene sostituita da colture legnose come il frassino da manna, il castagno, il nocciolo e il mandorlo e dalla fascia fitta dei boschi naturali di sughera, frammista a lecci e roverelle. Ad alta quota è possibile ammirare il bosco misto di roveri, agrifoglio e faggeti.
Il sottobosco offre una flora riccamente rappresentata da orchidee, viole, ciclamini, rose peonie e, negli ambienti umidi, della rara felce regale. Moltissime le piante rare e talvolta uniche e monumentali presenti sulle Madonie come l'agrifoglio presente a Piano Pomo, al limite tra il territorio di Castelbuono e Petralia Sottana, con esemplari che raggiungono anche i 15 metri di altezza e l'abete dei Nebrodi che cresce esclusivamente sul vallone Madonna degli Angeli con una popolazione di circa 31 esemplari unici in tutto il mondo.

Le Madonie inoltre, ospitano una fauna ricca e varia. Un tempo in questi luoghi, vivevano indisturbati il lupo, il cervo e il daino, così come il gufo reale, il gipeto e  il grifone. Tra  i mammiferi oggi si trova la martora, la volpe, il gatto selvatico, l'istrice, il moscardino, il quercino e il topo selvatico. Abbondanti sono le lepri e i conigli selvatici. Dei grossi rapaci restano il capovaccaio, unico avvoltoio esistente ancora in Sicilia e diversi esemplari di aquila reale, aquila del Bonelli e di falco pellegrino e diversi rapaci notturni quali l'allocco, la civetta e l'assiolo. Tra gli uccelli presenti nella macchia mediterranea invece, da ricordare è la capinera, l'occhiocotto, il merlo, il fringuello, l'usignolo, il cardellino, la cinciallegra, il passero solitario e la coturnice, da molti ritenuta regina incontestata delle vette madonite.
Per quanto riguarda i rettili e gli anfibi nel parco sono presenti quasi tutte le specie siciliane. La varietà degli ambienti fa si che le Madonie siano ricche di invertebrati e di farfalle tra cui la bellissima parnassius apollo.

Fin dalle epoche più remote, l'uomo ha lasciato su queste montagne, i segni della sua presenza confermati dai rinvenimenti nella grotta del Vecchiuzzo vicino a Petralia Sottana, in alcune grotte e abissi nei pressi di Isnello e Gratteri e dai reperti pre-ellenici della Rocca, il promontorio che domina Cefalù. Il territorio è segnato inoltre, da numerosi edifici religiosi, monasteri, eremi e chiese rupestri, spesso suggestivamente isolate in alto sulle montagne. Dimenticati lungo le vie d'acqua i mulini, le vecchie masserie spesso costruite sui resti di più antichi casali romani, gli ovili ricavati nella roccia, le vecchie macine mosse da animali, dove ancora oggi si svolge l'attività di trasformazione delle olive in olio. Nella splendida cornice costituita dai 15 centri abitati ricchi di tradizioni, foklore e artigianato, le architetture  rurali testimoniano l'espressione di una cultura che ha saputo conservare una tradizione contadina millenaria.

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