Il Parco Minerario Floristella-Grottacalda

L'archeologia industriale di una delle più grandi aree minerarie della Sicilia

05 settembre 2016
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Su una vasta aerea situata sulla confluenza delle superstrade che collegano Enna, Valguarnera, Aidone e Piazza Armerina, in uno splendido contesto paesaggistico, si estende la zona del Parco Minerario Floristella-Grottacalda. La zona del parco forma un triangolo equilatero che ha come altri due vertici il lago di Pergusa e la riserva faunistico-forestale della Ronza.Si tratta di un autentico museo a cielo aperto nel quale, dal lontano 1700 sino al 1986, si è estratto lo zolfo. Nel Parco si riuniscono le due omonime miniere di zolfo in disuso che hanno fatto si che questo luogo sia diventato uno dei più importanti insediamenti di archeologia industriale del Mezzogiorno ed una delle più grandi, antiche e significative aree minerarie della Sicilia.

Il vasto complesso estrattivo fornisce una vera e propria 'stratigrafia' dei diversi sistemi d'estrazione e di fusione dello zolfo nelle diverse epoche. Qui si possono ancora ammirare le gallerie, le strutture, le apparecchiature e gli impianti utilizzati per l’estrazione dell''oro giallo' nei due secoli di attività della miniera. Dalle più antiche calcarelle ai calcaroni (adottati nel 1850) sino ai più moderni forni Gill affermatisi intorno al 1880, per la fusione e separazione dello zolfo dal materiale inerte. Si possono ammirare inoltre, le antiche discenderie, circa 180 cunicoli semiverticali che permettevano l'accesso alle gallerie sotterranee, ai tre pozzi di estrazione con i relativi 'castelletti' completi di sale argano (il più antico risalente al 1868) e ai più moderni impianti verticali. Accanto a questi la 'lampisteria' (in cui si conservavano gli apparecchi d'illuminazione per il lavoro nelle miniere) e i ruderi dei fabbricati di servizio sorti in prossimità dei pozzi tra cui annoveriamo l'infermeria, gli alloggi per i minatori, compreso il locale adibito al dopolavoro.

Inoltre ancora oggi, è in buono stato la tratta ferroviaria tra le stazioni di Floristella e Grottacalda che un tempo serviva a spedire lo zolfo all'interno di vagoncini. Il Parco presenta, altresì, aspetti naturalistici di rilievo per la presenza ad esempio della sorgente di acque sulfuree che alimenta il rio Floristella e, soprattutto, le emissioni continue di metano e acqua salata e ferruginosa, sgorganti con piccola portata da alcune bocche dette 'Maccalube' o vulcanelli di fango, visibili nella parte nord dell’area del parco.
Il Parco fu costituito con Decreto della Regione Siciliana il 15 maggio 1991 come un ente di diritto pubblico con sede in territorio di Enna e precisamente nella ex miniera Floristella. Gestito dalla Regione Siciliana, dalla Provincia Regionale di Enna e dai Comuni di Enna, Aidone, Piazza Armerina e Valguarnera ha lo scopo di difendere il complesso minerario zolfifero e l'ambiente naturale circostante forestato, promuovendo la ricerca etno-antropologica rivolta a capire meglio le strutture della società mineraria. L'area si presta inoltre, ad essere utilizzata come una sorta di libro di testo naturale dalle scuole, mediante lezioni all'aperto legate ai programmi didattici svolti che possono far capire meglio i processi di modificazione sociale prodottisi con l'avvento dell'industrializzazione. Gli studenti più grandi possono approfondire molteplici aspetti della ricerca etno-antropologica, linguistica, scientifica, tecnologica e socio-economica.
Per raggiungere il parco in auto da Piazza Armerina bisogna seguire la direzione Autostrada A19 e poi percorrere la SP 4 fino al cartello d'ingresso al parco. Il Parco si può visitare tutto l'anno, ma i periodi ideali sono in primavera e autunno. La visita dura almeno tre ore piene, il percorso è un pò accidentato e poco adatto a persone con difficoltà motorie. Si può richiedere la guida di un esperto.

Palazzo Pennisi - Su una collina che domina il complesso minerario si erge Palazzo Pennisi, residenza estiva della famiglia Pennisi, proprietaria della miniera. Il Palazzo fu edificato tra il 1870 e il 1885, inizialmente solo con un piano fuori terra che comprendeva, oltre agli appartamenti della famiglia anche la cappella ortogonale, la cantina, la carbonaia e i granai poi invece sopraelevato di altri due piani da destinare ad alloggi per il direttore e gli impiegati e di locali per uffici. L'edificio è stato progettato come una fortezza adatta a resistere in caso di scioperi e rivolte di minatori. Le aperture ad esempio sono dotate di feritoie e all'interno ci sono diverse uscite segrete che attraverso le cantine e due piccole gallerie permettevano la fuoriuscita dal Palazzo nel costone sottostante. Particolare la struttura del palmento (dove avveniva la pigiatura dell'uva) con la cosiddetta 'via del mosto', un sentiero costeggiato da una canaletta in coppo siciliano che portava il mosto, per caduta, direttamente nelle cantine padronali.

- www.enteparcofloristella.it

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