Il Sentiero del Beato Guglielmo sui Passi Chiaramontani

Un percorso di 17 Km che si snoda dal castello di Caccamo all'Eremo di San Felice

09 maggio 2017
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Dai piedi del castello medievale di Caccamo, in prossimità del monumento ai Caduti, sino a giungere al trecentesco Eremo di San Felice. Ben 17 km di percorso e sei ore di cammino, soste comprese, seguendo i passi chiaramontani del Beato Guglielmo Gnoffi, immersi in una natura incantevole e paesaggi mozzafiato.
Il cammino - a metà tra un trekking e un pellegrinaggio - è organizzato dagli Amici di San Felice e proposto dal Tutor di Cammino Giuseppe Geraci, nell'ambito della rete siciliana dei cammini sacri 'Vie Sacre Sicilia' (Info: Amici di San Felice ).
Ovviamente liberi di intraprendere il cammino autonomamente, la prossima edizione (la quarta) de 'Il Sentiero del Beato Guglielmo sui Passi Chiaramontani' sarà proposta proprio in occasione del IV° Meeting Regionale delle 'Vie Sacre Sicilia' che avrà luogo a Caccamo e all’Eremo San Felice, nel weekend che va dal 17 al 19 Novembre prossimi.

I passi chiaramontani che connotano questo cammino sono: il Castello medioevale di Caccamo; la torre Pizzarrone o Byrsarone, costruita al tempo dei Chiaramonte, nel XIV secolo; il ponte chiaramontano costruito nel 1307 nei pressi dell'attuale diga Rosamarina e dal 1994 sommerso dalle acque dell'invaso; l'Eremo di San Felice, fatto edificare dal Beato Guglielmo Gnoffi nel periodo in cui Manfredi I Chiaramonte era Signore di Caccamo.

Il beato Guglielmo Gnoffi (Polizzi Generosa, 1256 - Castelbuono, 16 aprile 1317) nacque in una nobile famiglia, appena quindicenne, si ritirò in preghiera nei ruderi dell'ex monastero normanno dei SS. Cosma e Damiano, nelle vicinanze delle grotte. Non appartenne ad alcun ordine religioso ma ebbe almeno cinque proseliti. Elemosinò in tutti i paesi delle Madonie, divulgando il Vangelo. Durante il quinto anno di vita eremitica raggiunse Gonato, nei pressi di Geraci, dove edificò una chiesetta vi restò per ben 11 anni. Attorno a lui si formò una comunità di asceti che lo seguì a Castelbuono, dove, con l'aiuto di Alduino Ventimiglia, conte di Geraci, costruì la chiesa e l'eremo, che, nel 1288, fu denominata di Santa Maria del Parto. Operò miracoli e dispensò grazie, tanto che, nel 1366, il conte Francesco II Ventimiglia, fece erigere l'Abbazia di Santa Maria del Parto, sul luogo in cui fu sepolto. Il suo corpo, riesumato nel 1500, fu messo dentro un'urna d'argento che si trova custodita in una nicchia della Matrice Nuova di Castelbuono. Nel 1613 furono redatti gli atti deliberativi alla beatificazione da parte del Vescovo di Cefalù.

Le tappe del nostro itinerario

TappaI Tappa - Castello di Caccamo


Foto di Giuseppe Geraci

Il cammino inizia ai piedi del Castello, nei pressi del monumento ai caduti. Da qui si snoda un suggestivo trekking urbano che tocca la Chiesa Madre San Giorgio Martire ed il suo complesso monumentale, scendendo giù nel cuore della parte storica del paese con il borgo di Terravecchia. Tra antiche stradine si attraversa la Chiesa del Beato Giovannello ed il Ponte San Sebastiano e si giunge così, alla Torre Pizzarrone e dopo, all’edicola votiva di San Giusippuzzu.
Arroccata su uno sperone roccioso alle pendici di Monte San Calogero, a circa 521 metri sul livello del mare, Caccamo è una graziosa cittadina medioevale, ricca d'arte e di storia, dominata dall'imponente Castello turrito e impreziosita da 32 chiese e conventi che ospitano le opere di artisti del calibro di Borremans, Gagini, Stomer, Wobreck e di altri artisti siciliani. La storia di Caccamo è comunque legata a filo doppio a quella del suo maestoso castello che domina il centro abitato e che è, in assoluto, il più grande di Sicilia e per l'alternarsi, nel corso dei secoli, di diverse famiglie signorili, si presenta oggi con un insieme di corpi costruiti in varie epoche. Le prime notizie storiche sulla fondazione del castello risalgono al medioevo, epoca in cui si può far risalire il primo impianto fortificato, probabilmente di origine normanna. Si accede al palazzo mediante un'ampia rampa di scale in cima alla quale si trova il primo cancello d'ingresso che introduce in una corte con costruzioni quattrocentesche.


Torre Pizzarrone - Foto di Giuseppe Geraci

Proseguendo per il secondo cancello invece, si giunge in un cortile che immette nel teatro, di fronte al quale anticamente doveva esserci l'alloggio delle guardie. Sul lato destro, un'apertura porta ad un terrazzo in cui è sistemata la piccola chiesa di corte e l'ingresso alle prigioni. Attraverso un piccolo vestibolo si accede ad un vasto cortile con varie porte tra cui quella che immette nei saloni del castello. Dal portale del cortile si giunge invece, nel salone detto 'della congiura', chiamato così perché fu proprio qui che, nel 1160, si riunirono i baroni del reame di Sicilia che si erano ribellati a re Guglielmo, capitanati dal signore di Caccamo, Matteo Bonello. Sulle pareti sono appesi armi da guerra come scudi, pugnali, spade e altri mentre il soffitto è fatto a cassettoni dai disegni tardo rinascimentali. Da questo salone si arriva alle camere private del castellano, alla sala dei convegni, alle stanze da letto ed infine ad un ampio terrazzo. Nell'ala opposta del castello ci sono invece, la sala da pranzo con affreschi del '600 e pavimenti a mosaico e le sale della foresteria. Un'apertura immette in una piccola stanza che un tempo funzionava da cappella, in cui si trova una botola, utilizzata per eliminare i personaggi più scomodi che venivano fatti precipitare in una sorta di pozzo profondo alle cui pareti e al fondo erano infisse lame che avevano la funzione di infilzare il povero malcapitato. Nella zona opposta del castello invece, si aprono due grandi balconi uno dei quali offre un panorama spettacolare sulla vallata sottostante e sul fiume San Leonardo. Attraverso una scaletta scavata nella roccia si scende invece ai locali destinati alla servitù e a quelli che ospitavano i magazzini. Durante il Medioevo si accedeva al maniero dal lato sud-ovest, dove si innalzavano le quattro torri dominanti l'antico quartiere Terravecchia.

TappaII Tappa - Lago Rosamarina


Foto di Giuseppe Geraci

In località Mandranova, percorrendo un tratto di strada asfaltata, in discesa, si giunge sulle rive del Lago Rosamarina. Il lago è il più grande bacino artificiale della Sicilia, formatosi in seguito allo sbarramento del fiume San Leonardo (dal 1973 al 1992) a scopo idropotabile. Il San Leonardo nasce dai Sicani, tra il Monte Barracù e il Pizzo Cangialoso, e si sviluppa, per circa 53 km, sino a sfociare nei pressi di Termini Imerese. Il lago è caratterizzato da circa 16 chilometri di sponde, con una portata massima di 100 milioni di metri cubi d’acqua e oltre 100 metri di profondità nella zona più profonda, ovvero vicino alla diga. Vicino la foce invece, l'acqua è più bassa e si vedono emergere, qua e là. arbusti, alberi o case. Tra cespugli di gialle ginestre, tra gli olivi selvatici, i mandorli fioriti e i cardi spinosi agli occhi del visitatore si presenta uno spettacolo di rara bellezza, con una distesa d'acqua verde smeraldo che s'insinua tra i monti e cambia colore anche in relazione alle condizioni atmosferiche. A circa sei chilometri dalla foce la diga sbarra il corso del fiume San Leonardo. La struttura è incastonata all'ingresso di una stretta gola rocciosa, con una sezione di sbarramento posta a circa 90 metri sul livello del mare e uno spessore di 30 metri. La diga è una struttura enorme, in muratura e calcestruzzo che raggiunge un'altezza massima di 93 metri e una lunghezza di 200. Tutto il lago è costeggiato da una strada sterrata. Il lago si è popolato rapidamente di diverse specie di pesci come i black bass, pesci gatto, persici reali, carpe, carassi, tinche, oltre che tantissime alborelle ed è frequentato da tanti appassionati di pesca. Le acque dell'invaso sono volte a soddisfare la domanda di consumi idrici per gli usi civili, agricoli ed industriali della zona che va da Lascari a Cefalù e per usi idropotabili a Palermo.


Foto di Giuseppe Geraci

Il Ponte Chiaramontano - Diventato signore di Caccamo, nel 1300, Manfredi I Chiaramonte fece costruire, nel 1307, il ponte chiaramontano sul fiume San Leonardo. Il ponte, di una bellezza scarna ed essenziale, ripeteva la classica sagoma a 'schiena d'asino' ad un unica arcata, con una nicchia a sesto tondo, sul lato prossimo alla sponda destra del fiume. Una lapide, andata perduta, recava delle informazioni precise circa la nascita del manufatto. Dal 1994 purtroppo questo gioiello medioevale è stato sommerso dalle acque del lago Rosamarina. Chissà se poteva farsi qualcosa di più per salvarlo, magari ascoltando chi ai tempi aveva proposto di provare a smontarlo per trasferirlo in un altra zona della valle.

TappaIII Tappa - Eremo di San Felice


Foto di Giuseppe Geraci

Riprenderemo il cammino costeggiando il bacino lacustre per giungere alla diga che oltrepasseremo per dirigerci alla falde di Cozzo Sannita, in località Preula. Qui, in inizia la parte più impegnativa del percorso, tutta in salita, che conduce al ponte Saraceno sulla S.P. 6, lungo il tratto Trabia/Ventimiglia di Sicilia. Per la Regia Trazzera si arriva finalmente al trecentesco Eremo di San Felice.
L'Eremo si trova a circa 540 metri d'altezza, in un luogo magico e suggestivo che volge lo sguardo verso il sottostante lago Rosamarina e che può considerarsi la "porta principale" della R.N.O. di Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto. Assieme alla 'Casina' appartenuta ai Marchesi Artale, sul monte Sant'Onofrio, è inoltre, la costruzione più antica dell’area protetta. Edificato tra il 1290 e il 1310 dall’eremita laico Frà Guglielmo Gnoffi, nato a Polizzi Generosa nel 1256, oggi 'Beato', e dalla sua piccola confraternita di eremiti. Frate Guglielmo dedicò la piccola chiesa alla Madonna e vi fece dipingere un affresco raffigurante la Vergine alla destra dell’altare, di cui oggi resta solo una traccia. Gli eremiti vivevano semplicemente e di quello che producevano coltivando l’orto, gli ulivi e gli alberi da frutta, oltre che dedicandosi alla pastorizia.


Foto di Giuseppe Geraci

Nel periodo delle guerre mondiali, l'eremo fu utilizzato come luogo di ricovero di molti sfollati, provenienti da Trabia, Caccamo e Ventimiglia di Sicilia. Serviva anche all'attività di pesca della tonnara di Trabia perchè il rais della tonnara, per posizionare esattamente la calata delle reti, utilizzava come riferimento, una finestra dell’eremo che pochi giorni prima veniva colorata di bianco, per essere visibile dal mare. Prima del 1989 l’Eremo era malridotto difatti non vi era più il tetto, le porte e le finestre. La cappella, che era l’unico ambiente rimasto eretto, era utilizzata come stalla per mucche o pecore. Oggi finalmente restaurato può ospitare gruppi scolastici, associazioni scout, famiglie o anche semplici escursionisti che vogliono effettuare corsi di formazione spirituale e attività educative.
L'Associazione di volontariato 'Amici di San Felice' che lo gestisce organizza inoltre, diverse attività come la preparazione e degustazione della ricotta fresca, osservazioni stellari con il gruppo astrofili, giornate tematiche, manifestazioni folkloristiche e tanto altro ancora.

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