L'area Archeologica di Giardini Naxos

L'ara di Apollo e tutti i tesori della prima colonia greca in Sicilia

01 luglio 2016
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Giardini Naxos è un rinomato centro turistico e balneare alle spalle del lungomare tra Capo Schisò e Taormina. Sorge su una litoranea pianeggiante nei pressi di quella che fu la prima colonia greca di Sicilia.
Il nome Giardini deriva dal siciliano 'jardini', che significa agrumeti, mentre 'Naxos' deriva dal nome dell'antica cittadella sul cui territorio oggi sorge l'odierno centro abitato. Naxos inoltre era il nome dell'isola delle Cicladi dove, secondo la leggenda, Dioniso incontrò Arianna, abbandonata da Teseo, e la sposò.
La cittadella fu fondata intorno al 734 a.C. dai Calcidesi d'Eubea ai quali si unirono i Nassi provenienti da un grande isola dell'Egeo; essa ebbe una preminenza religiosa sulle altre colonie siciliane perché ospitava l'ara di Apollo, protettore della colonizzazione greca in Sicilia. L'antico abitato si sviluppava sulla piattaforma lavica della piccola penisola di Schisò e sui terreni a Nord di questa, per una superficie complessiva di 40 ettari. Il nucleo originario, della fine dell'VIlI sec. a.C., occupava una superficie non superiore ai 10 ettari. Solo più tardi nel VII secolo, il centro andò configurandosi come città, con importanti arterie che assicuravano il collegamento tra la costa e l'entroterra e con edifici sacri o sacelli (recinti scoperti con dentro un'ara consacrata a una divinità).

All'insediamento arcaico (VII-VI sec. a.C.) si sovrappone, nel IV sec. a.C., un nuovo impianto urbano improntato ad una rigorosa divisione geometrica dello spazio. Tre assi viari attraversano la città in senso Est-Ovest e determinano nella zona centrale isolati molto allungati di forma rettangolare, forse opera della ricostruzione di Ierone di Siracusa.
Entrando da via Stracina si costeggiano le mura di cinta della città arcaica al cui interno si trovano i resti di un grande tempio della fine del VI sec. che si sovrappose a un sacello più antico. Sempre della stessa epoca sono due fornaci. A questo proposito c'è da dire che a Naxos sono state ritrovate il maggior numero di fornaci per la cottura della terracotta della Sicilia orientale dal periodo arcaico a quello tardo romano e bizantino, che utilizzavano il materiale argilloso presente sulle colline retrostanti la baia. La maggior parte di questi impianti si trovavano all'esterno della città.
Risalente agli ultimi decenni del VII sec. a.C. è l'area sacra vicino le foci del Torrente Santa Venera, uno dei maggiori santuari della città. Da notare pure il paramento del muro meridionale del témenos (recinto sacro) i cui blocchi lavici sono arrotondati ai margini in maniera tale che le giunture tra i blocchi risultino curve. E' probabile che le mura siano state costruite in concomitanza con l'attacco di Ippocrate, alla fine del VI sec. a.C. Le origini di tale tecnica invece, sono rintracciabili nella Grecia dell'Est ma assenti in Sicilia.

Naxos ospitava una zecca e già alla fine del VI sec. a.C. coniava monete d'argento, segno di una società ormai ricca e evoluta. Tra le monete più antiche della Sicilia, sono caratterizzate sul dritto dalla testa di Dioniso, e sul rovescio da un grappolo d'uva. In età classica la zecca di Naxos coniò monete d'argento di eccellente livello artistico che raffiguravano sul dritto ancora la testa di Dioniso, mentre sul rovescio un Sileno (antica divinità agricola greca, raffigurato nudo e disteso, mentre si sta allegramente facendo versare del vino in una conchiglia).
Gran parte dei reperti venuti alla luce nell'antica Naxos si trovano oggi al Museo Archeologico, situato quasi all'estremità della penisola di Schisò accanto ai resti di un fortino borbonico (XVII - XVIII). Al piano terra è possibile ammirare reperti del periodo preistorico e bizantino, rinvenuti tra la fine dell'800 ed i primi del '900, materiali ceramici tardo-geometrici di produzione corinzia e di produzione euboico-cicladica o di imitazione; corredi rinvenuti nella necropoli settentrionale; anfore da arcaiche tutte riutilizzate come sepolture. Al primo piano si trovano monete del V sec. a.C. dal quartiere settentrionale e dalle aree sacre della città, rivestimenti architettonici dell'abitato arcaico e classico, delle necropoli del V sec. a.C. e quelle ellenistiche (III sec. a.C.). Nel torrione del fortino borbonico sono ospitati invece, reperti subacquei come ceppi d'ancora, macine e anfore.

La Storia - Naxos fu fondata intorno al 734 a.C. dai Calcidesi d'Eubea ai quali si unirono successivamente i Nassi. La città prosperò in periodo arcaico e nei primi decenni del V secolo a.C., venne dorizzata e riedificata da Ierone. A partire dal V sec. a.C. divenne uno degli obiettivi delle mire espansionistiche prima di Ippocrate di Gela e poi di Ierone di Siracusa. Nel 403 a.C fu distrutta da Dioniso I di Siracusa che abbattè le sue mura, riducendo in schiavitù la popolazione e consegnando il territorio della città ai Siculi, per punirla per essersi schierata con gli Ateniesi contro Siracusa. In seguito Naxos non fu più considerata una città pur rimanendo il suo porto attivo per tutta l'antichità. La vita si spostò a Taormina, fondata nel 358 a.C. da Andromaco, padre dello storico Timeo, che vi accolse gli esuli di Naxos. La storia della cittadella si sviluppa dunque nell'arco di circa tre secoli. In periodo bizantino il nucleo abitato si estese lungo la costa. Nei secoli successivi il centro diminuì di importanza e nel Medioevo divenne il porto di Taormina. Nel 1847 si distaccò dal comune di Taormina diventando autonomo. A partire dagli anni '50 ritornò agli antichi splendori trasformandosi in un importante centro turistico.

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