La secca di Capo Graziano a Filicudi

Un itinerario nell'area archeologica sottomarina più bella delle Eolie

09 agosto 2017
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Nell'arcipelago delle Eolie, a circa 24 miglia marine a ovest di Lipari, emerge dalle acque azzurre del Mediterraneo l'isoletta di Filicudi, un autentico paradiso naturale che l'Unesco ha posto sotto la sua protezione in quanto Patrimonio dell'Umanità.
Con il suo aspetto aspro e selvaggio, con il suo mare limpidissimo, le sue suggestive grotte, gli anfratti e i fondali di incomparabile bellezza, Filicudi è il luogo ideale per chi vuole trascorrere una vacanza al mare in tutta traquillità e lontano dai circuiti del turismo di massa. L'isola ha una superficie di circa 9,7 km² e gli antichi la chiamavano "Phoenicusa", che secondo Aristotele significa 'ricca di felci' per la diffusa presenza di una caratteristica palma nana sui promontori della Montagnola e della Fossa Felci.
Filicudi è dominata dal Monte Fossa Felci, un vulcano spento alto 774 metri, sulla cima del quale è possibile godere di uno splendido panorama che si apre sull'arcipelago delle Eolie. L'isola inoltre, ospita ben altri 7 vulcani tutti spenti da moltissimo tempo e, per questo molto corrosi dall'erosione. Altro elemento fondamentale che connota Filicudi è la ricchezza di reperti storici. Con questo itinerario è proprio questo l’aspetto che vogliamo sottoporvi…

Le tappe del nostro itinerario

TappaLa secca di Capo Graziano

Gli appassionati di immersioni subacquee qui possono esplorare la più bella area archeologica sottomarina delle isole Eolie. I fondali di Filicudi custodiscono infatti, un autentico tesoro archeologico con nove navi di epoca greco-romana inabissate nella secca di Capo Graziano, a circa 75 metri di profondità, con i loro preziosi carichi integri o quasi. Da millenni infatti, l'insidiosa secca, scoglio affiorante situato quasi all’imboccatura del porto antico, ha tradito le navi che cercavano rifugio dal maltempo, provocando diversi naufragi tanto da essere etichettata come una "mangiatrice di navi".
Vari percorsi sono stati progettati dalla Soprintendenza del Mare all'interno della secca e materialmente disposti fino a 45 metri di profondità sul fondale da sub professionisti. L'itinerario però non è accessibile a tutti, i sub interessati devono aver preso il brevetto di secondo livello ed essere accompagnati da guide autorizzate.

In fondo al mar... Per la precisione nella secca di Capo Graziano ci sono undici relitti (di cui nove greco-romani). Alcuni si trovano ad alta profondità e sono databili dal V sec. a.C. al 1943 d.C. All'interno dell'area archeologica, si ha la possibilità di ammirare il relitto 'A', una nave di età ellenistica datata fra il III e il II secolo a.C., la sagoma del relitto 'G' ricoperto di sabbia che risale al V secolo a.C. e il relitto del 'Città di Milano', una posacavi della Marina affondata, per l'esplosione di una caldaia avvenuta nell'impatto con la secca, nel 1919. Sui fondali sono anche visibili le ali di aliscafi che hanno impattato sulla secca, oltre a numerose anfore, vasellame e corredi antichi. Per facilitarne la fruizione l'intera area del museo sommerso è stata appositamente delimitata e sono state inserite delle boe di ingresso e di uscita.

TappaVillaggio neolitico di Capo Graziano

Filicudi pullula di Storia, sommersa e a terra. È obbligatoria una visita nel villaggio neolitico di Capo Graziano e della sezione locale del museo Luigi Bernabò Brea, ricco di anfore e reperti sottomarini rinvenuti in loco e dei sentieri sulle montagne ricche di terrazzamenti romani.
Il villaggio, risalente all'età del bronzo, è raggiungibile da Capo Pecorini attraverso un sentiero che si sviluppa sul Piano del Porto ed è stato distrutto nel corso del XIII sec. a.C. Un altro centro abitato preistorico, probabilmente successivo al precedente, si estende sull'altura della Montagnola ed è costituito da una ventina di capanne di forma ovale, situate su una terrazza, nelle quali sono state ritrovate numerose ceramiche.

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