Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio

Tra il palermitano e l'agrigentino una delle zone più incontaminate della Sicilia

14 settembre 2016
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Nel territorio di Palazzo Adriano, sui Monti Sicani si trova un autentico angolo di paradiso, la Riserva Naturale Orientata 'Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio', quasi 6 mila ettari di bosco incontaminato fra le province di Palermo e Agrigento, nei territori di Burgio, Bivona, Palazzo Adriano e Chiusa Sclafani.
Istituita nel luglio del 1997 la Riserva, per la precisione, copre circa 5.862 ettari di cui 3.803 costituenti la zona A di riserva e 2.058 la zona B di preriserva e racchiude una delle zone più suggestive, selvagge e incontaminate della Sicilia. Tra fitti boschi, praterie e corsi d'acqua che si intercalano a gole, anfratti e dirupi scoscesi si può camminare per ore senza trovare traccia di insediamento umano inoltre è possibile ammirare lo spettacolo naturale offerto dal fiume Sosio, che scorre in un canyon circondato da foreste di lecci e roverelle, radure e vallate ricoperte da una ricca vegetazione. Il fiume nasce da Piano del Leone, in territorio di Castronovo di Sicilia, e attraversa i territori di Palazzo Adriano, Prizzi e Chiusa Sclafani. Dopo un breve tratto iniziale, le sue acque penetrano all'interno della 'Listi d'u firriatu', una gola lunga 8 km e profonda 300 m, dominata dalla rupe che ospita i ruderi del Castello Cristia posto sull'alto di una rupe. Il reticolo di acque di scorrimento superficiale è poco complesso e i torrenti hanno carattere prevalentemente stagionale, anche se il fiume Sosio mantiene per tutto l'anno una buona portata.

Flora e fauna - Un altro aspetto importante della Riserva è l'eccezionale biodiversità di specie floristiche e faunistiche. Il territorio è costituito per il 50% da boschi naturali in cui le specie principali sono i lecci, le roverelle, il pino domestico, il pino d'Aleppo, i cipressi, i corbezzoli, i carrubi, i frassini, i sorbi, gli ulivi e diversi tipi di piante da frutto. Anche il sottobosco è molto ricco e presenta una tipica vegetazione mediterranea costituita da lentisco, euforbia arborescente, rosa canina, erica, rovo, felce aquilina, conifere, biancospino, pungitopo e altre essenze. Il territorio inoltre, ospita residui di vecchi querceti e, lungo i valloni più freschi, il salice, il pioppo nero e il carpino nero. In primavera fanno capolino nel sottobosco varie specie di orchidee e di funghi tra i quali la 'funcia di ferla', il prataiolo, il chiodino, la violetta, la 'funcia di rusedda' e il fungo di pioppo.
Per quanto riguarda la fauna la riserva ospita diversi rapaci come il barbagianni, il gufo, l'allocco, la civetta, l'assiolo, noti per i richiami notturni e inoltre lo sparviero, la poiana, il gheppio e il falco. Rilevante è la presenza dell'aquila del Bonelli, dell'avvoltoio, del capovaccaio e dell'aquila reale.

Le tappe del nostro itinerario

TappaSantuario di Rifesi

Per quelli che volessero fare un po' di trekking c'è solo l'imbarazzo di scegliere tra i 40 sentieri recuperati dall'Azienda Foreste, dal '97 ad oggi. L'azienda ha provveduto alla ricostruzione boschiva delle aree distrutte dagli incendi e ha predisposto la segnaletica indicativa sui sentieri, di cui 30 percorribili a piedi, altri in bici o a cavallo, per un totale di 90 km di strada. Durante il cammino si incontrano primitivi rifugi di pastori o, nelle contrade Cardillo, Frattasa e Santa Margherita ricoveri per animali in pietra, 'i marcati' oppure diverse carbonaie, mucchi di legname accatastato ricoperte con terra e foglie. Le carbonaie venivano utilizzate sino agli inizi del '900 per bruciare lentamente la legna e produrre il carbone. Partendo da Burgio, e seguendo una strada sterrata costeggiata da querce secolari, si arriva invece, al Santuario di Rifesi, costituito da una chiesa e da un annesso monastero benedettino edificato, in stile normanno, nel 1170. Il Santuario dista da Burgio circa otto chilometri ed è ad un’altezza di 807 metri sul livello del mare. Oggi purtroppo l'edificio non è più totalmente agibile. Resta in piedi soltanto la Chiesa, recentemente ristrutturata che ospita un crocifisso in legno del XII secolo, di povera fattura ma importante per la devozione che ad esso prestano gli abitanti del paese.

TappaCastello di Cristia

Domina la 'Listi d'u firriatu' il Castello di Cristia che si erge su una rocca a circa 10 km da Burgio. Questa rupe isolata, con pareti verticali inespugnabili è raggiungibile solo dal versante orientale. Dopo una lunga e faticosa salita, si arriva ad un avamposto costituito da un edificio di pianta pentagonale, oggi in rovina, forse una torre di guardia o una chiesetta. Tramite uno stretto passaggio si può evitare un fossato artificiale e arrivare a ciò che resta del castello, le cui vestigia hanno pianta rettangolare, con una torre ad ognuno degli angoli nord, sud e ovest. Solamente la torre occidentale e quella meridionale sono ancora in piedi.

 

TappaR.N.O. Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio

Aspetti geologici e paleontologici del territorio - La valorizzazione dei Monti della Valle del Sosio dal punto di vista paleontologico si deve alle ricerche del famoso geologo Gaetano Giorgio Gemmellaro. La Riserva infatti, gli diede la possibilità di pubblicare, nel 1890, una monografia di eccezionale valore scientifico e di realizzare una preziosa collezione di fossili che oggi si trova al Museo Paleontologico Gemellaro di Palermo. Nella Riserva si trovano infatti, i reperti fossili più antichi e preziosi della Sicilia, databili dai 280 ai 225 milioni di anni fa (periodo Permiano, ultima fase del Paleozoico). Le rocce sedimentarie sono ricche di organismi microscopici dai gusci calcarei (foraminiferi), di molluschi cefalopodi con conchiglia (ammoniti), di spugne, briozoi, molluschi bivalvi, trilobiti (simili agli attuali crostacei) e ostracodi. Tutti questi animali marini vivevano in un braccio dell’arcaico oceano Tetide, progenitore del Mediterraneo attuale, che si incuneava nel continente della Pangea, prima che venisse frammentato nei continenti attuali. I resti emergono da cinque blocchi calcarei scoperti e studiati nel secolo scorso da Gemellaro. Gli unici ancora integri sono la Pietra di Salomone, sulla cui parete occidentale i bizantini scavarono alcune stanze utilizzate poi come vedette e la Rocca di San Benedetto (200 m di lunghezza e 30 di altezza). Da non perdere anche la Pietra dei Saraceni, in cui è scolpita una scala che porta sino ad un pozzo circolare per la raccolta dell'acqua piovana. Nella Riserva si trovano altri siti di significativo valore geologico come il Vallone Acque Bianche, dove gli strati calcarei da orizzontali diventano repentinamente verticali e Pizzo Castellazzo, dove c'è un'antichissima colata lavica che si estende sino a Croce del Gallo e poi sino a Burgio.

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