Nel regno del Grifone

Una visita ad Alcara Li Fusi, piccolo borgo alle pendici delle Rocche Crasto, habitat del "vuturùni"

15 maggio 2018
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Sul versante occidentale della Sicilia, nell’entroterra dei Monti Nebrodi, adagiato su di un colle roccioso alle pendici della dolomitica catena montuosa delle Rocche del Crasto - nella vallata del torrente Rosmarino - ed incastonato in uno scenario paesaggistico molto suggestivo, a 400 m.s.l.m., sorge Alcara Li Fusi.

Di origine antichissima, una leggenda riportata dagli eruditi dei secoli scorsi, ma senza alcun riferimento nella tradizione popolare, narra della fondazione del paese da parte di Patrone, un greco della città di Turio, in Magna Grecia (detto dunque Turiano) al seguito di Enea, che l'avrebbe raggiunta dopo essere sbarcato sulla costa con alcuni compagni.

Ugualmente senza alcuna evidenza storica l'identificazione di Alcara con la città greco-bizantina di Demenna che comunque potrebbe ragionevolmente essere localizzata nell'area dei Nebrodi compresa tra San Marco d'Alunzio, Alcara e Longi.

Fuor di dubbio, invece, il fatto che Alcara Li Fusi è stata ed è tornata ad essere regno dei "vuturùna", così vengono chiamati i Grifoni nel dialetto siciliano.

Questi avvoltoi infatti erano scomparsi da questi luoghi negli anni '60, a causa dell’utilizzo dei bocconi avvelenati destinati alle volpi. Alla fine degli anni ’90 è iniziato il progetto di reintroduzione che ha permesso ad oggi l’insediamento stabile di ben 50 esemplari nell’area delle Rocche del Crasto.

Il "ritorno" dei vuturùna ad Alcara Li Fusi ha riacceso l’interesse verso questo piccolo gioiello dei Nebrodi, divenuto meta per gli amanti delll'Ecoturismo e del turismo esperenziale.
L’itinerario che vi proponiamo parte dall’alto, proprio dal sentiero dei Grifoni per poi planare verso la cittadina…

Le tappe del nostro itinerario

TappaLarea del Grifone

Un grifone plana in zona Rocche del Crasto - Alcara Li Fusi (ME)

"L'area del Grifone" si trova nella periferia del paese, in contrada "Grazia", ai piedi della Rocca Traùra, massiccio montuoso delle Rocche del Crasto. È fra le più belle realtà ambientali del Parco dei Nebrodi e fra le mete naturalistiche siciliane più ambite, dove escursionisti, amanti della fauna, studiosi e scolaresche giungono da ogni dove per scoprire e osservare i segreti di questo avvoltoio.

L'area è facilmente raggiungibile e tutti, dai bambini, agli anziani, alle persone con disabilità possono giungere senza nessuna difficoltà per osservare i grifoni in natura, realtà più unica che rara a livello europeo. L'osservazione di questi maestosi avvoltoi, mentre compiono i loro vuturùna (i loro voli concentrici) fra le alture delle Rocche, grazie alla loro apertura alare che può raggiungere anche i 3 metri, è possibile anche ad occhio nudo.

Il "ritorno" dei Grifoni nei Nebrodi ha un'importanza di tutto rilievo, sia per il ruolo ecologico che svolgono come "spazzini dell'ambiente", nutrendosi dei cadaveri degli animali, sia perché, essendo l'unica colonia di tutto il meridione d'Italia, consentono una continuità genetica con le altre popolazioni di Grifoni del resto della penisola e dei paesi mediterranei vicini.

TappaGrotta del Lauro

Grotta del Lauro - Alcara Li Fusi (ME)

Una delle grandi meraviglie naturali del territorio di Alcara Li Fusi è la Grotta del Lauro, situata a 1068 metri s.l.m., nel contesto delle imponenti Rocche del Crasto. Nella Grotta sono presenti innumerevoli stalattiti, stalagmiti, colonne dalle forme più svariate e anche un tipo di concrezione mammellonare formata da spessi strati di calcite, nel suo interno trasparente.

Tramite un ampio ingresso di forma ovale si arriva, dopo una una leggera discesa, ad una prima grande caverna delle dimensioni irregolari, con una volta altissima costellata da stalattiti di svariate forme, e ad un’imponente colonna che funge da pilastro.

Proseguendo, dopo una leggera salita si giunge ad una seconda caverna anch’essa molto ricca di suggestive colonne stalagmitiche e di nuove e molteplici stalattiti che rendono la volta della caverna di una bellezza unica. Nella grotta alcuni studiosi hanno rinvenuto materiale archeologico preistorico di grandissimo interesse scientifico.

Per salvaguardare l’habitat della Grotta è stato emanato un regolamento per gli escursionisti che vogliono visitare il sito. Per le escursioni e necessario presentare un richiesta al Comune di Alcara Li Fusi almeno cinque giorni prima.

TappaChiesa del Rosario

Chiesa del Rosario - Alcara Li Fusi (ME)

Se il contesto territoriale offre interessanti attrattive naturalistiche uniche, altrettanto dicasi per il ricco patrimonio storico-artistico, attraverso la cui lettura si rinvengono segni e testimonianze di un glorioso passato.

Planati in Paese, per un itinerario molto suggestivo partiamo dalla Chiesa del Rosario, sita all’inizio di Alcara, che presenta un bel portico del XV sec. (costruita nel 1163 sotto la dominazione Normanna) e dove si può ammira una statua marmorea di Maria SS. Della Catena e una pregevole tela raffigurante il Visitatore di Giuseppe Tommasi del 1667.

TappaConvento delle Vergini Benedettine

Convento delle Vergini Benedettine - Alcara Li Fusi (ME)

Andando verso il centro del Paese, si arriva al Convento delle Vergini Benedettine, eretto nel 1580, con annessa Chiesa di Sant'Andrea, un tempo chiamato "Ospedale dei Pellegrini".

Recentemente restaurato, in esso si può ancora vedere la "Rota", posta in un muro vicino all’ingresso principale la quale girando su se stessa, lasciava passare degli ingombri dall’esterno all’interno, fu usata per deporvi i bambini abbandonati che poi venivano raccolti e allevati dalle Suore.

TappaChiesa di S. Pantaleone Martire

Chiesa di San Pantaleone Martire - Alcara Li Fusi (ME)

Risalendo una viuzza laterale si arriva alla Chiesa di San Pantaleone Martire, nell’omonima Piazza, costruita nel 1600 e ancora aperta al culto, che custodisce una ricca collezione di libri antichi fra i quali un incunabolo rarissimo del 1487 (Bibbia De Lyra) e pitture di notevole pregio, in particolare meritano menzione la tela di S. Antonio Abate, quella dei Santi Cosma e Damiano e di S. Pantaleone dipinte nel 1671 da G.

Tommasi, quella della Sacra Famiglia dipinta da Pietro Castelnovo nel 1681. All'Altare Maggiore si ammira una stupenda tela del Damiani (1539) raffigurante la Madonna col Bambino, circondata da una schiera di angeli e sovrastante uno stuolo di Santi, da ammirare la cornice di legno in stile Barocco.

TappaChiesa Madre Maria SS. Assunta

Chiesa di Maria SS. Assunta, la Madrice di Alcara Li Fusi (ME)

Sulla Piazza Politi, al centro del paese, si affaccia la Chiesa Madre intitolata a Maria SS. Assunta. Di epoca Bizantina, con absidi e campanile del sec. XVI sec., nella chiesa è custodita anche la statua e le reliquie di S. Nicolò Politi, Santo protettore di Alcara. In essa, oltre ad un antico organo a canne recentemente restaurato, si possono ammirare pregevoli tele (di Castelnovo, Damiani e Tancredi). Annesso alla Chiesa c’è un oratorio in cui ha sede la confraternita del SS. Assunta.

Divisa in tre navate con dodici colonne in pietra serena (12 come gli apostoli), essa presenta una grande volta a botte nella navata principale, e volte a croce nelle navate laterali, il coro ligneo e le pareti decorate di stucchi di stile rococò nel settecento.

TappaCastel Turio

La torre di Castel Turio - Alcara Li Fusi (ME)

Dall'altra parte del Paese troviamo i ruderi del Castel Turio: una torretta (risalente al XII sec.) arroccata su uno spuntone roccioso. Accanto c’è la piccola Chiesa della SS. Trinità, unici resti dell’antico abitato, fondato, come vuole la tradizione, da Patron Turio, seguace di Enea che, approdato con la sua flotta sulle coste sicule ed inoltrandosi nell'entroterra fondò il borgo Turiano, che poi i Normanni denominarono Alcara.

Di origine medievale, all'epoca ai piedi del castello cominciò a prendere forma il paese e sorsero le prime abitazioni in quello che è chiamato il quartiere Motta, il quartiere più antico di Alcara.

TappaFontana Abate

La Fontana Abate di Alcara Li Fusi (ME)

Ai piedi dei ruderi del Castello, scendendo per la Via S. Antonio, si trova la monumentale Fontana Abate costruita in età remota dai Turiani.

Adornata di stemmi, pinnacoli e volute di pietra, dalla quale sgorgano sette cannoli d’acqua freschissima che si versano in una lunga vasca. Nella parete della fontana si notano tre iscrizioni latine. Quella centrale è rappresentata da due versi, che riportiamo testualmente: "Quas antro gelidas hausit Gens Turia lymphas - Arcara hoc placido splendida fonte bibit" (La splendida Alcara beve da questo placido fonte le gelide acque che la Gente Turiana cavò fuori dall’antro).

Al di sopra di questa iscrizione è fissato l'antico stemma della città cioè un aquila coronata con le ali spiegate scolpita in pietra. Nell’iscrizione a destra si può leggere: "Taurianae nunc Alcariae civitas sumptu", cioè fontana costruita a spese della città Turiana ora Alcara.

In seguito al terremoto del 10 giugno 1490 la fontana subì notevoli danni, ma fu subito ricostruita; nel secolo scorso, a seguito di una frana dovuta ad infiltrazione negli strati sottostanti, avvenne il crollo di tutta la fontana, ma venne immediatamente ricostruita. In tale occasione fu aggiunta una terza iscrizione a sinistra e che dice: "Post passas ruinas melior resurgo, Anno 1841" (Dopo le subite distruzioni, risorgo migliore).

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