Panarea, l'isola dei vip

Meta preferita del jet set internazionale dove potrete trascorrere una vacanza da sogno

14 luglio 2017
panarea-l-isola-dei-vip

Immersa nelle cristalline acque del Mediterraneo, a circa 19 Km da Lipari, Panarea è la più piccola delle Isole Eolie, sorta dagli abissi del mare circa mezzo milione di anni fa. Con soli 3,4 Kmq di superficie, l'isola ha anche il minore sviluppo altimetrico raggiungendo appena 421 metri sul livello del mare con il rilievo di Timpone del Corvo, mentre Punta Cardosi sfiora i 402 metri. L'isola di Panarea, è un autentico paradiso terrestre, un rinomato centro turistico, una meta di vip e di rappresentanti del jet set internazionale, ma anche di tanta gente comune che cerca un posto d'incanto per trascorrere una indimenticabile vacanza.
La più antica delle Isole Eolie, elegante, esclusiva, accogliente, con strutture alberghiere di prestigio è circondata da una serie di isolotti: Basiluzzo, Spinazzola, Lisca Bianca, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera e dagli scogli dei Panarelli e delle Formiche, formando un piccolo arcipelago, fra Lipari e l'isola di Stromboli, posto su un unico basamento sottomarino. Un'interessante teoria geologica ipotizza che Panarea e gli isolotti che la circondano farebbero parte di un grande cratere vulcanico sottomarino ormai distrutto, con i bordi estremi a Basiluzzo e Lisca Bianca.

L'isola ha un unico scalo per le navi che si trova nell'abitato di San Pietro, dove è ubicata anche l'omonina chiesetta, un piccolo edificio in onore del patrono costruito nel XIX secolo, con un grazioso campanile. S. Pietro, con le sue casette bianche, è anche il centro nevralgico di Panarea, dove si trovano la quasi totalità degli alberghi, dei ristoranti, delle boutiques e dei negozi di artigianato. Qui si svolge la vita notturna dell'isola, talmente intensa che viene vissuta solo dalla mezzanotte sino al mattino. Altre contrade abitate sono Iditella, nella zona nord di Panarea, che offre panorami mozzafiato con  la spiaggetta della Calcara dove si possono osservare diversi fenomeni di natura vulcanica sotto forma di fumarole che si levano dalle fessure fra le rocce raggiungendo i 100 °C. In alcuni punti, fra i ciottoli in riva al mare, per effetto di queste sorgenti di calore, l'acqua ribolle fino ad essere ustionante. Splendida anche la contrada di Drautto (da Drauth un pirata musulmano) che si trova nella zona a sud, e custodisce la splendida 'cala Zimmari' l'unica spiaggia dell'isola ad essere ricoperta da un soffice manto di sabbia di colore rosso, motivo per cui la cala è nota anche col nome di 'spiaggia rossa'. Lambita da un mare azzurro, cristallino e trasparente, sempre super affollata di turisti in estate, un tempo era utilizzata dalle tartarughe Caretta Caretta per la deposizione delle uova.

Pillole di storia - Il geografo greco Strabone battezzò l'isola Euonymos, testualmente 'quella che sta alla sinistra' ovvero alla sinistra dei naviganti che da Lipari si dirigevano in Sicilia. Successivamente fu identificata come Hycesia (la supplice), Panaraion (la distrutta) per passare poi a Pagnaria (la maledetta), quindi a Panaria ed infine a Panarea. L'isola fu abitata sin dall'epoca preistorica come testimonia il villaggio dell'età del Bronzo (XIV secolo a.C.) sul promontorio milazzese, a sud-ovest di Panarea. L'insediamento godeva di una posizione strategica, protetto da alte pareti a dirupo sul mare. Qui si trovano i resti di una ventina di capanne, materiali di origine micenea che testimoniano l'importanza delle Eolie, al centro delle principali rotte commerciali del Mediterraneo. Fra il VII e il VI secolo a.C. Panarea fu preda delle continue scorrerie etrusche e, in seguito fu colonizzata dai greci. Nel 264 a.C., poiché Lipari era alleata di Cartagine, venne attaccata più volte dai romani insieme alle altre Eolie e nel 252 a.C. passò sotto il dominio di questi ultimi. Con la caduta dell'Impero romano iniziò un periodo di decadenza che aumentò con la dominazione bizantina e divenne ancor più rapida con l'inizio dell'occupazione araba (827/1061). Con l'avvento dei Normanni ricominciò lo sviluppo economico e demografico delle isole (1340-1544 circa). Per le scorrerie della pirateria arabo-turca l'isola rimase pressoché disabitata e  solo verso la fine del XVII secolo i contadini di Lipari ripresero a coltivarla  Durante le incursioni gli abitanti si rifugiavano nel cosiddetto 'Castello del Salvamento' che si trova sul villaggio preistorico di Cala Junco. Successivamente la popolazione di Panarea aumentò sino a circa 1000 persone, ma alla fine dell'800 diminuì nuovamente per via dell'emigrazione, oltre oceano.

Le tappe del nostro itinerario

TappaCala Junco

Facendo il periplo dell'isola in barca si possono ammirare le coste rocciose con i suoi colossali scogli isolati dal mare, alte e ripide scogliere e incantevoli insenature come Cala degli Zimmari e Cala Junco. Quest'ultma è da molti considerata la zona più bella dell'isola. Si tratta di una bellissima piscina naturale, racchiusa tra pareti rocciose, dove l'acqua è trasparente e caratterizzata da colori che vanno dal verde al turchese. Questa insenatura è uno dei posti più affollati nei mesi estivi. Dalla barca si può ammirare il lato occidentale dell'isola ricca di ripide falesie caratterizzate da alte coste inaccessibili e molto frastagliate, un continuo succedersi di terrazzamenti, crepacci  suggestive formazioni di lava solidificata, mentre sul lato orientale la fanno da padrone i pendi più dolci che terminano in una costa alta di roccia lavica, dove si aprono spiaggette di ciottoli e alle spalle i centri abitati.

TappaIsola di Basiluzzo

Da visitare in barca anche gli isolotti e gli scogli che circondano Panarea: Spinazzola e Basiluzzo con le loro vestigia romane. Si vedono poi gli isolotti di Lisca Bianca, Bottaro, Lisca Nera e Dattilo i cinque Panarelli e le Formiche. L'isolotto di Lisca Bianca, così chiamato per il colore delle sue rocce, custodisce la splendida grotta degli innamorati. Leggenda vuole che coloro che si baciano dentro di essa rimarranno uniti per sempre. L'isolotto inoltre, è interessato da particolari fenomeni vulcanici, con acqua che ribolle. E' inoltre, possibile ammirare le fumarole sottomarine che si trovano ad una profondità di soli 15 metri. E' consigliabile però munirsi di tuta completa da sub perchè i gas delle fumarole possono avere un effetto leggermente urticante sulla pelle. E' severamente proibito invece, avvicinarsi ai relitti di navi romane sommerse nelle acque di tutto l'arcipelago eoliano. Gli appassionati di immersioni si possono consolare visitando il relitto del cargo britannico, vicino a Lisca Bianca, affondato a causa dello speronamento contro gli scogli. Un altro luogo magico dove fare immersioni è le Formiche, con le sue pareti sommerse coloratissime ed il fondale ricoperto da una prateria di posidonia tra cui si scorgono spugnenudibranchipinna comune e castagnola.

TappaSpiaggia della Calcara

La spiaggia della Calcara - La spiaggia della Calcara è uno dei luoghi più belli dell'Isola. Incastonata in una conca di pietre vulcaniche, le fumarole si fanno strada tra le fratture delle rocce sia sulla terra che nel mare, riscaldando il suolo a seconda della vicinanza e intensità della fonte di calore con temperature che arrivano fino a 100° gradi e che in mare generano vistose ebollizioni d’acqua. Per raggiungere Calcara e le sue solfatare via terra (è una delle poche spiagge di Panarea a cui si può accedere dalla terraferma) basta prendere il sentiero che dall’abitato di San Pietro va verso Ditelle. Circa venti minuti di passeggiata tra straordinarie bellezze.
Partendo dal porto di San Pietro, percorriamo le stradine strette di Panarea in direzione di Punta Milazzese. Superato l'abitato di Drautto si prosegue su una stretta viuzza fino a scendere alla spiaggia degli Zimmari. Superata la quale si percorre in salita un sentiero in gradini di pietra che raggiunge l'insediamento preistorico adiacente il promontorio di Capo Milazzesse. Il villaggio risalente all'età del bronzo (XIV-XIII sec. a.C.) fu costruito intorno al 1400 a.C. come fortificazione con capanne di forma ovale o tondeggiante.
Sempre al di la dell'abitato Drautto, un cartello ci segnala  il sentiero che raggiunge Punta del Corvo, il punto più alto dell'isola. Il sentiero presenta rovi e macchia che rendono difficile la percorribilità, attraversa oliveti abbandonati e, nell'ultimo tratto, una macchia di cisto marino di notevole effetto paesaggistico, che ricopre la sommità dei rilievi di Punta Cardosi, di Punta del Corvo e di Castello di Salvamento. Questa è la zona più selvaggia dell'isola dalla quale è possibile ammirare un panorama mozzafiato che si apre sulle coste a strapiombo.

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